L’educazione è un affare collettivo

Le comunità educanti rappresentano esperienze concrete e innovative: alleanze tra scuola, famiglie e territorio che contrastano esclusione e marginalità, promuovendo partecipazione, servizi e spazi pubblici. Pur fragili e precarie, possono incidere sulle condizioni di vita dei giovani e offrire alternative ai modelli educativi securitari e meritocratici, sempre più dominanti. Per questo è necessario renderle strutturali e non limitarle a «buone pratiche» temporanee e limitate a contesti particolari.

Senza creare le condizioni, serve a poco parlare di «restanza»: restare sì, ma dove?

Se la restanza è stata finora una postura antropologica nel mondo, il diritto a restare trasforma quel discorso collettivo in un dispositivo politico e sociale capace di incidere sulla realtà e di dare struttura a quel lavoro di cura del territorio che, per troppo tempo, è stato considerato in termini puramente volontaristici e residuali