Per arredare la casa nella capitale, Deledda si affidò al sassarese Gavino Clemente. Nuoro espone il loro carteggio, le scelte dell’autrice, il suo talento da designer
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La Grazia di Deledda
Il 15 agosto 1936, novant’anni fa, moriva l’unica italiana vincitrice del Nobel perla Letteratura, assegnato per il 1926, un secolo fa. È stata una scrittrice «straniera» soprattutto nel suo Paese; nata in una regione che ancora soffre di un atroce complesso del figlio cadetto; investita dal livore di Pirandello, il quale pensava che fosse troppo brutta per essere quel genio che ritenevano a Stoccolma (ricorda qualche triste dibattito recente?). Suvvia, nel canone c’è ben altro accanto a Calvino e Pavese...
La regina madre degli scacchi
L'affresco cubano di Mayra Montero ha come stella polare l'amore di un orologiaio per la mamma di Bobby Fischer
Naufragio d’amore
La britannica Sophie Elmhirst racconta la storia vera di una crisi matrimoniale e la fuga impossibile da sé stessi via mare
Proust sapore di mare
Le vacanze a Cabourg, in Normandia Maggiordomi, valletti e il nuovo Grand Hotel Ecco la villeggiatura nello stile "Recherche"
Nietzsche e Wagner scontro di titani
Dopo l'ammirazione iniziale, proprio a Bayreuth, il filosofo maturò la sua critica severa nei confronti del compositore Fino a considerare quella musica come l'espressione e il prodotto della decadenza e del nichilismo della modernità
Cambiare il sistema prima di contestare le scelte dei singoli
La libertà non è facoltà astratta di scegliere, ma qualità delle condizioni entro cui quella scelta prende forma
Aspettando una Hiroshima della AI
Nella Silicon Valley crescono le paure e c’è il rischio che neppure un’enorme crisi ci spinga a un coordinamento globale
L’animale uomo in trappola
La società moderna ha sviluppato abitudini così rigide da perdere il controllo sul proprio impatto ambientale.
Le parole sono un’approssimazione
Dal formalismo di Faulkner ai fantasmi di Joyce, fino agli automatismi retorici dei social network. Se il linguaggio pubblico è ormai ridotto a un virus propagandistico che ci costringe a essere banali e polarizzati, la letteratura rimane l'unico spazio in cui la lingua rinuncia a giudicare per provare a comprendere. Una riflessione sulla natura difettosa delle parole e sul perché, pur essendo solo un'approssimazione della realtà, restino il nostro unico tentativo per abitarla.