Tutto iniziò con il discorso del 1823 in cui il presidente James Monroe intimava gli europei di tenersi lontani dal nuovo continente. Quel principio servì a giustificare le ingerenze statunitensi in America Latina. Oggi però è un guscio vuoto
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Arabi ed ebrei L’arma spuntata del semitismo
Il concetto fu introdotto nel Settecento in ambito linguistico e l’estensione, un secolo più tardi, per classificare le «razze» umane non ha alcun fondamento. Solo motivi ideologici
Il grande Sud
Poche settimane fa, al termine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, si è tornati a parlare—con una certa euforia e una rinnovata ambizione—di un nuovo ordine mondiale (de-americanizzato) costruito attorno al cosiddetto Sud globale. Capifila di questo «anti-Occidente», che ha il sapore del vecchio terzomondismo, sarebbero soprattutto Cina, Russia e India. In realtà si tratta di un bluff, perché sulla scena internazionale non esiste...
La corsa della storia
Il bilancio di questo quarto di secolo
Che vinca Trump o Harris l’America sarà imprevedibile
Come notava in un libro di memorie Helmut Schmidt, negli Stati Uniti i leader sanno poco di geopolitica e questo rende instabili le loro scelte a livello mondiale. Un problema evidente nel caso dei candidati attuali
I due Occidenti
Da oltre un secolo, almeno dai tempi del citatissimo saggio di Oswald Spengler, si ipotizza il tramonto di un ’ area che coincide grossomodo con Europa (ma non tutta) e Stati Uniti (ma si allarga a Giappone e Oceania). Ora che negli Usa sembrano scontrarsi due idee di America e di rapporti transatlantici (fra Trump e Harris), ma forse non è proprio così, proviamo a indagare a che punto è il dibattito geopolitico e culturale. Con un occhio agli altri mondi: gli Orienti (quello vicino e quello cinese) e l’Africa
Parigi e Londra nemici per la pelle
Il voto contemporaneo per il rinnovo dei Parlamenti di Francia (sciolto da Macron dopo il crollo alle Europee) e Regno Unito (in anticipo per la crisi politica che travolge Sunak) consente una riflessione sui destini dei Paesi affacciati sulla Manica. Quasi sempre opposti
Il rischio
L’americano Donald Trump insegue il suo secondo mandato (nonostante l’età e, soprattutto, i processi) al voto del 5 novembre; il russo Vladimir Putin si appresta a confermarsi (le elezioni presidenziali si svolgeranno il 17 marzo, e sappiamo che fine fanno gli oppositori) per il quinto mandato; il cinese Xi Jinping è saldamente in sella per il suo terzo mandato. Le democrazie soffrono, mentre il pianeta sembra sempre più in affanno
La ragnatela delle alleanze
Geopolitica L’insieme delle organizzazioni internazionali e dei forum di consultazione costituisce un mosaico complesso, del quale ricostruiamo un quadro nel grafico delle pagine seguenti. Ma in realtà i Paesi che ne fanno parte sono divisi da profonde rivalità: vale perla Nato e il G7, ma ancora di più per il G20 o i Brics (come abbiamo visto nei giorni scorsi)
Una nuova civiltà globale
L’impossibile sogno cinese Solo una potenza egemonica dominante può dare vita a un altro ordine mondiale e, benché ci provi, Pechino non ha la possibilità di farlo: troppi problemi, non solo economici. Per costringere i rivali a seguire la sua volontà dovrebbe distruggerli materialmente. Ecco perché non può scalzare gli Usa