La terza edizione dell’indagine sulla educazione alla cittadinanza economica, realizzata dalla Fondazione Rosselli con il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca – Direzione per gli Ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica propone un’analisi delle tendenze educative internazionali e un aggiornamento dei dati dei principali programmi nazionali in ambito economico-finanziario.

Premessa: dall’alfabetizzazione finanziaria alla cittadinanza economica

Le iniziative di educazione finanziaria si pongono per lo più l’obiettivo di aumentare l’alfabetizzazione finanziaria e di ridurre l’asimmetria informativa sia nei giovani che negli adulti, nella consapevolezza che la mancanza di financial literacy abbia in parte contribuito anche alla recente crisi economico-finanziaria. È, però, sempre più diffusa l’idea che le sole conoscenze non siano sufficienti, ma che sia importante aiutare le persone ad acquisire competenze che permettano loro di sviluppare una propria cittadinanza economica e di agire all’interno del proprio ambiente economico in maniera più tutelante dei propri interessi. La definizione contenuta nel PISA 2012 Financial Literacy Framework, ad esempio, non si limita soltanto all’alfabetizzazione, quindi conoscenze e concetti economici, ma si riferisce anche all’acquisizione della consapevolezza dell’ambiente finanziario che circonda l’individuo. Per questo motivo diventano importanti i processi cognitivi, le capacità e le competenze che permettono di comprendere il mondo economico e di padroneggiare quegli aspetti emotivi e psicologici che influiscono sulle scelte finanziarie. Aspetti come le motivazioni ad apprendere e la fiducia nell’applicare queste conoscenze e competenze diventano fondamentali nel prendere decisioni efficaci.

Il caso italiano

In Italia si investe sempre meno, con un generale atteggiamento attendista e l’utilizzo di forme ritenute sicure, come la liquidità, scelta da 2 Italiani su 3, mentre chi investe lo fa solo con una parte minore dei propri risparmi. Nell’ambito del generale peggioramento della capacità di risparmio, non aiuta il fatto che, secondo una ricerca internazionale di ING Direct realizzata da TNS Nipo, il 46% degli italiani non ha una formazione specifica in questo ambito, dunque, non ha strumenti per affrontare consapevolmente la situazione. A ciò si aggiunge che, tra i cittadini che sostengono di avere ricevuto una preparazione in ambito economico e finanziario solamente nel 29% dei casi ciò è avvenuto nell’ambito del percorso scolastico o universitario (l’11% ha intrapreso degli studi universitari economici), mentre ben il 25% è completamente autodidatta: ha acquisito conoscenze leggendo libri (16%) e informandosi attraverso internet, quotidiani o riviste e programmi televisivi (9%).

Per far fronte a tale situazione, fioccano investimenti e iniziative educative e informative sul tema. La maggioranza dei soggetti che realizzano attività di educazione economico-finanziaria è costituita (dato 2011) da Istituti bancari (68%), seguiti dalle Fondazioni bancarie (18%) e dagli Enti e Associazioni di categoria e Consorzi di varia natura.

Su iniziativa della Fondazione Rosselli, è stato lanciato il Manifesto della cittadinanza economica, volto a raccogliere le adesione della società civile, dall’economia, all’istruzione, dalla politica alla ricerca, ecc. e a sviluppare una piattaforma di dialogo che favorisca la collaborazione alla definizione di un programma condiviso. Inoltre, nel luglio 2012, è stato presentato in senato dall’On. Maria Leddi, un nuovo Disegno di Legge, Norme sulla cittadinanza economica, che ha come obiettivo, attraverso il diretto coinvolgimento del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l’introduzione nel nostro ordinamento di un programma di educazione alla cittadinanza economica, rivolto a giovani e adulti. Il Disegno di Legge vuole finanziare la progettazione e la sperimentazione di un progetto educativo sul tema della cittadinanza economica rivolto ai docenti delle scuole primarie, secondarie di I e di II grado (differente a seconda del livello scolastico), che indicherà anche le modalità di inserimento della materia nei differenti piani di studio degli Istituti. Finanzierà anche la sperimentazione di un progetto informativo/formativo/divulgativo rivolto agli adulti con obiettivi più mirati di accrescere, specie nelle fasce di popolazione più a rischio e con strumenti specifici a seconda dei target, la capacità degli individui di imparare ad effettuare delle scelte consapevoli in ambito economico.

