Taleb, la teoria del cigno nero e l´importanza dell´incertezza "Perché scommetto sulla mia ignoranza
A 35 anni fu colpito da un tumore alla gola, tipico dei grandi fumatori ma lui non aveva mai fumato. Insomma: il cigno nero era lui
Nel suo libro Le nostre paure, recentemente pubblicato da Rizzoli, il celebre
psichiatra Vittorino Andreoli afferma senza mezzi termini che "il potere è
stupido". Parla del potere politico, Andreoli, ma anche di quello
economico e finanziario, con l´esperienza e l´intuizione dello psichiatra.
Senza contrapporre la stupidità all´intelligenza, ma considerandola un motore
indipendente delle vicende umane.
È su una declinazione di questa stupidità che conta Nassim Taleb, uno dei più
fortunati investitori degli ultimi anni, per accumulare miliardi di dollari nel
suo hedge fund, ed enormi fortune personali. Autore del bestseller Il cigno
nero (Il Saggiatore, 2008), Taleb - che il 29 ottobre terrà una delle
conferenze organizzate da Telecom al festival della Scienza di Genova - trae
profitto dalla stupidità dei mercati. E dalle intuizioni sbagliate dei trader
"ordinari".
Cinquantenne, studioso dei processi cognitivi e percettivi legati alla fortuna
e alla probabilità, Taleb ha un biglietto da visita singolare nella specialità
che insegna all´Università del Massachusetts: scienze dell´incertezza.
La sua ricetta è semplice, e prende spunto da una massima - che cita di
continuo - di David Hume: «Non c´è un numero di osservazioni, per quanto alto,
che ci permetta di inferire che tutti i cigni sono bianchi, ma l´osservazione
di un solo cigno nero basta a dire che non lo sono». Tradotto nel linguaggio
della finanza, Taleb scommette su alti e bassi improvvisi e violentissimi dei
mercati, che normalmente non sono soggetti a scossoni. Per dirla con lui,
scommette sui cigni neri. A Wall Street, dice, tutti puntano su cambiamenti
graduali degli indici azionari, correndo rischi su singoli - ma altamente
improbabili - rovesci. Così ogni giorno, o giù di lì, si accontentano mediamente
di modesti guadagni, ma non tengono in conto la possibilità di subire invece
enormi perdite. Perché non succede mai, o quasi. È proprio il comportamento
osservato da Daniel Kahneman e Amos Tversky, che ci hanno vinto il Nobel per
l´economia nel 2002, con i loro esperimenti sui guadagni e le perdite in
denaro: siamo più inclini a scommettere, a correre un rischio, quando si tratta
di perdite piuttosto che quando si tratta di guadagni.
Taleb fa il contrario, scommettendo sull´ignoranza. Sulla sua, intende. Nel
senso che mentre gli altri credono di conoscere l´andamento dei mercati lui
crede di non conoscerlo, e dunque di non sapere quando arriverà - e arriverà -
il cigno nero, il tracollo. Perde un po´ tutti i giorni, acquistando di
continuo opzioni finanziarie che quasi mai vanno a buon segno. Ma quando sui
mercati arriva un terremoto lui guadagna cifre astronomiche, mentre gli altri
colano a picco. È stato così con l´11 settembre, ed è stato così con la crisi
di questi ultimi anni. Oggi l´hedge fund di Taleb controlla miliardi di
dollari, «e ancora non sappiamo nulla», commenta lui.
Nella sua raccolta di saggi pubblicati sul New Yorker, intitolata What the dog
saw, Malcolm Gladwell racconta l´epoca in cui Taleb ebbe la sua intuizione. Nel
1995, aveva 35 anni, gli fu diagnosticato un tumore alla gola, una malattia che
di solito colpisce soggetti che hanno fumato come turchi per tutta la vita. Ma
lui era giovane e non aveva praticamente mai toccato una sigaretta. Era lui, il
cigno nero. Ora, dice, il tumore è guarito, ma non la lezione che quell´evento
altamente improbabile gli ha impartito e che si applica alla finanza, ma in
generale alla vita di tutti i giorni: gli eventi altamente improbabili
avvengono, e siccome non possiamo prevederli perché le variabili in gioco sono
troppe (compresi due aerei che si schiantano contro il World Trade Center)
dobbiamo essere pronti a coglierne i frutti in ogni momento.
Ecco, questo è Nassim Taleb. Non chiedete di lui, a Wall Street, perché gli
altri, quelli che vivono della finanza tradizionale, pensano che perdere denaro
sistematicamente ogni giorno sia una follia. Salvo poi pentirsi quando Taleb
passa all´incasso.
Repubblica 24.10.10

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