Riequilibri necessari
Per arrivare a ripresa mondiale forte, equilibrata e prolungata servono due complesse azioni di riequilibrio economico.
Raggiungere una "ripresa mondiale forte, equilibrata e
prolungata" - per citare l'obiettivo stabilito a Pittsburgh dal G20 - non
è per niente facile. Richiede molto di più del semplice ritorno al
“business as usual”. Servonodue azioni fondamentali e complesse di
riequilibrio economico. (1)
- Riequilibrio interno: quando la domanda privata è crollata,
lo stimolo fiscale ha contribuito a ridurre il calo della produzione. Ciò
ha permesso di evitare il peggio. Ma adesso la domanda privata deve
tornare a essere abbastanza forte da trascinare e sostenere la crescita, mentre
lo stimolo deve cedere il passo al consolidamento fiscale.
- Riequilibrio esterno: prima della crisi molti paesi
avanzati, soprattutto gli Stati Uniti, dipendevano in manera eccessiva dalla
domanda interna, ora devono fare maggiore affidamento sulle esportazioni
nette. Così come molti paesi emergenti, in particolare la Cina, si sono affidati troppo
alle esportazioni nette, e ora devono guardare alla domanda interna.
TROPPO LENTAMENTE
Le due azioni di riequilibrio procedono troppo lentamente.
Nei paesi avanzati, la domanda privatainternaresta
debole. Ciò riflette sia una correzione degli eccessi pre-crisi sia le
cicatrici lasciate dalla crisi stessa. I consumatori statunitensi che
avevano fatto un eccessivo ricorso ai prestiti prima della crisi, ora
risparmiano di più e consumano meno: è un bene nel lungo periodo, ma nel breve
è un freno alla domanda. Il boom immobiliare si è tramutato in un crollo e
gli investimenti in questo settore rimarranno molto bassi ancora per qualche
tempo, mentre la debolezza del sistema finanziario continua a condizionare il
credito.
Il riequilibrio esterno resta limitato. Le esportazioni nette
non contribuiscono alla crescita nei paesi avanzati, per esempio il deficit
commerciale degli Stati Uniti rimane di grandi dimensioni. Molti mercati
emergenti continuano a registrare ampi surplus delle partite correnti, e
continuano a rispondere agli afflussi di capitale principalmente attraverso l'accumulo
di riserve piuttosto che attraverso un apprezzamento della
moneta. Le riserve internazionali hanno raggiunto i massimi livelli
storici e continuano ad aumentare.
Il risultato è un ripresa che non è né forte, né equilibrata e corre il rischio
di non essere duratura. (2) Nell’ultimo anno, a
guidare la ripresa sono stati l'accumulo di scorte e lo stimolo
fiscale. Ora, il primo staarrivando alla sua fine naturale e il secondo si
sta lentamente esaurendo. Consumie investimenti devono ora assumere quel
ruolo. Invece, nelle economie più avanzate, consumi e investimenti restano
deboli e, uniti a uno scarso miglioramento delle esportazioni nette, portano a
una bassa crescita. La disoccupazione è alta e non accenna a diminuire.
Al contrario, in molti paesi emergenti, dove gli eccessi sono
stati limitati e poche le cicatrici lasciate dalla crisi, i consumi, gli
investimenti e le esportazioni nette stanno tutti contribuendo a una forte
crescita e la produzione è di nuovo vicino al suo potenziale.
COSA FARE
Primo, laddove la domanda privata è debole, le banche
centrali devono continuare con una politica monetaria accomodante.
Ma dobbiamo essere realistici. Non si può fare molto di più e non dovremmo
aspettarci troppo da ulteriori misure di quantitativeo credit
easing. (3) (LINK ASCARI 17/04/09) Non c'è ancora
alcuna evidenza che prolungati bassi tassi di interesse portino all’assunzione
di rischi eccessivi, ma se questi rischi dovessero materializzarsi, dovrebbero
essere affrontati con misure macroeconomiche prudenziali, non
attraverso l'aumento dei tassi ufficiali.
