Verso un welfare più inclusivo: comprendere le barriere di accesso al welfare per le persone senza dimora

Grazie ai fondi di ricerca Roberto Franceschi, Arianna Gatta ha raccolto dati sulle persone senza dimora che vivono a Roma per comprendere le barriere che incontrano nell’accesso alle misure di sostegno al reddito. Fino al 15 dicembre è aperto il nuovo bando rivolto a laureandi e dottorandi per la raccolta dati su povertà, disuguaglianza e disagio sociale

Il progetto di cui parla questo articolo è stato finanziato con i fondi di ricerca Roberto Franceschi per laureandi magistrali e dottorandi. Il nuovo bando di assegnazione dei fondi di ricerca è disponibile a questa pagina e scade il 15 dicembre 2023.
Per continuare a proporre il bando, che nelle 11 edizioni precedenti ha già finanziato 23 progetti di ricerca in Italia e all’estero, è indispensabile il vostro sostegno: a questa pagina potete scoprire come aiutarci a sostenere giovani ricercatrici e ricercatori con donazioni libere e con il vostro 5×1000.

Il (non) accesso al welfare per le persone senza dimora

La povertà estrema è un fenomeno che persiste nelle economie avanzate, nonostante la presenza di sistemi di welfare che dovrebbero supportare i più vulnerabili. La capacità delle politiche pubbliche di raggiungere chi ha più bisogno non è un fatto scontato. In quasi tutti i paesi in cui esistono misure di sostegno al reddito, una parte rilevante dei potenziali beneficiari non riceve le misure a cui avrebbe diritto. Questo fenomeno è ancora più rilevante per una categoria particolarmente colpita da povertà estrema ed esclusione sociale: le persone senza dimora. I pochi dati esistenti evidenziano un utilizzo molto limitato di misure di sostegno al reddito tra le persone senza dimora, pur vivendo in condizioni di povertà estrema. Inoltre, gli studi disponibili raccolgono informazioni sull’utilizzo di prestazioni assistenziali, ma non tengono traccia di elementi fondamentali per comprendere le cause del mancato accesso come il grado di conoscenza delle misure, l’idoneità a riceverle e se ci sono stati tentativi di accedere che non hanno avuto successo. Un altro limite della ricerca su questo tema riguarda i dati a disposizione sulle persone senza dimora. La gran parte degli studi sull’accesso welfare si basano su dati provenienti da indagini campionarie a livello nazionale o dati amministrativi, in cui le persone senza dimora risultano fortemente sottorappresentate o non possono essere intercettate. Questo rende difficile non solo comprendere se effettivamente le misure di sostegno al reddito raggiungano le persone senza dimora, ma anche avere un quadro delle possibili barriere all’accesso. Attraverso questa ricerca, supportata dai fondi di ricerca Roberto Franceschi, è stato possibile raccogliere dati dettagliati che hanno permesso di studiare i principali ostacoli all’accesso al welfare per le persone senza dimora nella città di Roma.

Il contesto italiano

In Italia sono state condotte negli anni precedenti alcune indagini esplorative sulle persone senza dimora che confermano l’accesso limitato a misure di sostegno al reddito. Un’indagine condotta a Roma nel 2014 mostra che meno del 15% degli intervistati ha richiesto prestazioni assistenziali [1], mentre un’altra indagine svolta a Milano nel 2008 suggerisce che solo il 18,4%  riceve misure di questo tipo [2]. Le due indagini sulla popolazione senza dimora italiana condotte dall’Istat mostrano che la percentuale di persone senza dimora che ha ricevuto un sostegno monetario era solo dell’8,7% e del 9,4% rispettivamente nel 2011 e nel 2014 [5,6]. Tuttavia, queste stime sono state effettuate prima di due eventi cruciali, che hanno portato novità e sperimentazioni nel sistema di welfare italiano. Il primo è stata l’introduzione del Reddito di Cittadinanza nel 2019. Insieme al Reddito di Inclusione, questa politica ha rappresentato il primo tentativo di attuare una misura nazionale di contrasto alla povertà in Italia, e si sa molto poco riguardo alla sua accessibilità per i più vulnerabili. Inoltre, si tratta di una delle prime politiche in Italia ad integrare elementi di condizionalità tipici dei paesi anglosassoni, come il requisito di presentarsi al centro per l’impiego una volta convocati o di partecipare ad attività di reintegrazione sociale. Il secondo evento importante è stata l’epidemia di Covid-19, che con l’attuazione dei lockdown ha causato livelli di disoccupazione senza precedenti. Ciò ha sollecitato l’attuazione del Reddito di Emergenza, che è rimasto in vigore tra il 2020 e il 2021. Questa misura idealmente era stata progettata per raggiungere chi era rimasto escluso da altre misure di welfare, ed in particolare dal Reddito di Cittadinanza, semplificando ulteriormente i criteri di inclusione e la procedura di domanda. Questa ricerca analizza il grado di accesso delle persone senza dimora al Reddito di Cittadinanza e al Reddito di Emergenza, che sono relativamente recenti, e all’Invalidità Civile, che invece rappresenta una prestazione assistenziale per i disabili da tempo esistente nel nostro sistema di welfare. L’inclusione nello studio di queste tre misure consente di comprendere se l’accesso alle stesse differisce in base al design delle politiche considerate.

