Tra libertà e spiritualità
Il testo è un estratto dell' intervento che l' autore terrà domenica 26 settembre nella giornata conclusiva "Torino spiritualità"
Parlando di "spiritualità" siamo alle prese con un concetto complesso e persino ambiguo. Che cos' è la spiritualità? La mia definizione è la seguente: è una particolare gestione della libertà. Più specificamente, la spiritualità è la dedizione, il legame, la consacrazione della nostra libertà a una dimensione più grande e più importante di noi, con la quale, tuttavia, ci identifichiamo.
Possiamo dire in questa prospettiva che il movimento esistenziale compiuto da chi vive l' esistenza secondo una spiritualità è l' uscita da se stesso per realizzare se stesso, è l' uscita dall' io empirico per entrare nell' autentico sé. La persona spirituale è tale perché lavora sulla propria interiorità, non solo sull' anima ma anche sul corpo, o meglio sempre sull' anima ma anche a partire dal corpo, come appare nelle pratiche di preghiera e di meditazione, nelle regole alimentari, nel digiuno e nell' astinenza, nel silenzio che disciplina la mente, nei passi leggeri, nel lieve sorriso (il cosiddetto "mezzo sorriso") che sempre compare sul volto dei grandi spirituali.
La persona spirituale è consapevole come tutti che per il suo essere corporeo dipende dalla natura, in particolare dal patrimonio genetico ricevuto in eredità, e che per il suo essere sociale dipende dall' ambiente in cui vive, da cui trae concetti, scale di valori, linguaggio. Tuttavia sa che esiste una dimensione del suo essere non riducibile né alla materia né all' ambiente, e quindi non necessariamente determinata da ciò che è altro da sé. La persona spirituale sa cioè di essere libera, e che in quanto tale può agire, non solo re-agire, può cioè creare qualcosa che prima non c' era senza limitarsi a ripetere sempre la medesima struttura, o può anche sfuggire alla rete di menzogne e di vanità in cui il mondo si dibatte senza ripetere più gli stereotipi che tutti ripetono.
La persona spirituale sa anche però che precisamente a causa della sua libertà può giungere a compiere ingiustizie, a mentire, ad agire per vanagloria, a non vedere altro che se stessa, a non volere altro che se stessa, ad avere la mente colma di idee vane che possono portare persino a odiare e a uccidere nel nome della religione. Sa quindi che la libertà in cui consiste la sua più preziosa ricchezza va sorvegliata, disciplinata, ordinata, e che per fare questo non c' è modo migliore che relazionarla a una dimensione più grande che le grandi tradizioni spirituali dell' umanità chiamano in vari modi di cui i maggiori sono "verità, bene, giustizia, Dio, armonia, pace".
Forse qualcuno ricorda il mito di Er (un uomo creduto morto ma tornato in vita dopo dieci giorni nell' aldilà) presentato da Platone nel libro X della Repubblica. In esso si immaginano le anime che prima di incarnarsi scelgono il tipo di esistenza che poi andranno a vivere. Commenta Platone: «Proprio qui si annida ogni rischio per l' uomo, e per questo qui bisogna concentrare ogni impegno. Piuttosto trascuriamo tutte le altre conoscenze per farci ricercatori e cultori solo di quella che metta in grado di scegliere sempre e in ogni caso la miglior vita possibile» ( Repubblica, X, 618 B-C). È precisamente questa la dimensione dell' essere che si tocca quando parliamo di spirito e di spiritualità: la libertà. In essa si annida ogni rischio per l' uomo, ma senza di essa l' uomo non può realizzare se stesso.
Di tale infuocata sostanza la spiritualità è gestione e disciplina, è una particolare dedizione nel nome di una più alta dimensione dell' essere, nominata come già detto dalle diverse tradizioni religiose in diversi modi. Nelle celebri lezioni sulla religione tenute a Berlino nel 1806, poi pubblicate col titolo Iniziazione alla vita beata, il filosofo Johann Gottlieb Fichte affermava: «Rivelami ciò che ami veramente, ciò che cerchi e a cui aspiri con tutto il tuo desiderio quando speri di trovare la tua vera gioia - e con ciò mi avrai spiegato qual è la tua vita. Quello che ami, tu lo vivi. Questo amore rivelato è appunto la tua vita, la radice, la sede e il centro della tua vita». Gesù diceva la stessa cosa: «Dov' è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» ( Matteo 6,21). Quello che ami, tu lo vivi: questo legame tra amore e vita è ciò in cui consiste la spiritualità nella sua dimensione esistenziale e pratica (ben più decisiva di quella teorica che si dichiara a parole).
Nella misura in cui ama, la nostra libertà è attratta dall' oggetto del suo amore, esattamente come la terra è attratta dal sole, perché la forza gravitazionale riguarda anche l' energia psichica, non solo la massa corporea. L' oggetto del nostro amore dà forma alla nostra interiorità, la plasma, le dà suono e sapore. Per questo ognuno dovrebbe chiedersi qual è l' ideale che attrae e dà forma alla sua energia vitale, così forse potrebbe capire qual è la dimensione decisiva della sua esistenza, qual è cioè veramente (nel senso di fisicamente) il suo "Dio".
Repubblica — 22 settembre 2010

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