Un paese e tre culture
Nel nostro paese siamo in presenza di tre culture dominanti : la cultura della destra, la cultura della “zona grigia”, e la cultura di infime minoranze di non-consenzienti.
Mezzo secolo fa uno scienziato e romanziere inglese, C. P.
Snow, più ferrato in scienza che in letteratura, scrisse un saggio che, come si
dice, “fece epoca”. Si intitolava Le due
culture e metteva l’accento sulla divisione tra cultura umanistica e
cultura scientifica nella società del tempo. Molte cose sono cambiate, e di
scienza si parla oggi anche troppo - festival, divulgazione tv, interviste - e
si direbbe che la frattura si sia sanata, che di scienza chiacchierino un po’ tutti,
grazie all’infarinatura universitaria e soprattutto mediatica, che peraltro
riguarda tutto e il contrario di tutto. Le osservazioni che seguono sono
terra-terra, e non riguardano dunque la scienza, diventata tal quale al resto.
In sostanza, succede lì come ovunque, che a pochi pensatori e ricercatori che
hanno una morale (senso di responsabilità verso la buona vita degli umani, nel
rispetto di tutto il vivente) si contrappongono milioni di prezzolati da chi
controlla le merci e gli eserciti. E la dipendenza della scienza dalla finanza
rappresenta la più temibile delle alleanze, dagli anni di Snow in avanti.
Ma non è di questo che mi preme discutere, quanto di altre
culture più vicine alla nostra esperienza quotidiana, italiana. Direi che siamo
in presenza di tre culture dominanti, nel nostro paese: la cultura della
destra, la cultura della “zona grigia”, e la cultura di infime minoranze di
non-consenzienti. (Dire dissidenti mi sembra abusivo, vista la loro/nostra
inanità politica e, carissimo Martone, la dimenticanza della principale lezione
mazziniana: che non portano lontano né il pensiero senza l’azione né l’azione
senza il pensiero). La cultura di sinistra, io credo, è morta da tempo e non
rinascerà a tempi brevi, né sappiamo se mai potrà riavere una presenza e una
funzione collettiva, di massa, Non possono certo convincerci del contrario le
troppe parole che si scambiano al loro interno le consorterie del potere e i
salotti dei loro parassiti artistico-giornalistico-intellettuali, le ipocrisie
di chi mira solo alla miglior sopravvivenza possibile della propria parte e
clan e “famiglia”. Esiste invece, prorompente, dominante, una cultura di
destra, non quella dei nostalgici del fascismo, sua piccola componente
ideologica (e non meno patetica dei tardo maoisti e altre sette che
continuamente si riproducono), ma quella “berlusconiana” degli arraffatori
senz’altro progetto che quello dell’accettazione totale del presente, nelle sue
linee dominanti “americane” e “mafiose”: l’accettazione della violenza e dell’anarchia
del capitale, della divisione del mondo in ricchissimi (pochi) e poveri e
poverissimi (un’infinità) ma nella blandizie e nel coinvolgimento della “zona
grigia”, di coloro che vivono la loro vita passivamente, senza porsi problemi,
senza opporsi a ciò che chi comanda gli propone e impone, raramente con la
violenza, quasi sempre con la blandizie del consumo.
Lo ripeto, queste sono idee rozze e terra-terra, ma provate a pensarci, se
ancora avete qualche scontentezza di voi medesimi e della vostra accettazione/viltà
nei confronti del mondo così come ce lo impongono i padroni e i loro lacchè
(ecco due parole che abbiamo voluto dimenticare, che tanti lacchè hanno
dichiarato volgari). Per fortuna la “zona grigia” è fatta, come è sempre stato,
di cento sfumature del grigio, dallo scurissimo che tende al nero al
chiarissimo che tende al bianco. Ma sempre grigia è: la zona di chi vede solo
con gli occhi del “particulare”, oggi soprattutto per l’influenza dei media e
della “pubblicità” diretta o nascosta (quello dei “persuasori occulti” è un
discorso che è stato stupidamente dimenticato, per la ragione che milioni di
persone sono diventate funzionari del consenso e del mercato).
La zona grigia andrebbe svegliata e recuperata a una cultura
di sinistra. Ma se questa cultura è morta e sepolta? Non resta allora che
attendere che si svegli da sola, o che ci siano piccole minoranze che sanno
rivolgersi ai meno drogati e anestetizzati al suo interno. Per esempio, ai più
giovani, e il “progetto pedagogico” di questi pochi refrattari e non-accettanti
dovrebbe essere quello di strappare alla maggioranza sonnambula almeno una
parte dei loro figli e nipoti. Ovviamente, pensando e studiando, per proporre
un’idea adeguata del mondo e del futuro, che vuol dire ricostruendo un corpo di
idee di sinistra, il che avverrà solo se si rinuncerà a piacere alla massa e si
accetterà anzi di dispiacerla per lungo tempo. Indicare il vero e il giusto, in
particolare in Italia dopo trent’anni di cedimenti e corruzioni d’ogni tipo,
non sarà facile, e non porterà per lungo tempo molto “consenso”.
http://www.unita.it 19 settembre 2010

Precedente: La crisi è da domanda, il Fondo Monetario Internazionale ci ripensa