 

Il progetto di ricerca

La ricerca si è svolta in quattro fasi tra novembre 2020 e aprile 2021. Nella prima fase è stato realizzato un censimento di tutte le strutture di mensa ed accoglienza notturna di Roma, raccogliendo informazioni attraverso un questionario con gli operatori.
Nella seconda e terza fase è stata svolta un’indagine qualitativa rispettivamente con 25 persone senza dimora e 13 tra operatori sociali, volontari e assistenti sociali. La quarta fase è rappresentata all’indagine campionaria nei 37 servizi di mensa ed accoglienza che hanno aderito all’indagine, permettendo agli intervistatori di svolgere un questionario con un campione di persone senza dimora che utilizzano le strutture. Questa fase ha permesso di raccogliere 557 questionari con informazioni dettagliate riguardo alla conoscenza, tentativi di accesso ed effettivo utilizzo di Reddito di Cittadinanza, Reddito di Emergenza ed Invalidità Civile. Mentre la prima fase di mappatura delle strutture è stata fondamentale per definire il piano di campionamento dell’indagine campionaria, la seconda e la terza fase sono state cruciali per fornire il contesto ed informare il design del questionario.  La ricchezza dei dati raccolti ha permesso di ricostruire il percorso di accesso alle misure e gli ostacoli incontrati dalle persone senza dimora, offrendo sia evidenze qualitative che quantitative.


Risultati principali

Le persone senza dimora che hanno risposto all’indagine quantitativa sono per lo più uomini, con un’età media di 51 anni. Circa la metà ha un livello di istruzione pari alla scuola media o inferiore e ha passato almeno 2 anni in strada. Inoltre, il 43.7% è italiano, il 35.5% extracomunitario, mentre il 20.8% è cittadino comunitario. La prima causa della mancanza di un’abitazione è la perdita del lavoro, seguita da problemi familiari. Il primo elemento importante che emerge è l’elevata percentuale di rispondenti che conosce il Reddito di Cittadinanza, che raggiunge quasi l’80%. Elevato è anche il grado di conoscenza dell’Invalidità Civile, nota al 60% dei rispondenti, mentre il Reddito di Emergenza risulta noto solo al 39.7% dei rispondenti. La scarsa diffusione di informazioni ha giocato un ruolo rilevante nel determinare il basso numero di domande per il Reddito di Emergenza: solo il 12% dei rispondenti ha infatti presentato domanda. Sorprende anche il basso numero di domande per l’invalidità Civile (18%) rispetto alla percentuale di rispondenti che dichiarano di essere affetti da disabilità (27.1%). Parallelamente, dall’indagine qualitativa emerge la persistenza di barriere nel processo di accertamento della condizione di disabilita.  La misura più richiesta tra le tre qui analizzate risulta il Reddito di Cittadinanza, per il quale il 40% dei rispondenti ha presentato domanda, ovvero la metà di coloro che conoscono la misura. Questo ampio divario tra la conoscenza del Reddito di Cittadinanza e l’effettiva domanda è riconducibile alla difficoltà di dimostrare la residenza sul territorio italiano per almeno 10 anni, che rappresenta uno dei requisiti di accesso. Riuscire a dimostrare di aver avuto una residenza per un periodo così lungo è un elemento non banale per chi ha vissuto frequentemente periodi di insicurezza abitativa nel corso della vita. L’indagine qualitativa conferma questa evidenza mostrando la presenza di persone senza dimora, ed in particolare cittadini comunitari, che nonostante siano stati in Italia per più di 10 anni non riescono a dimostrarlo. Questo in parte è dovuto anche alle regole differenziate che esistono nell’accesso alla registrazione anagrafica, che non permettono ai cittadini comunitari di accedere all’iscrizione anagrafica se non hanno un lavoro o mezzi propri per sostentarsi. A conferma di ciò, mentre quasi il 90% dei cittadini Italiani intervistati è registrato all’anagrafe, questa percentuale scende intorno al 60% per gli extracomunitari, mentre è solo poco più del 30% per i cittadini comunitari. Infine, al momento dell’indagine campionaria il 18% riceveva il Reddito di Cittadinanza, il 9.3% l’Invalidità Civile e il 7.8% il Reddito di Emergenza. Inoltre, tra i rispondenti che hanno ricevuto il Reddito di Cittadinanza almeno una volta, circa un terzo non lo riceveva più al momento dell’intervista [4]. Le interruzioni sono una tematica che emerge spesso nelle interviste qualitative. Le persone senza dimora intervistate, se da una parte trovano il Reddito di Cittadinanza utile per l’acquisto di beni di prima necessità, al tempo stesso ritengono che sia troppo instabile per poter pianificare un autentico recupero dell’autonomia abitativa. Questo è dovuto sia alle interruzioni improvvise, sia all’importo limitato. Quasi la totalità dei rispondenti ha ricevuto fino ad un massimo di 500 euro al mese, non potendo contare sulla quota che viene erogata come contributo per l’affitto [3]. Questa quota è infatti solo per chi ha un contratto di affitto regolare, e non può essere erogata invece se si è senza casa ed in cerca di una sistemazione. Tra gli intervistati beneficiari del Reddito di Cittadinanza emerge l’aspettativa di ricevere supporto da parte dei servizi sul territorio per poter trovare lavoro e raggiungere l’indipendenza economica. Tuttavia, poco più dell’80% degli intervistati beneficiari non ha ricevuto chiamate né dai centri per l’impiego né dai servizi comunali, generando frustrazione e la sensazione di essere continuamente respinti. Il mancato contatto con questi servizi da una parte è dovuto al loro sottodimensionamento e sovraccarico, ma anche alla difficoltà di reperimento delle persone senza dimora, che non sempre dispongono di un cellulare carico o di accesso ad Internet. Questo problema è diventato particolarmente rilevante durante la pandemia Covid-19, che ha costretto molti servizi ad operare online o su appuntamento, generando una barriera ulteriore tra i servizi e le persone senza dimora.