I principali programmi in corso suddivisi per destinatari

Dai dati disponibili è possibile rilevare come i destinatari raggiunti dai principali programmi in corso siano sia adulti che giovani in età scolare, con una prevalenza dei secondi rispetto ai primi:

  • adulti: L’impronta economica Plus del Consorzio PattiChiari in collaborazione con 14 associazioni dei Consumatori; Programma EduCare di BNL-BNP Paribas, che ha arricchito i seminari in filiale con una serie di incontri presso le librerie Feltrinelli, realizzati in collaborazione con Wired; In-formati di UniCredit Banca; Monitorata di Assofin, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Consumer Credit Research Center – CCRC; Non €’ mai troppo tardi, campagna di formazione e informazione sui temi bancari, assicurativi e in generale del risparmio per adulti, anziani e cittadini più deboli di FeBAF, Consorzio PattiChiari e Upter Solidarietà;
  • giovani:
  1. studenti degli Istituti secondari di II grado: Educazione finanziaria: Conoscere per decidere di Banca d’Italia e MIUR; L’impronta economica Teens del Consorzio PattiChiari; Fisco a Scuola, un percorso di sensibilizzazione/informazione sul tema della legalità fiscale e L’impresa Formativa Simulata (un progetto che permette a studenti e docenti di sperimentarsi e imparare attraverso la gestione di un’azienda virtuale che, avvalendosi del tutoraggio di un’azienda reale, svolge attività di mercato in rete) dell’Agenzia delle Entrate; Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere di Osservatorio Permanente Giovani-Editori in partnership con Intesa Sanpaolo; In-formati di UniCredit Banca; Economicamente di ANASF; Conoscere la Borsa, programma per scuole superiori ed universit{ dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, realizzato in Italia attraverso l’adesione delle Fondazioni di origine bancaria e dalle Casse di Risparmio italiane; Impresa in azione, Innovation ad Creativity Camp, Enterprise without Borders, Banks in Action, Global Enterprise Project di Junior Achievement;
  2. studenti degli Istituti secondari di I grado: Educazione finanziaria: Conoscere per decidere di Banca d’Italia e MIUR; L’impronta economica Junior del Consorzio PattiChiari; Fisco a Scuola dell’Agenzia delle Entrate; Io&irischi di Forum ANIA-Consumatori e l’Associazione Europea per l’Educazione Economica AEEE – Italia; Io e l’economia e Io e l’economia nel mondo di Junior Achievement Italia;
  3. i bambini della scuola primaria: il programma di Banca d’Italia e MIUR; L’impronta economica kids del Consorzio PattiChiari; il programma di Banca d’Italia e MIUR; Fisco a Scuola dell’Agenzia delle Entrate; Our community…Scopriamo la insieme di Junior Achievement Italia;

Ai programmi citati si aggiunge l’esperienza torinese del Museo del Risparmio, che nasce su iniziativa di Intesa Sanpaolo: completamente interattivo, contiene percorsi specifici rivolti agli studenti e ai docenti delle scuole primarie e secondarie, che trattano diverse discipline. Da questa sintetica carrellata dei più significativi programmi attivi in Italia negli ultimi anni, appare evidente l’interesse dei diversi soggetti del mondo economico a interagire con un target che non ha invece un potere diretto nelle scelte economiche finanziarie: i giovani.

