Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina la tv italiana si è prestata a fare da cassa di risonanza della propaganda russa. L’analisi del corrispondente di Le Monde da Roma.
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Nazismo: termine usa e getta?
Le parole hanno un peso e un significato, che non si possono usare a casaccio svuotandole delle idee che hanno espresso e delle conseguenze che hanno provocato.
La tribuna cinica della televisione
La diagnosi di Pasolini sulla televisione nell’Italia degli anni Sessanta-Settanta era severa: asservita al nuovo tecno-fascismo, operava uniformando conformisticamente le coscienze al “sistema dei consumi”. Una nuova religione - quella pagana e permissiva del consumo compulsivo - trovava in essa il suo megafono ideologico. I vari talk show che hanno oggi monopolizzato il dibattito politico nel nostro paese rivelano il carattere datato di questa diagnosi.
Perché in guerra muore la verità
In tutte le guerre la prima vittima è sempre la verità.
Virtù e contraddizioni L’epopea di Albertini
Dal 1900 direttore del Corriere della Sera, fu in un primo tempo benevolo verso il fascismo, di cui diventò poi oppositore
Perché la rivoluzione dell’informazione cambia il modo di guardare l’economia
Gli studi pionieristici degli economisti americani Stiglitz, Akerlof e Spence sulle asimmetrie informative ci insegnano a guardare molti ambiti economici sotto una nuova luce
La Rai che l’Italia merita
La tv pubblica ha un problema di gestione, amministrazione e bilancio che va al di là della composizione del suo Cda. Il confronto con la Bbc fa riflettere
Il giornalismo come atto pubblico
Il giornalismo è un atto pubblico. È comunicazione di persone verso altre persone, la costruzione di senso che si stratifica a margine di una notizia.
Fedez, la politica e la cattedrale di cristallo
Fedez, la Rai e le telefonate registrate
Trumpismo e Cancel Culture la guerra civile che infiamma le redazioni
La radicalizzazione dei diversi punti di vista sociali, etici e politici, sfociata in vere culture wars, penetrate anche nelle redazioni con rivolte di gruppi di redattori contro colleghi considerati politicamente scorretti