Conclusione

Questa ricerca ha avuto lo scopo di studiare le barriere di accesso al welfare tra le persone senza dimora. Lo studio si è concentrato su tre misure di sostegno al reddito: il Reddito di Cittadinanza, l’Invalidità Civile ed il Reddito di Emergenza. I risultati mostrano come la mancanza di informazioni sia un ostacolo importante nell’accesso a misure nuove, come il Reddito di Emergenza. Al contrario, sebbene il Reddito di Cittadinanza sia ben noto, i criteri stringenti di accesso – ed in particolare quello di residenza – hanno limitato molto l’accesso. Inoltre, la difficoltà di comunicazione tra i servizi e le persone senza dimora rende difficile sia offrire supporto che la risoluzione di eventuali errori nelle pratiche di domanda. Questo si evidenzia anche per quanto riguarda l’Invalidità Civile, per la quale l’iter di riconoscimento della disabilità risulta piuttosto complesso, risultando sottoutilizzata. Questi risultati ci aiutano a riflettere su come la disponibilità di informazioni e il design delle politiche pubbliche influenzino l’accesso al welfare. Sarebbe auspicabile evitare un carico burocratico eccessivo, eliminando i criteri che escludono proprio i più vulnerabili. Inoltre, emerge l’importanza di dedicare un canale di comunicazione diretta tra le amministrazioni pubbliche e chi non può accedervi in nessun altro modo.

Riferimenti

[1] Braga. M. (2014). Raccontami 2014 – prima indagine point in time dei senza fissa dimora a Roma. Fondazione Rodolfo De Benedetti. https://www.frdb.org/progetti/raccontami-2014/

[2] Braga, M., & Corno, L. (2011). Being homeless: evidence from Italy. Giornale degli Economisti e Annali di Economia, 33-73. https://www.jstor.org/stable/41756379

[3] Gatta, A. (2022) Non avere dimora a Roma. Accesso alla residenza, alle misure di sostegno al reddito e alle cure mediche per le persone senza dimora della Capitale. Osservatorio Fio.PSD. https://www.fiopsd.org/wp-content/uploads/2022/03/Report-InStrada.pdf

[4] Gatta, A. (2023) Welfare for the truly needy? Targeting, conditionality and the non-take-up of welfare among the homeless in Italy. In: A target on the head? Welfare targeting, conditionality and the persistence of disadvantage, pp 121-190. Doctoral dissertation: European University Institute. https://doi.org/10.2870/498578

[5] Istat. (2012). Le persone senza dimora. https://www.istat.it/it/archivio/72163

[6] Istat. (2015). Le persone senza dimora.  https://www.istat.it/it/archivio/175984

Immagine di Freepik

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