Una nuova etica dei consumi contro la bomba demografica
L´impatto dell´uomo sulla Terra dipende più dai comportamenti che dai numeri
«Loro sono sempre troppi. "Loro" sono quelli che dovrebbero
essere di meno o, meglio ancora, non esserci proprio. Invece noi non siamo mai
abbastanza. Di "noi" dovrebbero essercene di più». Lo scrissi nel 2005 in "Vite di
Scarto". A mio avviso, ora come allora la "sovrappopolazione" è
una finzione statistica, un nome in codice che indica la presenza di un gran
numero di persone che invece di favorire il funzionamento fluido dell´economia
rendono più difficile raggiungere e superare i parametri utilizzati per
misurarne e valutarne il corretto funzionamento.
Quel numero sembra aumentare in modo incontrollabile, accrescendo continuamente
le spese ma non i guadagni.
In una società di produttori si tratta di persone il cui lavoro non può essere
utilmente ("proficuamente") impiegato, poiché è possibile produrre
senza di loro, in modo più rapido, redditizio ed "economico", tutti i
beni che la domanda attuale e potenziale è in grado di assorbire. In una
società di consumatori queste persone sono "consumatori difettosi":
coloro che non hanno risorse per accrescere la capienza del mercato dei beni di
consumo e creano invece un altro tipo di domanda, che l´industria orientata ai
consumi non è in grado di intercettare e "colonizzare" in modo
redditizio.
Il principale attivo di una società dei consumi sono i consumatori, mentre il
suo passivo più fastidioso e costoso è costituito dai consumatori difettosi.
Non ho motivo per cambiare idea rispetto a quanto ho scritto anni fa, né per
ritirare la mia adesione a quanto sostenuto da Paul e Ann Ehrlich.
Osserviamo che la "bomba demografica" di cui parlano gli Ehrlich si
prevede esploderà perlopiù in territori a più bassa densità di popolazione. In
Africa vivono 21 abitanti per chilometro quadrato, contro 101 in Europa (compresi le
steppe e il permafrost della Russia), 330 in Giappone, 424 in Olanda, 619 a Taiwan e 5489 a Hong Kong. Come ha
osservato poco tempo fa il vicedirettore della rivista Forbes, se tutta la
popolazione della Cina e dell´India si trasferisse negli Stati Uniti
continentali ne risulterebbe una densità demografica non superiore a quella
dell´Inghilterra, dell´Olanda o del Belgio. Eppure, pochi considerano l´Olanda
un paese "sovrappopolato", mentre i campanelli d´allarme suonano
continuamente per la sovrappopolazione dell´Africa o dell´Asia, ad eccezione
delle poche "Tigri del Pacifico".
Per spiegare il paradosso delle "Tigri" si afferma che tra densità
demografica e sovrappopolazione non vi è stretta correlazione: la seconda
andrebbe misurata facendo riferimento al numero di persone che devono essere
sostentate con le risorse possedute da un dato paese e alla capacità
dell´ambiente locale di sostenere la vita umana. E tuttavia, come notano Paul e
Ann Ehrlich, l´Olanda può sostenere la sua altissima densità demografica solo
perché tanti altri paesi non ci riescono: negli anni 1984-1986, ad esempio, ha
importato 4 milioni di tonnellate di cereali, 130.000 tonnellate di oli vari e
480.000 tonnellate di piselli, fagioli e lenticchie – tutti prodotti che sui
mercati globali hanno una valutazione, e quindi un prezzo, relativamente bassi,
consentendo alla stessa Olanda di produrre a sua volta altre merci, come latte
o carne commestibile, che notoriamente hanno prezzi elevati.
I paesi ricchi possono permettersi un´alta densità demografica perché sono
centri ad "alta entropia", che attraggono risorse (e soprattutto
fonti energetiche) dal resto del mondo, restituendo in cambio le scorie
inquinanti, e spesso tossiche, prodotte attraverso la trasformazione
(l´esaurimento, l´annientamento, la distruzione) delle riserve mondiali di
energia. La popolazione dei paesi ricchi, pur essendo abbastanza esigua
(rispetto agli standard mondiali), utilizza circa due terzi dell´energia
totale. In una relazione dal titolo eloquente (Too many rich people,
"Troppi ricchi"), tenuta alla Conferenza internazionale su
popolazione e sviluppo del Cairo (5-13 settembre 1994), Paul Ehrlich ha
sintetizzato le conclusioni del libro da lui scritto insieme ad Ann Ehrlich,
The Population Explosion, affermando senza mezzi termini che l´impatto
dell´umanità sul sistema che sostiene la vita sulla Terra non dipende semplicemente
dal numero di persone che vivono sul pianeta, ma anche dal modo in cui si
comportano. Se si considera questo aspetto il quadro cambia totalmente: il
problema demografico esiste soprattutto nei paesi opulenti. In realtà ci sono
troppi ricchi.
© 2010, Zygmunt Bauman e Citlali
Rovirosa-Madrazo, per gentile concessione di Gius. Laterza e Figli Spa
| 15 Marzo 2011

Precedente: La democrazia contro le oligarchie








