Potere, cultura e sentimenti i sogni per un'Italia diversa
Come può cambiare il Paese e cosa sarebbe bello che succedesse per rendere migliore la condizione femminile? Ecco quello che immaginano e vorrebbero per il domani giornaliste, scrittrici, studiose e filosofe
Nadia Urbinati. Una donna premier e un'altra
immagine
Il peso sociale delle donne è cresciuto enormemente in questi decenni, non così
quello politico. L'Italia rappresenta al meglio questa sproporzione. Ma con più
donne in politica cambierebbe la politica italiana? Cambierebbe qualcosa se
l'Italia avesse un presidente del Consiglio donna? Non esiste innocenza per
diritto naturale; le donne sono attori responsabili e altrettanto capaci degli
uomini di lasciarsi irretire dal potere. Però, quale cambiamento simbolico e di
immagine! Un'utopia. Ma forse non è utopistico pensare di fare dell'8 Marzo
un'occasione per augurare alle donne in Parlamento e nel Governo che sentano la
responsabilità del loro ruolo. Il premier ha costruito il suo potere anche
grazie a molte di loro, che ancora oggi gli sono fedelissime - la
fedeltà a un capo é disonorevole in una democrazia, dove dovrebbe valere solo
la rispondenza alla legge e agli elettori. Sarebbe bello che con un moto
d'orgoglio vi riprendeste l'autorità di giudizio e rovesciaste la
rappresentazione delle donne che il "pubblico" italiano ha
introiettato in questi decenni: donne spesso da vendere, sempre madri, qualche
volte colleghe in seconda, spesso a caccia dell'uomo potente. Sempre in posizione
subordinata e vile. L'8 marzo si celebri l'autonomia e l'autostima.
Benedetta Tobagi. Nuove opportunità e saggezza antica
A scuola non resta che l'ora di educazione fisica a separare maschi e femmine,
e mai le donne italiane sono state così libere di vivere, amare, lavorare,
procreare. Almeno in teoria. Stereotipi mortificanti, dilemmi insolubili,
aspettative sociali schizofreniche pesano ancora come macigni: devi essere
tutto, non sei abbastanza - e attenta, che spaventi gli uomini! Come
raccapezzarsi in questo labirinto? Come imparare a essere donna senza cacciarsi
in nuove trappole, scambiandole magari per libertà? Sogno che la tv la smetta
di piantare bombe a orologeria nella testa delle ragazzine (e intanto ringrazio
chi gira nelle scuole per disinnescarle). Sogno che le donne non debbano patire
l'invidia di altre donne che dovrebbero educarle anziché far pagare loro le
proprie frustrazioni. Che le "madri dell'anima" soppiantino le
madri-maitresse. Sogno che dal fiume della saggezza antica riaffiorino immagini
attraverso cui una ragazza possa imparare tutte le donne che porta dentro,
scoprire i propri desideri, evitare la scure di Barbablù e la tentazione di
Scarpette rosse, sfuggire all'avidità dei predatori con le pelli d'orsa di
Artemide e riprendersi con Afrodite la gioia del sesso che non serve ad
ottenere soldi o potere e nemmeno rassicurazioni.
Michela Marzano. Un futuro rosa è possibile
Si era trasformato in un appuntamento per happy few. Poche persone che, un po'
per abitudine, un po' per dovere, continuavano a festeggiarlo per ricordare le
conquiste sociali, politiche ed economiche degli anni Sessanta e Settanta.
Proprio mentre la realtà ci stava travolgendo, trasformando le donne in
comparse sempre più marginali di un copione per soli uomini. Ma qualcosa è
cambiato e questo sembra un nuovo 8 marzo. Le donne sono stanche di ascoltare
tutti quelli che continuano a pretendere che il "secondo sesso", più
fragile e meno sicuro di sé, non ha altro che la bellezza per farsi notare. Non
si accontentano più delle briciole. Vogliono che la situazione, in Italia,
migliori davvero. Che la libertà e l'uguaglianza non siano più semplici parole,
ma diventino "vita, politica e realtà". Che gli sforzi che tante di
loro fanno siano realmente riconosciuti, valorizzati, ricompensati... È anche
per questo che, nonostante le minacce e gli insulti, sono state più di un
milione a manifestare in tutta Italia il 13 febbraio. Giovani e meno giovani.
Madri e figlie. Eterosessuali ed omosessuali. E che, nonostante le battute sarcastiche
di chi non ne vuol proprio sapere di queste "radical chic" che
dovrebbero smetterla di creare inutili problemi, saranno tantissime a
festeggiare con i propri mariti, amici e figli l'8 marzo di quest'anno in
Italia. Spettacoli, conferenze, dibattiti, manifestazioni... Per la prima volta
dopo tanto tempo, la festa delle donne non è più solo un giorno per commemorare
le lotte e le conquiste femminili, ma un appuntamento centrale per cominciare a
trasformare la società. Non più solo un modo per dire "ciò che non siamo,
ciò che non vogliamo", ma anche e soprattutto per spiegare quello che
vogliamo, sogniamo, speriamo... A cominciare dal nostro corpo. Non tanto
(e non solo) per riprendere gli slogan degli anni Settanta che già
sottolineavano l'importanza, per ogni donna, di disporre liberamente del
proprio corpo. Ma soprattutto perché, in questi ultimi tempi, il corpo
femminile è diventato un vero e proprio campo di battaglia su cui ci si
accanisce senza tregua. Come se, per la donna, l'unica possibilità di esistere
fosse quella di "incarnare" la perfezione. Certo, esistono come
sempre delle eccezioni. Come quando Glamour pubblicò le foto della modella
"normale" Lizzi Miller, che sfoggiava con orgoglio i suoi 79 chili.
