Nel disordine di un mondo sregolato e nichilista c’è una disperata necessità di mediatori, di organismi neutri e terzi, di soggetti autorevoli e non settari.
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Chi può giudicare chi: ottant’anni da Norimberga
Se la responsabilità politica e morale non si lascia interamente delegare a un giudice esterno, che cosa accade quando è una società a dover riconoscere, nominare e giudicare le proprie colpe?
Restare o no in Israele? Gli amici del villaggio tra memoria e presente
La voce di Gavron critica l’attuale governo con la forza della narrazione
Il papa può curare il malumore americano
Michael Connelly esce con il nuovo thriller che, come sempre, capta l’atmosfera politica d’Oltreoceano. «Trump ha demolito la fiducia nelle istituzioni. Temo possa fare altri danni»
Gli Usa ostaggio di Big Tech
Secondo la storica di Harvard Jill Lepore è in atto nel Paese «una resa alle corporation» che ha dato vita a uno Stato artificiale: un governo delle macchine anziché basato sul consenso. «Le conseguenze si sentiranno anche altrove»
Diciamo: ora e sempre conoscenza
Un neuroscienziato e una filosofa spiegano perché per restare umani e controllare l’IA dobbiamo continuare a imparare
Perché non voglio credere
In «Senzadio» Martín Caparrós ricostruisce il percorso che ha portato l’umanità ad affidarsi alle fedi. Dice l’autore, malato di Sla: «Morire è già fastidioso e in più pensi che finirai difronte a un’autorità che vuole giudicarti. Preferisco che non ci siano divinità» Perché non voglio credere
1963: il processo di Auschwitz
A partire dal libro di Ronen Steinke su Fritz Bauer: il processo di Francoforte non giudicò i capi del regime ma chi rese funzionante la macchina dello sterminio, e fu la società civile tedesca a dover rendere conto di sé. Una riflessione sul fare i conti con il passato che, osserva l’autore, non riguarda solo la Germania
Ritorno a Vienna laboratorio della Shoah
Lo storico americano Douglas Smith riparte da «La città senza ebrei» di Hugo Bettauer: tutto si è avverato, tranne il lieto fine
Io, donna, leggo e dunque sono
Tiziana Plebani intreccia iconografia dell’Annunciazione e storia femminile. Alla fine del Duecento compare un libro nelle mani della Vergine: uno spiraglio di autodeterminazione. Ma dal secondo Cinquecento quella rappresentazione va in declino