Secondo, e ovunque sia necessario, i governi devono continuare con le
ristrutturazioni e le riforme finanziarie.
Molte banche non hanno capitale sufficiente e la stretta creditizia condiziona
segmenti della domanda. Le cartolarizzazioni, che in futuro dovranno
svolgere un ruolo importante in tutto il sistema finanziario, sono ancora
esangui. Le riforme finanziarie procedono, ma permangono dubbi su quelle
istituzioni "troppo grandi per fallire", sul perimetro della
regolamentazione, e sulle operazioni cross-border. Più rapida è la
riduzione dell'incertezza nel processo di riforma, più il sistema finanziario
sarà in grado di sostenere la domanda e la crescita.
Terzo, e di nuovo ovunque sia necessario, i governi devono dedicarsi al risanamento
del bilancio pubblico. È essenziale non tanto per eliminare gli
stimoli fiscali adesso, ma per offrire un piano credibile di stabilizzazione
nel medio termine e in seguito di riduzione del debito. Piani credibili
possono comprendere regole fiscali, la creazione di agenzie indipendenti per la
finanza pubblica e riforme graduali dei diritti acquisiti. Molti paesi non
hanno ancora varato programmi di questo tipo, che invece sono fondamentali
perché, una volta attuati, garantiranno al governo una maggiore flessibilità
fiscale per sostenere la crescita nel breve periodo.
Quarto, i paesi emergenti con ampi surplus delle partite
correnti devono accelerare il riequilibrio.
Non è solo nell'interesse dell'economia mondiale, ma anche nel loro stesso
interesse. In molti di questi paesi, le distorsioni hanno portato a un
livello troppo basso di consumi e di investimenti. Èfortemente auspicabile
rimuovere queste distorsioni per lasciare così che i consumi e gli investimenti
aumentino. In buona parte, le forze di mercato, sotto forma di forti
afflussi di capitali, stanno spingendo questi paesi nella giusta direzione.
Tuttavia, fino a che alcuni paesi non permetteranno aggiustamenti adeguati del
loro tasso di cambio, si aggraverà il problema per gli altri.
L'utilizzo di riserve dovrebbe essere limitato e il ruolo dei controlli sul
capitale, se proprio deve esserci, dovrebbe essere quello di indirizzare i
flussi secondo interessi macroprudenziali e non per evitare necessarie
variazioni del tasso di cambio.
Tutti questi elementi sono strettamente interconnessi. I paesi avanzati
avranno difficoltà a raggiungere il consolidamento fiscale se non potranno
contare su una più forte domanda privata, interna ed estera. E le
preoccupazioni per i rischi sovrani possono facilmente far deragliare la
crescita. Se si ferma la crescita nei paesi avanzati, i paesi emergenti
andranno incontro a un difficile periodo di decoupling. Questi seri
rischi, che sono stati descritti nel Global Financial Stability Report,
non dovrebbero essere ignorati. (4)
Un attento disegno di policy a livello nazionale e un coordinamento a livello
globale possono essere ancora più necessari oggi di quanto non lo fossero al
picco della crisi, un anno e mezzo fa.
(1) IMF, World Economic Outlook: Recovery,
Risk, and Rebalancing, October 2010.
(2) IMF, “Global Economy Remains Fragile,
Says IMF”, IMF
Survey Online, 6 October 2010.
(3) Si tratta di misure non convenzionali di politica
monetaria. Quantitative easing significa “rilassare” la quantità di moneta,
ossia aumentarla, comprando assets, tendenzialmente titoli di Stato. Il
credit easing si basa sulla variazione della dimensione e della composizione
del lato dell’attivo del bilancio della banca centrale.
(4) IMF, Global Financial Stability Report:
Sovereigns, Funding, and Systemic Liquidity, October 2010. Viñals, José (2010), “Financial System Fragilities –
Achilles’ Heel of Economic Recovery”, IMFdirect, 5 October 2010.
Traduzione di Davide Baldi
http://www.lavoce.info 15.10.2010

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