Perché il Cavaliere non vuole più le elezioni
In caso di risultato incerto del voto ci vorrebbe un governo di unità nazionale. Ma il primo ministro non potrebbe più essere Berlusconi
Si dimettera' oppure no? Gli voteranno contro o troveranno
un compromesso per tirare avanti e guadagnar tempo? Napolitano sarà costretto a
sciogliere le Camere oppure troverà una maggioranza alternativa per non
strozzare un'altra volta la legislatura come già accadde con la crisi del
governo Prodi?
Mentre scrivo sembra che tutto stia volgendo al meglio, almeno dal punto di
vista di chi vede (e noi siamo tra questi) lo scioglimento anticipato del
Parlamento come una iattura. Prima di procedere oltre spiego perché.
Anzitutto l'economia. Mi aveva stupefatto - lo confesso - la tranquillità con
la quale pochi giorni fa il ministro Tremonti aveva pubblicamente affermato che
l'economia e la finanza pubblica italiana erano completamente salvaguardate e
blindate e che quindi una campagna elettorale anticipata non avrebbe procurato
alcun danno.
Un'affermazione del genere fatta dal titolare di un ministero che tra la fine
di settembre e i primi di dicembre vedrà scadere e dovrà rinnovare circa 160
miliardi di titoli di Stato e sul quale incombe uno stock di debito pubblico
che ha superato il 117 per cento del Pil, dimostra un senso di responsabilità
molto leggero.
Ma quella leggerezza si trasforma addirittura in irresponsabilità se si pensa
ai probabili risultati di elezioni anticipate. Quand'anche la coalizione
Pdl-Lega vinca con questa legge le elezioni alla Camera, resta assai alta la
possibilità che le perda al Senato.
Questa è una delle ragioni particolarmente presenti al Capo dello Stato :
l'ingovernabilità di una legislatura con maggioranze diverse tra una Camera e
l'altra. È incredibile che un pensiero analogo non abbia neppure sfiorato il
ministro dell'Economia.
Ma c'è un altro elemento ancora che avrebbe dovuto allarmarlo fin dall'inizio
di quest'assurda girandola di fuochi d'artificio: uno scioglimento anticipato
della legislatura che avvenisse entro ottobre per poter votare prima della fine
dell'anno, interromperebbe la sessione di bilancio dedicata all'approvazione
della legge finanziaria. Il bilancio dello Stato andrebbe in esercizio
provvisorio e ci resterebbe fino all'entrata in carica di un nuovo governo, il
che significa da ottobre fino a febbraio nel migliore dei casi.
Tremonti sa, come tutti noi sappiamo, che quei quattro o cinque mesi di
esercizio provvisorio sarebbero un pascolo pingue per la speculazione
internazionale contro i titoli pubblici italiani e contro l'euro e aprirebbero
nelle maglie di Eurolandia un buco ben più grave del temuto "default"
della Grecia.
In una tardiva dichiarazione di mercoledì scorso finalmente anche Tremonti ha
dichiarato di esser contrario allo scioglimento anticipato. Ha aspettato che lo
dicesse Bossi. Non è proprio questo un teatro dei pupi?
* * *
Il teatro dei pupi, del resto, sta dilagando in tutta la politica italiana.
Qualche esempio di questi giorni per tener sveglia la nostra spesso latitante
memoria.
1. All'indomani del discorso di Fini a Mirabello, Berlusconi e Bossi
dichiararono che avrebbero portato il caso Fini dinanzi al presidente della
Repubblica cui avrebbero chiesto di obbligare Fini a dimettersi da presidente
della Camera.
2. Il Capo dello Stato ha precisato dal canto suo che i presidenti di Camera e
Senato non possono essere sfiduciati da nessuno e restano in carica per tutta
la legislatura salvo che siano essi stessi a dimettersi.
3. Berlusconi e Bossi hanno reiterato la loro intenzione di sollevare il caso
Fini al Quirinale.
4. Tutta la stampa italiana e tutti i giuristi, Costituzione alla mano, hanno
definito Berlusconi, Bossi e i loro fedeli seguaci come altrettanti analfabeti
costituzionali.
5. Berlusconi ha dichiarato che la volontà a lui attribuita di voler sollevare
il caso Fini dinanzi al Quirinale è una delle tante falsità della stampa
italiana e si è rimangiato tutto chiudendo la questione. Non è la prima volta e
purtroppo non sarà l'ultima.
6. Nel frattempo tutto l'apparato berlusconiano e leghista è stato mobilitato
per affrontare le elezioni entro la fine dell'anno. Il ministro dell'Interno
leghista Maroni ha indicato il 27 e 28 novembre come la data probabile; il
ministro della Semplificazione Calderoli ha spostato la data al 3-4 dicembre.
