DALLA CRISI AMBIENTALE SCATURISCONO NUMEROSE OPPORTUNITÀ*
La crisi ambientale è percepita da cittadini e istituzioni come uno degli aspetti più preoccupanti dell’epoca attuale. Molto spesso però, pur riconoscendo la necessità di operare e intraprendere azioni per tutelare l’ambiente, si individuano altre priorità, affermando che il costo per la tutela dell’ambiente è al di fuori delle possibilità delle economie.
Nella realtà il ragionamento va ribaltato completamente. La crisi ambientale va
vista come una grossa opportunità, sia da un punto di vista economico che da un
punto di vista sociale.
In particolare si evidenzia che la trasformazione dell’economia verso un
modello più sostenibile può rappresentare una opportunità per la democrazia e i
diritti umani, una possibilità di crescita economica e un’occasione di
liberazione delle energie creative delle singole persone. Si riportano esempi
diversi, a supporto di queste affermazioni. Ad esempio quando il rapporto tra
prezzo del greggio e libertà personali è inversamente proporzionale in paesi
quali la Nigeria
o il Venezuela. Oppure si illustra come diverse aziende abbiano saputo
sfruttare i limiti imposti dalle normative ambientali per proporre al mercato
modelli più efficienti, ed espandersi così anche in segmenti a loro prima
preclusi. Questa visione è dunque diametralmente opposta rispetto a chi
sostiene che rispettare l’ambiente significhi una eccessiva penalizzazione per
le economie.
Perché questa visione si possa diffondere è necessario che si sviluppi anche
una vera e propria intelligenza ecologica tra i consumatori. Ossia sono i
consumatori a dover e poter orientare gli acquisti verso i prodotti che abbiano
standard ambientali ed ecologici più elevati. Indubbiamente mentre oggi un
consumatore presta molta attenzione agli aspetti sanitari (e in parte a quelli
sociali) di ciò che consuma, la consapevolezza ecologica e ambientale è meno
diffusa. Ad aiutare un consumatore in questo percorso devono intervenire due
elementi: un soggetto legislatore e lo sviluppo dell’intelligenza ecologica.
Il legislatore deve poter garantire i consumatori su quanto acquistano e sulla
univocità di etichette, messaggi e definizioni. L’intelligenza ecologica è
invece un aspetto cognitivo (una delle intelligenze multiple) che permette al
singolo di valutare l’impatto sull’ambiente delle azioni che compie. Chi ha
sviluppato il concetto di intelligenza ecologica ha osservato che spesso fino ad
ora l’intelligenza ecologica appare incapace di comprendere fino in fondo la
portata attuale delle azioni antropiche e la realtà dell’Antropocene. È
probabilmente un problema dovuto alla storia evolutiva dell’uomo, e al fatto
che in pochissimo tempo, e per la prima volta nella storia della terra,
l’umanità è in grado di modificare tutti gli equilibri (climatici, biologici,
geomorfologici, chimici) che regolano la terra. Esempi ridotti a scala locale
fanno vedere come trasformazioni molto rapide possano portare a conseguenze
impreviste e a sottovalutare gli impatti sull’ambiente.
L’agricoltura biologica è un esempio di come la crisi ambientale possa essere
vista come una opportunità e non come un limite. Inizialmente nata come
prodotto di nicchia per offrire ai consumatori cibo ottenuto in modo più
attento verso l’ambiente, si sta diffondendo sempre più, conquistando quote
importanti del mercato e risentendo – rispetto ad altri settori del comparto
agroalimentare – in misura minore della crisi finanziaria.
Un altro esempio di come i limiti all’inquinamento e alle emissioni possano
essere visti come opportunità è dato dalla realizzazione di reti sinergiche e
design sistemici che permettano di ripensare le filiere industriali ed agricole
in modo tale che gli scarti di un processo divengano risorse anche importanti
per altri processi. Anche in questo caso vi sono ormai numerose buone prassi,
con risultati davvero interessanti non solo dal punto di vista ambientale ma
anche da un punto di vista economico e sociale.
Gli esempi raccontati testimoniano che è possibile proporre un modo differente
di affrontare la crisi ambientale. Un paradigma nuovo come quello proposto deve
coinvolgere tanto le azioni dei singoli cittadini, quanto le istituzioni
governative. Se è la somma delle azioni dei singoli che determina l’impatto
complessivo sull’ambiente, è evidente che occorre un cambiamento collettivo in
modo da diminuire il nostro impatto sull’ambiente. Compito dei governi è quello
di permettere ai cittadini di compiere delle scelte virtuose, sia sussidiando
alcune attività, considerando che scelte virtuose dei singoli cittadini e dei
singoli operatori economici possono creare un beneficio per la collettività.
* Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato n° 2/2010


