65 anni fa nasceva Roberto

Roberto Franceschi in montagna

Ricordiamo Roberto nel giorno del suo compleanno con una poesia da lui scritta

Il 23 luglio 1952 nasceva a Milano Roberto Franceschi, un giovane il cui impegno sociale si accompagnava a grande serietà nello studio, come ricordano i suoi compagni e insegnanti. Il 23 gennaio 1973 Roberto fu colpito a morte da un proiettile di pistola in dotazione alla polizia, che quella sera presidiava l’Università Bocconi, da lui frequentata, per impedire una assemblea aperta agli studenti delle altre Università milanesi.

Questa poesia da lui scritta ci aiuta a capire come Roberto ritenesse la lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione esigenze fondamentali, capaci di dare concretezza ai suoi ideali di democrazia e giustizia, e coerenza alla sua vita:

«Quando potrò svegliarmi e dire: sono libero,
quando l’alba potrà sorridermi ed invitarmi
a correre felice per le strade del mondo
allora mi sveglierò finalmente in pace,
nel cuore l’amore mi scoppierà senza limitazioni
e potrò vedere le goccioline di brina, che si sciolgono ai primi raggi del sole,
potrò accorgermi di come sono belle le rondini a primavera,
potrò godere della natura, di me stesso;
non dovrò più pensare ai bambini che muoiono di fame,
non mi capiterà più di piangere la notte,
i miei occhi avranno una nuova profonda luce
e tu mi apparirai ancora più bella e desiderabile
in quella meravigliosa mattina.
Ma ora siamo in inverno:
L’inverno ci agghiaccia nel nostro egoismo.
Pieni di noi stessi, anelanti al nostro proprio interesse,
combattiamo, imploriamo, ci umiliamo.
Dobbiamo lottare per fini, che ci hanno imposto come giusti:
è permesso uccidere poveri “selvaggi”
o bambini in una lontana e sperduta regione,
è lecito distruggere piccoli, pacifici popoli
ma non è permesso rubare per fame, rubare per vivere.
Non è permesso che tutti abbiano una casa,
non è permesso che tutti vivano come uomini,
non come bestie, come esseri abbruttiti dal lavoro e dalla fatica.
Ma noi, io e te, amore, lotteremo:
un’astratta e retorica parola: libertà
diventerà la nostra vita futura
la nostra desiderata primavera e
quando ci sveglieremo
potremo guardarci attorno
e dire: siamo liberi.»

La determinazione a contrastare disuguaglianze e sfruttamento che traspare da queste parole ci sembra oggi un impegno sempre attuale, che molti giovani come Roberto portano avanti approfondendo i problemi che affliggono la società e cercando di contribuire, con la ricerca e lo studio, a un mondo più giusto.

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