Testamento biologico. Chi vuole rubarci la vita
I moribondi di Palazzo Montecitorio stanno per approvare una legge ideologica, violenta, bugiarda, sgrammaticata, incostituzionale.
La maggioranza parlamentare sempre più delegittimata per gli scandali che
l´attraversano, per l´impunita vocazione a secondare ogni pretesa del suo Capo,
per la distanza abissale dal rispetto dovuto ai cittadini pretende di
impadronirsi della vita stessa delle persone. Non si cura dei documenti
analitici mandati a tutti i senatori e deputati da più di cento giuristi che
mostrano i gravi limiti tecnici della legge. Disprezza l´opinione pubblica
perché, come da anni ci dicono le periodiche rilevazioni dell´Eurispes, il 77%
degli italiani è favorevole al diritto di decidere liberamente sulla fine della
vita. Mentre ripetono la sempre più mendace formula "non mettiamo le mani
nelle tasche degli italiani", il presidente del Consiglio e la sua
docilissima schiera mettono le mani sul corpo di ciascuno di noi.
La legge è ideologica e violenta, quintessenza di un dispotismo etico che vuole
imporre a tutti il parzialissimo, controverso punto di vista di una sola parte
a chi ha convinzioni, fedi, stili di vita diversi. Afferma la «indisponibilità»
della vita: ma questa è una affermazione in palese contrasto con l´ormai
consolidato diritto al rifiuto e alla sospensione delle cure, che in moltissimi
casi è già stato esercitato con la consapevolezza che si trattava di una
decisione che avrebbe portato alla morte. Nega il diritto di rifiutare
trattamenti come l´alimentazione e l´idratazione forzata, escludendone il
carattere terapeutico in contrasto con l´opinione delle società scientifiche e
con l´evidenza della pratica medica. Riflette un fondamentalismo cattolico
incomprensibile: il muro alzato dalle gerarchie vaticane contrasta
clamorosamente, ad esempio, con l´apertura mostrata dalla Conferenza episcopale
tedesca Varcate le Alpi, quel che lì è materia di legittimo dibattito pubblico
improvvisamente diventa questione di fede?
È bugiarda, perché il suo titolo – che si richiama al consenso informato,
all´alleanza terapeutica tra medico e paziente, alla rilevanza delle
dichiarazioni fatte dalla persona per decidere consapevolmente sul come morire
– è clamorosamente contraddetto dal contenuto delle singole norme. Il consenso
della persona è sostanzialmente vanificato, perché le sue dichiarazioni non
hanno valore vincolante e non possono riguardare questioni essenziali come
quelle dell´alimentazione e dell´idratazione forzata. L´alleanza terapeutica si
risolve nello spostamento del potere della decisione tutto nella direzione del
medico. Le «dichiarazioni anticipate di trattamento» sono vere macchine
inutili, frutto di un delirio burocratico che impone faticose procedure alla
fine delle quali vi è il nulla, visto che sono prive di ogni forza vincolante.
Siamo di fronte ad una vera "legge truffa", ad un testo
clamorosamente incostituzionale. Legittimi punti di vista non possono essere
trasformati in norme che si impongono alla volontà delle persone violando i
loro diritti fondamentali. La discrezionalità del legislatore, in questi casi,
è esclusa esplicitamente dall´articolo 32 della Costituzione: «la legge non può
in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». E la Corte Costituzionale
ha riconosciuto il diritto della persona di «disporre del proprio corpo»; ha
severamente escluso che il legislatore possa arrogarsi il ruolo del medico e
dello scienziato: e soprattutto ha affermato in modo nettissimo che
l´autodeterminazione è un "diritto fondamentale" della persona.
Proprio quell´autodeterminazione che il voto della Camera vuole cancellare.
Questo scempio si sta consumando nel più assoluto silenzio. Perché
l´opposizione, oltre ad impegnarsi in una purtroppo vana battaglia di
emendamenti, non ha praticato nemmeno per un minuto un ostruzionismo che
avrebbe almeno avuto la funzione di informare l´opinione pubblica del
gravissimo scippo che si sta consumando a danno di tutti? Il Pd continua a
rimanere prigioniero delle sue divisioni interne, che sono divenute un ostacolo
alla cultura e alla ragione? Perché persiste il timore di dispiacere alle
gerarchie vaticane, non al ricco e aperto mondo dei cattolici? Perché,
soprattutto, a nulla è servita la lezione delle elezioni amministrative e dei
referendum che mostrano una società viva, reattiva, alla quale bisogna fare
appello tutte le volte che sono in questione i diritti fondamentali delle
persone?
Ricordo una volta di più Montaigne: «la vita è un movimento ineguale,
irregolare, multiforme». La legge deve abbandonare la pretesa di impadronirsi
d´un oggetto così mobile, sfaccettato, legato all´irriducibile unicità di
ciascuno. Quando ciò è avvenuto, libertà, dignità e umanità sono state
sacrificate e gli ordinamenti giuridici hanno conosciuto una inquietante
perversione. Non a caso «la rivoluzione del consenso informato» nasce come
reazione alla pretesa della politica e della medicina di impadronirsi del corpo
delle persone, che ha avuto nell´esperienza nazista la sua manifestazione più
brutale. L´autoritarismo non si addice alla vita, né nelle sue forme
aggressive, né in quelle «protettive». Riconoscere l´autonomia d´ogni persona,
allora, non significa indulgere a derive individualistiche, ma disegnare un
sistema di regole che mettano ciascuno nella condizione di poter decidere
liberamente. ![]()
| 07 Luglio 2011

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