Strumenti personali
Portale » Cogito Ergo Sum » Tra Keynes e Hayek non c'è poi questo abisso
arabesco3

Tra Keynes e Hayek non c'è poi questo abisso

Per Hayek, come per Keynes, l'incertezza presente nei sistemi economici non è rappresentabile con modelli, anche sofisticati, utilizzati per situazioni di rischio calcolabile.

 

 

L'articolo di Riccardo Sorrentino sulle posizioni dell'accademia italiana di fronte alla crisi (Il Sole 24 Ore del 14 luglio) fornisce un quadro sintetico delle posizioni, ma non può non risentire di qualche semplificazione. La posizione dei seguaci del pensiero austriaco è identificata correttamente nel fronte neo-liberista, ma è bene ricordare che su molte questioni Hayek si differenzia dai macroeconomisti moderni del fronte liberista, almeno tanto quanto dai moderni keynesiani. Su alcuni aspetti di metodo vi è addirittura una convergenza fra Hayek e Keynes.
Sulla prima questione, anche i neo-liberisti austriaci sostengono posizioni macroeconomiche che vedono nello stimolo alla domanda aggregata una misura inefficace, ma in Hayek vi era un interesse per la struttura settoriale del sistema economico che scompare nei principali modelli moderni di ispirazione neoclassica. Un target di inflazione, elemento fondante di ogni politica economica ispirata dalla teoria mainstream, non può che apparire controproducente, in un'ottica alla Hayek, perché impedisce di cogliere la differenza fra i settori che producono beni di consumo e di investimento. Perseguendo un basso tasso di inflazione al consumo si induce una crescita dei valori degli assets reali e quindi una allocazione intertemporale a favore dei settori dei beni di investimento che può risultare inefficiente. Inoltre, vi è differenza fra una politica monetaria che ritiene di poter risolvere ogni fase di crisi con un controllo dei tassi che favorisca l'espansione del credito, rischiando di far saltare il sistema su una bolla speculativa dopo l'altra (come si può sostenere abbia fatto la Fed con Greenspan) e l'idea di Hayek che il mercato deve svolgere un ruolo di riequilibrio dei capitali fra settori.
Sulla questione del metodo, vi è poi un punto fondamentale di accordo fra Hayek e Keynes, relativo al tipo di analisi che la scienza economica può offrire, che differenzia i due autori da molta teoria economica moderna. Hayek distingue le scienze in termini del loro oggetto e pone l'economia fra quelle che studiano fenomeni complessi. Per tali scienze i metodi di analisi non possono replicare acriticamente quelli utilizzati nelle scienze naturali classiche quali la fisica. Sia Hayek che Keynes scrivono in periodi nei quali non vi è ancora una piena diffusione dei metodi matematici in economia, ma entrambi hanno lasciato chiare indicazioni sul fatto che non ritenevano l'oggetto della scienza economica passibile di formalizzazione spinta. La crisi è stata caratterizzata da un uso di modelli di formazione dei prezzi delle attività finanziarie che si sono rivelati fortemente inadeguati. Tale inadeguatezza, oggi oggetto di critica negli sviluppi di finanza comportamentale, non avrebbe sorpreso Hayek né Keynes, ma non è un punto critico sottolineato dai macroeconomisti liberisti in generale. La modellizzazione di un agente economico che massimizza l'utilità attesa di un flusso intertemporale di rendimenti delle attività finanziarie costituisce la base teorica dei modelli dei mercati finanziari sotto accusa. Ma per Hayek, come per Keynes, l'incertezza presente nei sistemi economici non è rappresentabile con modelli, anche sofisticati, utilizzati per situazioni di rischio calcolabile, ed i soggetti economici fanno scelte che si discostano dalla massimizzazione dell'utilità attesa proprio per la loro percezione dell'incertezza. Sulla questione Keynes è critico sin dalla prima stesura della sua tesi di dottorato sulla teoria della probabilità; Hayek vi costruisce la sua critica alla teoria dell'equilibrio generale. Su questo punto, paradossalmente, la convergenza fra il gruppo dei moderni post-keynesiani e alcuni studiosi di matrice austriaca è chiara. Per entrambi il mercato non può essere caratterizzato in tal modo, ed una azione di politica economica che non tenga conto di ciò è destinata al fallimento. Senza dimenticare che per Hayek il mercato è un contesto istituzionale complesso, non un semplice luogo di allocazione dei beni, nel quale le regole di comportamento sono elemento costitutivo ineliminabile.

 

http://www.ilsole24ore.com 18 luglio 2010

Azioni sul documento