Sviluppo sostenibile, un sogno che i governi devono coltivare
A piccoli passi verso la green economy
Sta facendo scalpore negli Stati Uniti il
libro Green went wrong, dell'ambientalista
Heather Rogers, un attacco alla nuova consapevolezza verde e alla retorica
della green economy. Nel volume, l’accusa è quella di cercare di
creare un "ambientalismo pigro", che non richiede sacrificio e che
porta a pensare che i cittadini possano salvare l'ambiente comprando i prodotti
giusti, mantenendo il sistema capitalistico attuale, vera causa dei problemi.
L'invito, invece, è al cambiamento dello stile di vita, ma con sacrifici e
riduzione di consumi e comodità. Vediamo attraverso alcune asserzioni cosa è
provocazione e cosa è invece utile riflessione.
L’economia verde non
coincide con lo sviluppo sostenibile: vero. Semplificando molto potremmo
dire che la ricerca del “verde” come business risiede nel cercare di
conquistare nicchie della domanda di beni con prodotti mediamente più
eco-sostenibili di quelli già presenti sul mercato. È il caso delle auto
ibride, è il caso dei nuovi televisori con tecnologia a led solo per fare due
esempi immediati. Inevitabilmente tutto ciò si basa sulla logica del consumo e
una modifica lieve, se non nulla, dei propri stili di vita.
La green economy migliora l’ambiente: vero. Se valutiamo la spinta all’innovazione ambientale che ne deriva otteniamo risultati per i quali per unità di prodotto il consumo di risorse è più efficiente. Il criterio dell’efficienza è un fattore non secondario che permette, in molti casi, di compensare l’aumento dei consumi. In poche parole se ho un auto ibrida il mio consumo di carburante e le mie emissioni sono inferiori per chilometro percorso e quindi complessivamente l’impronta ecologica dei miei stili di vita decresce.
Il
cambiamento degli stili di vita è semplice: falso. Il consumatore effettua
delle scelte. Qualunque prodotto “verde” non “scelto” è destinato a essere
ritirato dal mercato e a sparire e non c’è politica di supporto pubblica che
riesca a sostenerlo nel medio-lungo termine. Chiedereste mai a un italiano
di rinunciare alla carne rossa? Eppure è un alimento estremamente “inquinante”
nel suo ciclo di vita. Chiedereste a un viaggiatore di andare a Londra in treno
per diminuire il suo impatto ambientale? Se anziché educare per piccoli passi
ci si impone di porre la discussione sulla visione consumistica del mondo, sui
sacrifici e sulle comodità a cui rinunciare che possibilità ha l’ambiente di
prevalere sull’economia? Credo siamo prossimi allo zero.
E allora? E allora non vorremmo tornare ai tempi in cui un
ambientalismo elitario teneva fuori chiunque tentasse di avvicinarsi con
paradigmi troppo rigidi per essere accolti. La green economy non è la soluzione
ma è un percorso nella giusta direzione: più aziende e più consumatori ci
crederanno e maggiori saranno i risultati concreti sull’ambiente in cui
viviamo.E il sogno dello sviluppo sostenibile? Rimane un obiettivo, un sogno
che i governi in primis devono eticamente e concretamente portare avanti ma
alle persone non si può che chiedere di aderire alla green economy e di
rispettare l’ambiente nei loro comportamenti quotidiani. Se tutti lo facessimo
non sarebbe nemmeno poco.
http://www.ffwebmagazine.it 4
luglio 2010

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