Allora furono centinaia di migliaia le lettrici che scrissero alla redazione
del giornale: "Finalmente una donna vera, una come noi!" Ma si trattò
solo di un istante di sollievo. Prima di ripiombare nella routine, e soffocare
di nuovo sotto il peso delle norme. Essere, apparire, controllare... nel nome
delle immagini! Eppure sarebbe bello "liberare" definitivamente il
corpo delle donne. Non liberarsi dal corpo, come hanno preteso per secoli i
filosofi. Perché, nonostante tutto, il corpo c'è. È nel corpo e grazie al corpo
che ciascuno di noi è nato, vive, muore. È nel corpo, e per suo tramite, che si
incontrano gli altri, si esprimono le proprie emozioni, si manifestano i propri
sentimenti. Ma liberare per sempre il corpo femminile dalle aspettative e dagli
stereotipi di genere. Questa sarebbe la vera libertà. Il primo passo per
l'uguaglianza. Indipendentemente dalla dittatura del gusto, dalle ingiunzioni
sociali, dalle norme culturali. Per poter scegliere se vestirsi di rosa, di
nero o di giallo, non perché "si fa" o di "deve", ma
semplicemente perché si ha voglia di farlo. Per decidere se essere conformi o
ribellarsi, senza che qualcuno ne tragga immediatamente le conclusioni che
impone il bon ton. E smetterla, una volta per tutte, di ridurre la donna ad un
semplice corpo-immagine...
Melania Mazzucco. Che nessuno giustifichi la violenza quotidiana
Non è un sogno. Miserabili azioni si compiono ogni giorno nelle famiglie
italiane, nelle case, nelle automobili, nei luoghi in cui ci limitiamo a
compiere l'esercizio quotidiano dell'esistenza. Succedono talmente spesso e a
talmente tante donne - e uomini - da diventare numeri,
per statistiche sociologiche, irrilevanti. Picchiare una donna per gelosia, per
timore di perderla o di essere perso, per imporre rispetto, mandarla al pronto
soccorso e costringerla a vergognarsi di avere accettato i calci, i pugni e gli
insulti - a sentirsi meritevole di punizione e perciò a tacere e a rendersi
complice. Perseguitare la ex moglie o la ex convivente che se n'è infine
andata, negarle un futuro e, quando la riconciliazione appare ormai
impossibile, aggredirla, magari accoltellarla. Difendere un figlio che ha
stuprato un'amica, una compagna di scuola, una ragazza conosciuta in discoteca,
giustificandolo perché lei era consenziente mentre lui è sempre stato un bravo
ragazzo. Cose che capitano. Ma fino a quando? Finché non sembreranno - non a
chi le subisce, ma a chi le commette - scandalose, ributtanti, imperdonabili.
Non è un sogno, è una pretesa.
Natalia Aspesi. Realizzare i desideri tra figli e lavoro
Se le mogli non riuscivano ad avere figli era solo colpa loro ed erano donne
mancate. Se le donne diventavano madri senza essere sposate erano disonorate e
i genitori cacciavano di casa. Se le donne non volevano quel figlio e tentavano
clandestinamente di interrompere la gravidanza potevano morire. Le mogli
allevavano da sole i figli ma la patria potestà era del marito. Il solo scopo
delle donne era essere madri rinunciando ad essere donne. Il rapporto delle
donne con la maternità è sempre stato gestito e approvato da leggi, idee,
paure, maschili. Ma le donne molto hanno ottenuto e ancora più sognano.
Vorrebbero, alla rinfusa: essere persone prima che madri; scegliere di essere o
non essere madri; accedere alle tecniche di inseminazione eterologa; essere
aiutate sin dall'adolescenza a non trovarsi madri per puro caso; essere madri
di quanti figli desiderano senza dover rinunciare alla carriera o scegliere di
rinunciarci per essere del tutto madri; avere accanto un uomo-padre come loro
sono donna-madre, malgrado il lavoro e l'organizzazione domestica; essere madri
di figli maschi e saperli far crescere affinché imparino ad amare, rispettare,
aiutare le donne della loro vita; essere madri di figlie femmine che imparino a
rispettare il proprio corpo, la propria intelligenza, il proprio valore,
impedendo a chiunque di irriderle perché in grado di star sedute sulla propria
fortuna.
Miriam Mafai. Conquistare il successo senza trucchi né colpe
Corri, bambina, corri..., tu che hai buona la testa, le gambe e il cuore. Corri
senza rallentare davanti agli ostacoli, alla stanchezza, alla nostalgia (che
pure talvolta ti coglie) del tempo della lentezza e della protezione. Corri per
arrivare dove avevi deciso, per soddisfare il tuo sogno e la tua ambizione. La
modestia, la rinuncia alle proprie ambizioni, se pure riuscirono, segretamente,
a nutrirle, fu il connotato delle donne delle generazioni che ti hanno
preceduto, donne educate alla modestia e alla rassegnazione, a mettersi al
servizio dell'ambizione del maschio della famiglia, fosse il marito, il
fratello, il figlio. Tu sei diversa, tu hai deciso di arrivare dove ti sei
proposta. Tra le donne che oggi hanno successo, molte portano nomi illustri.
Hanno successo, dunque, per diritto ereditario. Tu non hai un nome illustre, né
una famiglia importante alle spalle, ma hai buona la testa, le gambe e il
cuore. E hai diritto a correre, e ad arrivare prima se la corsa non sarà
truccata. Noi, della generazione che è venuta prima di te, una generazione che
si è impegnata nella corsa, che spesso ha vinto, che più spesso ha perso, ti
daremo una mano, se ce la chiederai. Ma tu devi sapere che hai diritto a una
corsa non truccata, che hai diritto al successo.
http://www.repubblica.it (08 marzo 2011)

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