Debiti di vita e nuove schiavitù

donna nigeriana in schiavitù

Abstract del progetto di ricerca di Sofia Piera Anni finanziato con un fondo di ricerca Roberto Franceschi

Debiti di vita e nuove schiavitù
ABSTRACT

La tratta di esseri umani è stata internazionalmente definita nel 2000 da uno dei tre Protocolli addizionali alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale organizzato, il cosiddetto “Protocollo addizionale sulla Tratta”. Nonostante la promulgazione di leggi e convenzioni internazionali, tuttavia, il traffico degli esseri umani e le forme di schiavitù ad esso correlate continuano a costituire un serio problema sociale.
Le vittime vengono spesso reclutate direttamente dai trafficanti mediante l’esercizio della violenza (es. rapimento), dell’inganno (promessa di un lavoro onesto e ben remunerato), della minaccia (rivolta alle vittime o ai loro famigliari). Una volta reclutate vengono portate dal paese di origine a quello di destinazione, seguendo rotte terrestri, marittime, aeree e attraversando uno o più paesi di transito. Le vittime, una volta private dei loro documenti di identità e ridotte in uno stato di schiavitù, sono fatte oggetto di compravendita e sfruttate principalmente nei mercati della prostituzione, dell’accattonaggio, del lavoro nero e del traffico di organi umani. Il fatturato annuo del traffico degli esseri umani, secondo quanto riportato da un Rapporto del Consiglio d’Europa, ammonterebbe a 10 miliardi di dollari.

Secondo l’Unicef ogni anno 500 mila giovani donne vengono portate in Europa occidentale per essere sfruttate nel mercato del sesso a pagamento. A caratterizzare il fenomeno è sicuramente la provenienza delle ragazze vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, in gran parte di nazionalità nigeriana o di paesi dell’est Europa quali la Romania, l’Ungheria, la Moldavia e la Bulgaria. Le donne nigeriane, fin dal 2000, sono una delle componenti più rilevanti nella composizione della popolazione migrante coinvolta. Si tratta per la maggior parte di ragazze fragili e fortemente deprivate, anche sul piano delle abilità di base, sia linguistiche sia in termini di competenze tecnico-professionali, che, sommate alle fratture psico-fisiche subite durante il viaggio, rendono i percorsi di presa in carico e integrazione non solo estremamente complicati, ma anche molto lunghi in termini temporali.

Nel corso degli anni, il fattore di spinta che nella totalità delle situazioni, pur con diverse densità, determina l’avvio di tali percorsi di sfruttamento è rimasto invariato, ossia il “debito della famiglia” nei confronti di agenzie, collegate in modo diretto o indiretto alle organizzazioni criminali. Da un rapporto UNHCR: “Una caratteristica delle reti del sesso africane è il sistema del debito. I debiti in genere sono piuttosto elevati e occorrono da uno a quattro anni per estinguerli. Una volta che hanno finito di ripagare il debito [le donne] sono lasciate libere, ma rimangono vulnerabili perché sono prive di denaro, competenze, riconoscimento giuridico o una rete di sostegno. Un’altra caratteristica di queste reti della tratta a fini sessuali è l’uso del voodoo come strumento per esercitare pressione sulle vittime”.

L’obiettivo della ricerca è quello di valutare l’impatto degli interventi effettuati attraverso i progetti attivati con il “Programma Unico” – Dip. Pari Opportunità, bando 2 – 2017, in termini di riconquistata autonomia delle persone coinvolte. Partendo dalle esperienze di accompagnamento all’emersione e all’accesso a condizioni di autonomia di persone fuoriuscite dai circuiti di tratta, lo studio mira ad individuare: (1) le cause che hanno portato all’indebitamento familiare/personale – economiche, culturali, sociali – e alla decisione di intraprendere tale percorso (di tratta e/o sfruttamento); (2) quali interventi e quali strumenti di sostegno al reddito e di supporto al reinserimento sociale e lavorativo hanno determinato una rottura dalla dipendenza dal circuito di sfruttamento e hanno consentito alle persone prese in carico di raggiungere la piena autonomia abitativa e lavorativa.
L’analisi permetterà di fornire conoscenze, strumenti e metodologie per il sostegno delle persone, principalmente donne, il cui indebitamento rappresenta la principale determinante della coercizione subita sia durante la tratta che nell’induzione alla prostituzione. Tali conoscenze, strumenti e metodologie potranno essere di supporto al lavoro dei servizi sociali e di tutte quelle organizzazioni che lavorano su tali temi e che già si sono rese disponibili alla partecipazione al progetto. Tra queste, Cooperativa Dedalus (Campania), Caritas (Campania), PIAM Onlus (Piemonte), Progetto “In rete contro la tratta” (FVG), Coop. Proxima (Sicilia), Rete Antitratta (Lazio). I dati raccolti contribuiranno alla ricerca-azione del Forum Disuguaglianze Diversità sui debiti di vita.

Si ringrazia Intesa Sanpaolo per il sostegno ai Fondi di ricerca Roberto Franceschi.

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