Diversi studi sull’intelligenza collettiva dicono che le decisioni migliori derivano dalla considerazione di opinioni eterogenee. Le decisioni prese da un gruppo molto numeroso di persone possano essere, a determinate condizioni, migliori di quelle prese da pochi individui esperti.
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Operai, noi siamo il gran partito
La FIAT in URSS
L’inerzia non è prudenza, è ciò che ci fa perdere la sfida con il futuro
Il passato è solo uno dei criteri da tenere in considerazione. Sarebbe utile svincolarsi da logiche vecchie e stantie che si sono rivelate fallimentari per troppo tempo
La forza delle aspettative
Essere convinti che qualcosa andrà male porterà al suo fallimento, un eccesso di positività può causare frustrazione: meglio non coltivare idee irrealistiche e coltivare una sana e grata speranza.
Ribellarsi è giusto. Anche se si perde
Donatella Di Cesare, una riflessione su una sinistra possibile
Quell’impulso perenne che ci riporta a Adamo ed Eva
Da Adamo – ed Eva – in poi siamo tutti esseri irrimediabilmente desideranti, spinti a cercare e diventare quello che ancora non siamo, quello che non abbiamo più.
La ricognizione del dolore e della morte
Il dialogo fra un «piccolo credente» —l’arcivescovo Vincenzo Paglia — e un «pococredente», il sociologo Luigi Manconi
La moralità delle opere e degli autori: immorale confondere
Parlando di letteratura, l’unica moralità dovrebbe essere la loro bellezza, e parlando di saggi la loro moralità sarebbe la forza dell’argomentazione non certo il sospetto che l’autore abbia allungato le mani su qualcuno. Ma non va così
Manifesto contro le battaglie della letteratura impegnata
La storia è piena di libri che hanno assunto un significato “morale” in linea con il sentire della loro epoca. Oggi la voglia di aderire agli stessi schemi codificati mette in secondo piano l'attenzione per la cura stilistica
Il dolore unisce madri e padri israeliani e palestinesi
L'irlandese Colum McCann scrive un romanzo in 1.001 pezzi, come le storie di Sherazade, in cui due genitori raccontano le figlie uccise a Gerusalemme e in Cisgiordania per farle vivere. Ne parla con Manuela Dviri, che nelle guerre del Medio Oriente ha perso un figlio