Tutti e due evidentemente se ne infischiano delle prerogative del Capo dello
Stato in materia di scioglimento anticipato delle Camere.
7. Berlusconi nel frattempo si è rivolto ai suoi "legionari della libertà"
allertandoli per votazioni immediate entro l'anno per prendere contropiede sia
Fini sia i partiti d'opposizione. Ma resta il problema di come mettere fine a
questo Parlamento.
8. Il presidente del Consiglio esclude le sue dimissioni. Non vuole che la
gente pensi che sia lui il responsabile di quella morte anticipata.
9. Bossi è stufo di queste lentezze e annuncia che sarà la Lega a votare la sfiducia al
governo ammazzando così il Parlamento. Per chiudere in bellezza quell'annuncio
fa una sonora pernacchia al microfono in stile Totò e la dedica a Fini.
10. Sia Berlusconi sia Bossi sia Tremonti dichiarano tra martedì e mercoledì
scorso che non vogliono affatto le elezioni immediate e cercheranno invece di
governare al meglio nonostante i finiani. Naturalmente se le Camere voteranno
la fiducia al programma berlusconiano che sarà presentato al Parlamento il 28
di settembre.
Non è un teatrino di pupi? Un dire oggi cosa diversa ed anzi opposta a quella
detta ieri ed a quella che sarà detta domani su questioni del massimo rilievo?
È questo il modo di infondere negli italiani fiducia nella politica e nelle
istituzioni?
* * *
Nel frattempo Berlusconi cerca un manipolo di ascari che rafforzi la sua
pericolante maggioranza e dia fiducia al programma quando lo esporrà a fine
mese alla Camera.
La ricerca finora si è indirizzata verso tre o quattro cani sciolti del gruppo
misto e verso Raffaele Lombardo detto il siciliano che ne controlla altri otto.
Ci sono poi quattro deputati eletti nelle liste del Pdl ma iscritti fin
dall'inizio in un gruppo chiamato "Noi-Sud" per confondersi con
l'"Io-Sud" della Poli Bortone. In sostanza si tratta di contare due
volte una manciata di trasformisti di professione che hanno sempre votato
Berlusconi e che ora si ripresentano mascherati da autonomi che tornano alla
casa madre. Voteranno la fiducia al governo con i finiani. La prova che il
governo ha in suo rinforzo questo gruppetto dunque non si avrà.
Resta da spiegare per quale ragione Berlusconi si è improvvisamente convinto ad
evitare le elezioni anticipate anziché volerle a tutti i costi subito come
pensava e diceva appena pochi giorni fa. Ebbene la ragione è chiara: c'è il
rischio di perdere la maggioranza al Senato.
Questo rischio è reale anche con l'attuale e pessima legge elettorale. Il
risultato dipende dalla probabile alleanza elettorale tra Fini e Casini in
alcune Regioni-chiave come la
Sicilia, la
Campania, la
Sardegna, il Lazio, il Piemonte. In queste Regioni
l'accoppiata Fini-Casini potrebbe ottenere la vittoria o favorire quella del
centrosinistra togliendole comunque a Berlusconi e realizzando al Senato una
maggioranza diversa da quella della Camera.
In tal caso si renderebbe necessario un governo di quelli che si chiamano di
"unità nazionale" che veda unite insieme tutte le maggiori forze
politiche presenti in Parlamento. Un governo cioè del tipo delle "grosse
coalizioni" tedesche, che potrebbe nascere soltanto se il nuovo presidente
del Consiglio fosse persona diversa da Berlusconi, il quale diventerebbe semplicemente
un deputato leader di un partito importante ma in fase - a quel punto - di un
sommovimento interno di incalcolabili esiti. Per cinque anni in questa
condizione e senza più alcuno scudo che possa difenderlo dai processi in corso.
Il rischio per Berlusconi è insomma enorme e per questa ragione egli farà di
tutto per scongiurarlo. Ci riuscirà? Accetterà di essere cotto a fuoco a lento
per due anni e mezzo? E come reagirà l'opinione pubblica, le categorie sociali
più colpite dalla crisi, i giovani, le forze politiche d'opposizione? Come
reagirà la Lega
che scalpita per incassare l'incremento di voti tolto nel Nord al Pdl?
Queste sono le domande dei prossimi mesi. Diciamo: tutto a posto, niente in
ordine, proprio così dopo 15 anni di anomalia berlusconiana.
http://www.repubblica.it (12 settembre 2010)

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