 

Il MIUR e l’USR Lombardia

Nell’ottica di garantire una maggiore efficacia dell’azione formativa, lo stesso Ministero dell’Istruzione ha avviato un’azione di coordinamento delle diverse iniziative realizzate nelle scuole, stipulando Protocolli d’Intesa con i soggetti che negli ultimi anni hanno contribuito in misura maggiore alla diffusione della cultura finanziaria del nostro paese, come Banca d’Italia, Consorzio PattiChiari, Agenzia delle Entrate, Fondazione Rosselli, favorendo il dialogo fra i diversi soggetti, sulla base di linee guida condivise. L’azione del MIUR è rafforzata dall’impegno delle singole Direzioni Scolastiche Regionali che hanno sostenuto l’avvio di iniziative in maniera uniforme su tutto il territorio regionale.

L’USR lombardo, invece, negli ultimi anni, ha dedicato molte energie alla diffusione della cultura economica nelle scuole del territorio, realizzando numerose iniziative rivolte a docenti e studenti e avviando diverse collaborazioni con: (solo nel 2012) Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea, (Competizione di politica monetaria Generation €uro Students Award), il Consorzio PattiChiari, l’Università Cattaneo (il business game Crea la tua impresa). Ha, inoltre, promosso un Tavolo di Lavoro informale sull’educazione finanziaria che riunisce tutti gli Enti pubblici e privati attivi in questo ambito con l’obiettivo di sfruttare tutte le possibili sinergie a favore delle scuole del territorio. Da questo gruppo di lavoro è nato il primo ciclo di incontri di formazione per gli insegnanti in tema di educazione finanziaria, realizzato dall’USR Lombardia e condotto dagli esperti dei diversi enti.

La cittadinanza economica nelle scuole (dati Fondazione Rosselli 2012)

L’86,1% degli istituti partecipanti all’indagine condivide la necessità che l’educazione alla cittadinanza economica sia parte integrante della programmazione scolastica. L’87,1% delle scuole (e addirittura il 92% delle scuole superiori) ritiene che il coinvolgimento di altri soggetti esterni nella realizzazione di progetti educativi di cittadinanza economica sia un valore aggiunto da non sottovalutare, né da limitare, poiché l’esperienza di soggetti provenienti dal mondo economico arricchisce la programmazione scolastica.

I progetti educativi di cittadinanza economica  sono presenti in quasi la metà delle scuole italiane, con una maggiore incidenza al nord (45,8%) rispetto a centro, sud e isole.  Gli istituti che non hanno attivato programmi dichiarano  di non averlo fatto perché non erano sufficientemente informati (20,7%) o perché non avevano le risorse economiche (30%) e organizzative (19,2%)per realizzarli e gestirli. Ben il 55,4% delle scuole intende incrementare le iniziative realizzate e il 42,9% mantenerle stabili.

Gli istituti scolastici indagati realizzano attività educative prevalentemente proposte da soggetti esterni, con cui collaborano attivamente allo sviluppo e alla realizzazione. Solo nel 33,4% dei casi i programmi nascono da iniziativa dell’istituto. Le collaborazioni più frequenti riguardano i seguenti soggetti erogatori di iniziative/programmi: singoli Istituti bancari e Consorzio PattiChiari (32,5%) e Banca d’Italia e MIUR (25,3%). Le scuole coinvolte dichiarono di venire a conoscenza delle iniziative realizzate attraverso contatto diretto del soggetto proponente (46,4%) o attraverso comunicazione ufficiale da parte del MIUR e/o dell’USR (26,2%), con cui i diversi soggetti erogatori hanno stipulato precedentemente protocolli d’intesa.

Nonostante i programmi proposti prevedano sempre più una fattiva collaborazione del corpo docente nella loro progettazione, nel 68,7% degli istituti coinvolti nell’indagine le iniziative non hanno previsto a monte programmi di formazione specifici per i docenti, senza evidenti differenze tra aree geografiche e livelli scolastici. Laddove si è scelto di formare anche i docenti, nella maggioranza dei casi sono stati preferiti strumenti tradizionali, come la lezione in presenza nel 39%, materiale cartaceo nel 25%, a strumenti didattici più innovativi e multimediali, come documenti audiovisivi (21%) e il canale del web (13%). Il web, invece, potrebbe essere un efficace strumento di supporto continuo per i docenti nella progettazione e realizzazione di attività formative, poiché offre la possibilità di costruire una piattaforma di dialogo e condivisione continua e un archivio di materiali di approfondimento, studio e supporto a costi contenuti.

