Ho scritto dieci romanzi prima di imparare a parlare

Santiago Amigorena, nato in Argentina, andò esule in Francia da ragazzino per scappare dalle dittature. La sua opera, spiega, è l’epopea del proprio silenzio. I lettori italiani cominceranno a conoscerlo dal fondo: la storia del nonno, ebreo a Buenos Aires, che inizia a tacere nel1940 quando scopre che cosa accade alla madre, rimasta nel ghetto di Varsavia

Ho visto l’inferno Ho trovato il paradiso

Aveva intenzione di scrivere«un libretto sorridente e sottile» sullo yoga, Emmanuel Carrère, e invece è venuto fuori questo libro, appena uscito in Francia, che comprende— nell’ordine— lo stato di grazia iniziale, poi lo yoga certamente, e poi l’attentato islamista contro «Charlie Hebdo», la relazione clandestina con una donna sconosciuta, la fine della vita famigliare, la solitudine, il ricovero in ospedale psichiatrico, la diagnosi di disturbo bipolare e di depressione malinconica, la richiesta disperata di eutanasia, la terapia con gli elettrochoc, il soggiorno su un’isola greca con una volontaria e giovani migranti afghani, la lenta risalita. In questa intervista racconta una vita che è decisamente la sua

Devo tutto a Kundera Mi ha cambiato la vita

Arrivano le «memorie controcorrente» di Alain Finkielkraut, l’intellettuale più amato e odiato di Francia. Galeotto fu il «Corriere» e un’intervista allo scrittore meno intervistabile. Che «mi spiegò lo scontro di civiltà che si era consumato a Praga» e «favorì la mia riconciliazione con il romanzo». Da allora è stato più facile capire la guerra nella ex Jugoslavia e persino le prossime presidenziali americane

I fantasmi esistono ma sono un po’scomodi

Jean-Paul Dubois ha vinto il Goncourt con un romanzo scritto in un mese. Il protagonista è un uomo buono, il portiere (reale, abita a Montréal) di un condominio: «Non è mai stata così profonda la frattura tra chi si preoccupa degli altri e chi no». Poi ci sono gli spettri: «Una questione imbarazzante. Io vivo con loro, li vedo, anche se non fisicamente. È rasserenante e doloroso»

La nostra scommessa è la nuova tenerezza

La psicoanalista e filosofa Julia Kristeva, bulgara di nascita e francese d’adozione, si definisce europea anche se vede l’Europa fallire su tutto, soprattutto nella sanità. La viralità— spiega — da metafora è tornata a incarnarsi nelle nostre vite. E tuttavia ci sono tre lezioni da cogliere: che le tecnologie hanno soltanto amplificato: una radicale solitudine esistenziale; che dobbiamo riappropriarci del senso del limite; che avevamo rimosso la nostra mortalità. Ma si può ricominciare: la fragilità ci renderà tutti più solidi e durevoli