Se la corruzione svuota la democrazia
C´è da pensare che chi vive di corruzione non ami la democrazia e voglia fare di tutto per imbavagliarne la voce libera e pubblica.
Mentre la marea della corruzione monta come un oceano in tempesta, il presidente del Consiglio promette che i singoli responsabili pagheranno per gli errori, che le mele marce verranno selezionate e scartate. E così tutto potrà continuare come prima. Ma si tratta di una rassicurazione che non rassicura poiché più i giorni passano più appare chiaro che qui non si tratta di casi individuali ma di una rete nazionale di illecito, di un vero e proprio sistema di arricchimento alimentato e coperto anche da norme specifiche, come quella sulla Protezione Civile.
In aggiunta c´è che questo è un tempo di crisi economica
grave, e la corruzione, il furto delle risorse pubbliche, sono un delitto se
possibile ancora più grave.
Non ci sono ancora dati statistici capaci di confermare la relazione diretta
tra regime democratico e sviluppo economico; quella stabilita dagli studiosi è
solo una relazione indiretta. Ci sono invece dati certi sulla relazione,
diretta, tra corruzione e sviluppo economico o benessere generale. La
triangolazione di questi tre fattori - democrazia, sana politica, sviluppo
economico - è uno dei temi più studiati e anche quello che ci offre molti
interessanti argomenti per contestare la favola delle mele marce. Detto a
rovescio, è provato che indirettamente la democrazia serve a mitigare gli
effetti economici negativi della corruzione. La prima e fondamentale ragione di
questa "utilità" della democrazia sta nel fatto che il meccanismo
elettorale consente ai cittadini di mandare a casa i politici corrotti (se un
paese dovesse affidarsi solo ai tribunali, non avrebbe una società civile
efficiente e libera). In buona sostanza, è l´effetto di deterrenza delle
elezioni che dovrebbe riuscire a tenere sotto controllo i politici, ed è la
sconfitta elettorale la punizione più efficace (proprio perché, come si vede,
gli uomini di potere tendono a non volersene andare spontaneamente). Molto più
chiara è la relazione tra salute politica e sviluppo economico. Detto a rovescio,
la corruzione politica ha effetti diretti di impoverimento della società.
Perché corruzione e impoverimento vanno insieme? La risposta ci viene dalla
natura stessa della corruzione. La corruzione è "l´abuso dei pubblici
uffici o delle funzioni pubbliche per scopo di arricchimento" di privati
o/e di gruppi. L´obolo offerto in vista di un calcolato guadagno dagli uomini
d´affari ai politici può andare sia nelle tasche di un singolo ministro sia in
quelle di un partito. La corruzione per il partito (che comunque non riguarda
questo nuovo sistema di illecito) è corruzione. La natura del fatto non cambia
con l´identità dell´«utilizzatore finale». La necessità che ha di celarsi alla
legge e all´informazione qualifica la corruzione come una gravissima violazione
di tutti principi, non solo quelli morali, etici, giuridici e politici, ma
anche quelli economici. E veniamo così alla relazione diretta tra corruzione e
impoverimento.
Lo scambio di favori - sul quale si raccontano casi tra i più bizzarri in
questi giorni - agevola privati che operano nell´impresa, in quella delle
costruzioni o industriale, commerciale o dei servizi. L´impresa del signor
Anemone ha fatto grandi affari con i politici italiani in barba alle regole
della libera competizione. Come un baro, il corruttore trucca il gioco e si
arricchisce con e a spese di tre cose: il denaro dei contribuenti, le leggi e
le norme, i potenziali competitori. Prestando attenzione a questa terna (fatale
in tutti casi di corruzione) si intuiscono gli effetti devastanti che la
corruzione ha sull´economia di un paese. E siccome nel caso della corruzione il
danno è sempre fatto a tutte e tre insieme le vittime (le finanze dello stato,
le leggi, il mercato) risulta evidente che davvero la corruzione deturpa la
società democratica impoverendo l´intera società.
Impoverisce per l´ovvia ragione che si alimenta con i soldi che sono di tutti e
che violando la trasparenza delle regole (per esempio quelle per l´attribuzione
di appalti nelle Grandi opere o nei lavori pubblici ordinari) fa saltare il
principio che presiede al contenimento dei costi: competenza su un piede di
parità. La corruzione è un caso vero e proprio di attentato monopolistico
all´economica di mercato. E una delle conseguenze perverse di questa turbativa
delle buone pratiche è che gli imprenditori, sapendolo, si premuniscono in
anticipo e si preparano a fare quello che fan tutti. Ecco spiegata la ragione
per la quale la storia delle "mele marce" è una favola: la corruzione
deve farsi sistema per avere successo; deve essere messa in conto da tutte le
imprese che vogliono lavorare per il pubblico.
L´effetto escalation della corruzione - e la prova che la storia delle mele marce è una favola per gli stupidi - è molto ben descritto da queste parole usate da due studiosi (Shleifer e Vishny) a proposito del paese governato da Vladimir Putin: «Per investire in una compagnia russa, uno straniero deve corrompere ogni agenzia coinvolta nella transazione, inclusi il ministero degli esteri, quello dell´industria e dello sviluppo economico, quello delle finanze, il governo locale dell´area dove avverrà l´investimento, la banca centrale, l´ufficio centrale delle opere pubbliche e così via. L´ovvio risultato è che gli stranieri non investono in Russia». E qui siamo nella perfetta condizione di impoverimento generale a causa dell´arricchimento di pochi o pochissimi per vie illecite. Gli impoveriti non fanno notizia. Ne farebbero, e farebbero un gran rumore, se la democrazia funzionasse. E qui veniamo al punto: la democrazia ha le regole adatte per disincentivare la corruzione mandando a casa i politici corrotti. C´è da pensare, proprio perché questo teorema è noto a chiunque, che chi vive di corruzione non ami la democrazia e voglia fare di tutto per imbavagliarne la voce libera e pubblica. Questa è una storia di casa nostra.
http://www.repubblica.it 16/05/2010

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