I programmi di educazione alla cittadinanza economica realizzati dalle scuole hanno prevalentemente coinvolto le classi degli ultimi anni, sia nell’ambito delle scuole primarie, sia nel ciclo delle secondarie. Le iniziative proposte ad oggi prevedono, dunque, solo in parte un percorso uniforme che conduca lo studente ad acquisire conoscenze, capacità e consapevolezza in ambito economico in relazione alla sua età e in integrazione al suo percorso scolastico.

L’educazione all’uso consapevole del denaro sembra essere il tema maggiormente ricorrente nei programmi dedicati alle scuole (18%), seguito dalla comprensione del funzionamento delle banche (14,6%) e dall’alfabetizzazione al denaro e ai prezzi (13,5%). Molta attenzione è rivolta anche all’educazione all’imprenditorialità (10,6%) e all’acquisizione di competenze nella gestione del budget. Si tratta di temi trasversali dell’educazione economico-finanziaria, mentre compaiono in misura ridotta contenuti verticali come l’educazione previdenziale o l’educazione al rischio  (nonostante vi sia un programma specifico su questo tema: Io&irischi di ANIA), l’educazione al risparmio e la comprensione della differenza fra consumo presente e futuro.

Da un punto di vista della metodologia didattica utilizzata, le attività formative realizzate non mostrano particolari elementi di innovazione. Infatti:

  • nel 36,8% delle scuole i contenuti vengono erogati attraverso la modalità delle lezioni/incontri in presenza;
  • nel 22,3% dei casi la metodologia utilizzata si è limitata alla distribuzione di dispense didattiche e materiale informativo;
  • il 15,6% degli istituti ha ospitato iniziative che hanno previsto soprattutto l’apertura verso il mondo esterno attraverso testimonianze dal mondo economico, il 5,5% ha utilizzato lo strumento del concorso per aumentare il coinvolgimento degli studenti e il 5% lo stage.

Se si considerano le metodologie più innovative, come le lezioni a distanza veicolate online o i giochi di ruolo, le percentuali si abbassano in maniera significativa: solamente nel 2,3% delle scuole si è utilizzato la formazione online o materiale audiovisivo, mentre il 9,7% delle scuole indagate ha permesso ai propri studenti di partecipare a giochi di ruolo in tema economico.

Più semplice dell’individuazione e della progettazione di ambienti di apprendimento integrati e innovativi, sembra essere l’integrazione di strumenti tradizionali con una selezione degli stessi più integrata e variegata. Se, infatti, il 38,5% delle scuole indagate ha preferito usare il materiale cartaceo (kit didattici, dispense, brochure, ecc.), ben il 47% ha reso disponibile il materiale, anche o solo, in formato digitale (25,6%) o utilizzato materiale audio/video (21,3%).

Inoltre, il 12,6% delle iniziative realizzate nelle scuole hanno utilizzato il canale del web con strumenti differenti, blog, forum, social network.

 I progetti educativi realizzati presentano, secondo le scuole intervistate, due principali criticità:

  • basso coinvolgimento del corpo docente, legato molto spesso anche alla struttura degli interventi proposti, che poco coinvolgono i docenti, ma preferiscono l’utilizzo di soggetti esterni;
  • estemporaneità delle iniziative realizzate, che, non essendo incardinate nella programmazione didattica annuale, spesso non portano i risultati sperati in termini di acquisizione di conoscenze e competenze negli studenti e nei docenti;

e un elemento positivo molto confortante: un buon coinvolgimento degli studenti, indicato da ben il 36,5% degli istituti e addirittura dal 41% delle scuole primarie.