La nazione nella nazione alza la testa

L'America è una polifonia di visioni e di identità. Quella dei discendenti degli schiavi, che denunciano gli abusi di una società spesso ancora razzista (e che Kwame Alexander cerca di esorcizzare con le sue poesie per bambini). Quella della destra religiosa, che si è accontentata di un Trump tutt'altro che santo pur di salvare i propri valori (e che vede in Biden un comunista e in Bergoglio un Papa arreso a gay e abortisti). Quella liberal, che spera ma non si fida della piega che potranno prendere gli eventi

I dittatori senza Stato

Fanno spavento, messi tutti in fila: Hitler e Stalin, Mussolini e Franco,Khomeini e Saddam, Mao e i comunisti Castro, Honecker e Pol Pot, poi Pinochet e Stroessner, le dinastie Assad, Duvalier e Kim... Lo scrittore Olivier Guez ne ha raccolto i profili in un volume collettivo che, guardando al Novecento, parla dei nostri tempi: lamania peril controllo dei tiranni del passato è la stessa di una nuova, non meno pericolosa generazione di autocrati. Quelli nati sulla rete e fra i dati. Mark Zuckerberg, per esempio

L’invenzione dell’umanità

Un ebreo prussiano, Franz Boas, imparò tra gli inuit a misurarsi con lo sguardo degli altri. In questo modo scoprì la relatività delle culture. Arrivato nel 1886 in America, avviò un vasto filone di studi che mise in luce l’inconsistenza empirica del concetto di razza: non esitò neanche a mandare allievi e allieve a misurare crani tra gli immigrati nelle strade di New York