La vita, e ancor più la morte, di Annemarie Schwarzenbach hanno il sapore di una beffa ingiusta e sembrano confermare l’adagio menandreo secondo il quale “muore giovane chi è caro agli dei”.
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E’ nel rapporto con la morte la chiave per comprendere la vita
Una civiltà si riconosce anche da come si rapporta alla morte, conserva la memoria dei defunti e trasmette questo rapporto alle nuove generazioni
Il bersaglio Youssef Siher
Il trattamento mediatico a cui è stato sottoposto è contro i principi di uno stato di diritto
Adolescenti, sneakers e piazze
Mentre Milano discute degli scontri, chi lavora da vent’anni nel penale minorile racconta che dietro l’«esercito» di ragazzi ci sono storie, paure e richieste di cura diverse. Il decreto del 20 ottobre risponde alla paura degli adulti, non a quella dei ragazzi: servono adulti che chiedano molto e siano disposti a dare altrettanto.
Lotta continua, plurale e antiretorica. Senza evitare gli psicodrammi
L’anticipazione. Uno stralcio da «Il tempo dell’appartenenza» da oggi in libreria. “Fui oggetto di un provvedimento disciplinare perché in disobbedienza a quanto stabilito, da Roma avevo fatto ritorno a Milano, dove mi ero fidanzato”
Si fanno incubi invece di sognare
«Vivere in una società con il piatto pieno è fondamentale, ma deve essere un punto di partenza. Se si trasforma in un punto di arrivo, siamo fottuti»
Fatti e misfatti del carisma
Da Max Weber a Trump, il carisma politico si trasforma: il leader non è più necessariamente un capo eroico, ma può esercitare il potere anche attraverso il grottesco e i social. È possibile immaginare un’alternativa al culto dell’uomo solo al comando, fondata sulla cooperazione, sulle istituzioni e sulla democrazia deliberativa?
Tutti i quadri del Presidente
Quando il gusto di chi governa diventa un criterio per definire l’immagine della nazione, l’estetica si trasforma in politica. Le scelte artistiche di Trump alla Casa Bianca raccontano un’idea del potere e del mondo, in un confronto che attraversa anche le esperienze di altri presidenti e quella di Hitler.
Sontag e Berger ping-pong
Nel 1974 Susan Sontag e John Berger contestano una conferenza in cui le immagini della guerra e della povertà si susseguono senza restituire il contesto delle sofferenze rappresentate. Da quell’episodio nasce un confronto sul potere delle immagini, sul rischio dell’assuefazione e sulla responsabilità di chi guarda. Una riflessione attuale: vedere la sofferenza non significa necessariamente comprenderla, e raccontarla richiede tempo, contesto e immaginazione.
Sulla lingua impotente volano gli schiaffi dell’umiliazione sociale
Un vecchio romanzo e un nuovo saggio su linguaggio e democrazia: la libertà d’espressione è vuota se non ci sono i mezzi per esprimersi