Per ridere ci vuole coraggio

Si può ridere del dolore? Della tragedia? Del Covid (come hanno fatto i social in questi mesi)? Abbiamo riso delle guerre, delle carestie, dei migranti. Della miseria e persino dei lager. Una formidabile battuta di Woody Allen dice: ogni volta che ascolto Wagner sento l’impulso di invadere la Polonia. Dunque sì, si può. Talvolta si deve. Perché chi ride dubita, chi ride è democratico, chi ride partecipa.

Petrarca postmoderno

Il grande poeta trecentesco è stato a suo modo un anticipatore della visione secondo cui non si può giungere a una conoscenza oggettiva della realtà. Si legga il resoconto dell’ascesa al Monte Ventoso: tutto diventa sfuggente, si scompone in un gioco di citazioni. Sullo sfondo c’è la forte rivalità con l’autore della «Divina Commedia»

Futuro

Nella lingua dei Chamacoco, una popolazione india del Paraguay, la negazione si esprime con il futuro. Per dire«non ti amo»si dice «ti amerò»; per dire«non ti pago»si dice«ti pagherò». Dunque adesso non ti amo, non ti pago; cioè«ti amerò»,«ti pagherò», ma domani, sempre domani, dunque mai. Ci sono due tipi di futuro nella nostra vita. C’è il piccolo futuro immediato— la prossima settimana, l’inizio delle vacanze...— che si aspetta con ansia e ci impedisce di vivere in pienezza. E il grande futuro, il sogno, il cammino verso una Terra Promessa; e il cammino è già il futuro

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