Una rilettura del rapporto tra i cattolici e il problema della guerra oggi ci suggerisce di mettere sotto critica l’idea che la difesa armata sia l’unica scelta realistica e richiama i limiti della teoria della «guerra giusta», anche alla luce del magistero della Chiesa. L’opposizione tra realismo armato e pacifismo utopistico va contestata, sottolineando invece l’importanza di diplomazia, non violenza, sanzioni, istituzioni e soprattutto diritto internazionale. D'altronde, è la stessa esperienza europea che sta lì a dimostrare che la pace può essere costruita attraverso il diritto e la cooperazione.
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Citare a vanvera la Carta
I conflitti, la Costituzione e il dovere di non fare confusione quando si parla di «diserzione». Bisogna conoscere le regole
Studiare la pace
Sappiamo tutto delle guerre ma poco di cosa accade quando finiscono. Un saggio lo racconta: è l’inizio della storia, non l’epilogo, e accresce la libertà femminile
Difesismo. Né pacifismo né bellicismo
La terza via Si fa largo una corrente di pensiero che per promuovere la convivenza punta sulla deterrenza.
Le primarie e l’opa di Conte sulla pace
La pace non appartiene all’ex premier e quella vera non è solo assenza di guerra: è la garanzia di un ordine democratico
Sì alla Pace di Agostino e Kant, ma non disarmata
Guerra e pace
La pace figlia di mercato e democrazia? Una promessa tradita
Per anni il mondo occidentale ha creduto che l’avvenire sarebbe stato sempre e solo migliore. La globalizzazione ha frantumato il sogno e nel vuoto che si è generato la guerra è tornata a essere possibile
La politica dei filosofi
Il metro di Protagora utile per misurare il presente
La pace è una cosa seria
Il giudizio del filosofo del ‘600 Renato Cartesio
La pace come libertà dalla paura, non si può circoscrivere a solo interesse nazionale
Nel 1945, William Beveridge scrisse che il “prezzo della pace” è duplice: politico ed economico. «Dobbiamo assicurarci, quanto meglio si possa, che le divergenze tra le nazioni non condurranno alla guerra». Dovremmo stimolare leader e capi di Stato a ponderare l’inutilità e il danno di concepire la pace come una questione di “interesse nazionale”