Un nuovo sistema di regole per le banche cross-border
Una nuova architettura regolamentare dei gruppi bancari cross-border, fondata sul contenimento dell'azzardo morale per i banchieri e sull'effettiva possibilità di fallimento per tutte le istituzioni finanziarie.
Il dibattito sulla riforma della regolamentazione è stato inopinatamente deviato da proposte tese a ripristinare antiche separazioni strutturali tra gli intermediari oppure a limitarne per legge certe attività (la “regola di Volcker”). Tali misure non sono necessarie, sarebbero di difficile attuazione e potrebbero comportare alti costi in termini di disponibilità di credito per l’economia – se ad esempio limitassero la capacità delle banche di coprirsi dai rischi di credito o di gestire la liquidità.
DUE PILASTRI PER LA STABILITÀ
Esistono soluzioni alternative che possono garantire la
stabilità del sistema senza rinunciare ai benefici dell’innovazione finanziaria
e alla dimensione globale e multifunzionale delle istituzioni finanziarie. Tali
soluzioni si fondano su due pilastri:
i) il contenimento dell’azzardo morale per i banchieri,
attraverso il rafforzamento della disciplina di mercato sugli azionisti e sui
manager delle banche e l’aumento del costo della licenza bancaria;
ii) l’effettiva possibilità che tutte le istituzioni finanziarie, o almeno gran
parte di esse, possano fallire senza ripercussioni sistemiche
ingestibili.
Le precondizione per ripristinare incentivi corretti per i manager e gli
azionisti delle banche è la modifica delle regole sul capitale, in particolare
con l’eliminazione dei requisiti basati sugli attivi ponderati per il
rischio. Quel sistema è logicamente viziato, poiché la rischiosità
degli attivi non può essere misurata indipendentemente dalle condizioni di
mercato e dal grado di fiducia e, pertanto, i requisiti di capitale vengono
sistematicamente sottostimati in condizioni di mercato favorevole, sovrastimati
quando il clima della fiducia si deteriora. Un requisito di capitale
minimo, calcolato in rapporto al totale delle attività o delle passività
dei gruppi bancari, è comunque indispensabile per porre un tetto all’eccessiva
assunzione di rischio da parte delle banche, in presenza di massicce asimmetrie
informative tra i manager, da un lato, gli investitori e i regolatori
dall’altro.
Una volta corrette le regole prudenziali sul capitale, per rimuovere dal
sistema bancario l’azzardo morale occorre intervenire su tre fronti:
i) riportare a un giusto equilibrio i privilegi della licenza bancaria;
ii) rimuovere la promessa esplicita o implicita di salvataggio pubblico in caso
di crisi;
iii) rendere difficile una eccessiva acquiescenza delle autorità di vigilanza
verso le banche vigilate.
Il sistema di garanzia dei depositi si è spesso trasformato in
un sistema che protegge la banca o l’intero gruppo bancario, invece che i soli
depositanti, al fine di impedire ripercussioni negative sulla fiducia del
mercato. Inoltre, molti sistemi di garanzia dei depositi non sono adeguatamente
finanziati; ciò comporta una promessa implicita che, in caso di bisogno, si
potrà ricorrere alle casse pubbliche – una promessa che diviene quasi una
certezza per le banche di maggiore dimensione.
Un sistema riformato di garanzia dei depositi è il primo pilastro
di una architettura regolamentare per i gruppi bancari cross-border capace di
contenere al minimo l’azzardo morale. Al fine di ristabilire il giusto prezzo
per la licenza bancaria, le banche dovrebbero sostenere ex-ante il costo
pieno della garanzia dei depositi, con contributi al fondo di garanzia
basati sul rischio intrinseco della banca. Tali contributi devono diventare lo
strumento per far pagare alle banche il giusto prezzo del rischio che generano,
valutato in base a un accertamento di vigilanza della probabilità di fallimento
di ciascuna banca e del rischio generato per il sistema. La valutazione del
rischio dovrebbe considerare, oltre alla qualità degli attivi, fattori quali la
stabilità delle fonti di finanziamento, la gestione dei rischi e il sistema dei
controlli, la liquidità e le fonti integrative in caso di bisogno, il grado di
interconnessione con altre banche, la complessità, la stessa dimensione.
Il secondo pilastro per ridurre significativamente l’azzardo
morale nel sistema finanziario è la credibile rimozione della promessa che le grandi
banche non possano fallire. Al riguardo, tutti i principali paesi
dovrebbero adottare procedure speciali di risoluzione – sul modello di quelle
già esistenti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Italia – gestite da
un’unica autorità amministrativa, con ampi poteri di intervento in caso di
crisi. Prevenzione, riorganizzazione e liquidazione sarebbero parte di un’unica
procedura su base consolidata, gestita per ciascun gruppo bancario da un’unica
autorità amministrativa.
Per facilitare la procedura di risoluzione, tutti i gruppi bancari dovrebbero
fornire ai supervisori un documento (“le disposizioni testamentarie in
vita”) che illustri in dettaglio la struttura consolidata delle entità
legali che dipendono dalla capogruppo per la loro sopravvivenza, i crediti
verso il gruppo e il loro ordine di priorità, gli eventuali meccanismi di
‘segregazione’ per proteggere le funzioni di rilevanza sistemica (sistemi di
pagamento, settlement di operazioni auto liquidanti, eccetera) e una
chiara descrizione delle responsabilità e dei meccanismi decisionali operativi.
L’INTERVENTO DELL’AUTORITÀ DI VIGILANZA
Infine, il terzo pilastro di un sistema
finanziario efficacemente riformato è un meccanismo volto a limitare l’inerzia
dei supervisori. Serve un sistema di interventi obbligatori da parte delle autorità
di vigilanza, sotto la vigilanza dell’Autorità bancaria europea, man
mano che il capitale scende al di sotto di determinate soglie. Se la
ricapitalizzazione fallisce, i supervisori saranno tenuti a imporre le misure
di riorganizzazione necessarie: vendita di attivi, chiusura di linee di
business, cambio di management, cessione dell’intera banca a un istituto più
solido. Se anche tali azioni risultano insufficienti, inizia la liquidazione: i
depositi e le altre attività “sane” della banca saranno allora conferiti a una
“banca ponte”, assicurandone la continuità, mentre tutte le altre attività e
passività, insieme con il compenso pagato per il trasferimento di attivi e
passivi alla banca ponte, resteranno nella “banca residuale”. A quel punto,
questa perderà la licenza bancaria e verrà affidata a un amministratore –
nominato dall’Autorità bancaria europea – che ne curerà la liquidazione davanti
ai tribunali delle giurisdizioni rilevanti.
Il beneficio di un tale sistema è che gli interventi correttivi hanno luogo ben
prima che il capitale scenda a zero, in modo che le perdite per il
fondo di garanzia dei depositi e, in ultima istanza, per i contribuenti, siano
contenute. Il sistema deve essere completato da un accordo tra i paesi membri
dell’Unione su una chiave di ripartizione delle perdite residue
che non sia stato possibile evitare.
http://www.lavoce.info 16.03.2010

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