Joyce Carol Oates. La piccola spia fedele all’etica o fedele al clan?

La scrittrice, 82 anni portati con aristocratica eleganza nella clausura del New Jersey, torna con un romanzo che va a comporre l’affresco che da sempre dipinge sull’America di oggi. A proprio agio con killer e accademici,madri e figlie, mitologie popolari e scandali presidenziali, ha alternato il genere fantastico, «neogotico», a un impietoso realismo sociale. Come in questa epopea che affonda le unghie nella carne viva della famiglia. Sì, dice a «la Lettura» dopo avere premesso che non parlerà di politica né diT***p, apostrofato così su Twitter come se fosse una parolaccia. «Racconto la tensione tra la vita ideale di una comunità, tenuta insieme da una visione morale, e la vita privata di nuclei parentali spesso legati a culture tribali»

(Ri)tradurre Così un’opera (ri)nasce

La traduzione non è mai stata così vitale.  Una nuova versione di «Guerra e pace», i «negretti» di Agatha Christie che diventano «soldati», una recente trasposizione di«Via col vento», una (discussa) di Tolkien e un’altra di «Mystic River», l’«Iliade» e l’«Odissea» in prosa, un’attualizzazione «nell’italiano di oggi» della «Storia d’Italia» di Guicciardini

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