Pagano sempre i soliti noti
Una manovra improvvisata senza equità, una vera “manovra-schifezza”
Sintesi della manovra per Berlusconi:
"Il mio cuore gronda sangue, ma ho dovuto farlo per il bene del
Paese".
Sintesi della manovra per Tremonti: "La mia coscienza è tranquilla perché
ho operato per il bene del Paese".
Sintesi della manovra per noi commentatori cattivi secondo il ministro Sacconi:
"È una tardiva e inutile schifezza".
Queste sono le sintesi, ma ora andiamo alle analisi. Questo decreto-manovra che
modifica dopo appena due settimane il decreto approvato in tre giorni dal
Parlamento, rappresenta il combinato disposto d'un asprissimo conflitto tra
Berlusconi e Tremonti nel corso del quale l'uno e l'altro si sono paralizzati a
vicenda. Il primo aveva come sponda e come scusante Mario Draghi e la Bce, il secondo combatteva da
solo e con un braccio legato da una catastrofe incombente da lui non prevista.
Berlusconi avrebbe voluto aumentare l'Iva di uno o due punti, Tremonti gliel'ha
impedito dimostrandogli che il gettito sarebbe stato insufficiente e il rischio
di inflazione elevato.
Tremonti voleva un'imposta di scopo sulla ricchezza, analoga a quella che fu
varata da Prodi per l'entrata nell'euro. Berlusconi gliel'ha impedito.
Berlusconi voleva sbloccare 15 miliardi che i concessionari di beni pubblici
erano in grado di mobilitare subito per investimenti in infrastrutture a
cominciare dalle autostrade, porti, aeroporti, ferrovie. Tremonti gliel'ha impedito.
Tremonti voleva tassare la prima casa. Berlusconi gliel'ha impedito. Bossi,
terzo incomodo,
non voleva che fossero manomesse le pensioni d'anzianità. In
parte c'è riuscito ed ora ne mena vanto.
Il decreto esce oggi in "Gazzetta Ufficiale" ed è il risultato di
questa singolarissima collaborazione tra il presidente del Consiglio e il
ministro dell'Economia. Una collaborazione perversa che non è mai avvenuta in
nessun Paese del mondo dove, quando si manifestano dissidi e versioni così
contrapposte uno dei due contendenti (di solito il ministro) rassegna le
dimissioni. Da noi no, dimettersi non si usa, c'è sempre uno Scilipoti a
tenerli a galla.
Domani in tutto il mondo riaprono i mercati perché il ferragosto è una vacanza
solo italiana. Noi commentatori cattivi speriamo di tutto cuore che questo
aborto di manovra sia preso sul serio a Francoforte, a Parigi, a Londra, a Wall
Street. Ma se così non sarà, saranno guai terribilmente seri.
* * *
C'è stato un preludio alla manovra-schifezza. Il ministro dell'Economia era
profondamente offeso da come i giornali della famiglia regnante (ma non solo
loro) l'avevano trattato. E ancor più offeso dal fatto che il presidente del
Consiglio aveva pubblicamente assunto come sua guida il governatore Draghi che
lui vive come un trave in un occhio. Chiese perciò, a tutela della sua
reputazione, l'immediata nomina di Vittorio Grilli, attuale direttore generale
del Tesoro e suo fidato seguace, a governatore della Banca d'Italia. Berlusconi
chiamò Letta e l'incaricò di darsi da fare: voleva evitare che Tremonti si
dimettesse in uno dei suoi sempre più frequenti attacchi di rabbia.
Letta non trovò di meglio che chiedere l'aiuto di Bersani, ma aveva scelto
molto male l'eventuale aiutante o forse l'aveva scelto benissimo. Bersani fece
quello che onestamente riteneva giusto: informò Napolitano di quanto gli veniva
chiesto. La nomina del governatore è un atto complesso e il presidente della
Repubblica ne è uno degli attori principali. Perciò dal Quirinale avvertirono
Letta che una richiesta del genere in un momento così agitato sarebbe stata
respinta. Come preludio alla manovra non c'è male.
Ma ci fu anche un altro preludio, passato quasi sotto silenzio benché gravido di
presagi: la Banca
d'Italia diramò venerdì la notizia che il nostro debito sovrano aveva toccato
la sua punta massima, pari a 1.900 miliardi, un rapporto del 120 per cento
rispetto al Pil valutato per quest'anno all'1,1. Se il Pil dovesse
ulteriormente scendere come probabilmente avverrà, quel rapporto sarà ancor più
elevato.
* * *
Di buono nel decreto-schifezza c'è una sola cosa e ci sembra doveroso darne
atto: l'abolizione d'una trentina di Provincie e dei relativi Prefetti e
Questori, più i loro cospicui "indotti". E l'accorpamento dei Comuni
piccoli e piccolissimi.
Era un progetto da tempo allo studio, dall'epoca del governo Prodi del '96, ma
mai approdato in Parlamento. È stato tirato fuori dal ministro Calderoli col
forcipe dell'emergenza. Si tratta d'una riforma vera e strutturale. Bravo
Calderoli. A sentirlo ieri nella conferenza stampa con Tremonti e Sacconi,
sembrava uno statista al punto da farci dimenticare il ministro che disse d'aver
abolito 476mila leggi semplificando lo Stato. Di quella semplificazione nessuno
si è accorto, nessun cittadino, nessun contribuente, nessun utente e nessuna
istituzione. Il ministro che ieri parlava da statista ha avuto la dabbenaggine
di ricordarcelo. Dia retta: non ne parli mai più, consideriamolo un videogame e
cerchiamo di scordarci tutti di quella pagliacciata.
Una parola viene qui acconcia a proposito del ministro Sacconi il quale durante
la conferenza stampa di ieri ha più volte attaccato il governo Prodi per aver
anticipato anziché postergarla l'età dei pensionati. Mancava però il contesto
in cui quell'attacco andava collocato. Prodi si era trovato di fronte allo
"scalone" di Maroni e l'aveva trasformato in altrettanti scalini per
renderlo equamente accettabile.
Egregio ministro, lei appartiene ad un governo di cui c'è solo da vergognarsi.
Ma noi, commentatori cattivi, cerchiamo di collocare nel contesto perfino lei.
Pensi dove arriva la nostra pietà cristiana e cerchi - se può
- di fare altrettanto.
* * *
La manovra-schifezza per anticipare il pareggio del bilancio ha bisogno di
almeno 20 miliardi subito e li ha trovati in questo modo: 8 miliardi e mezzo di
tagli ai ministeri nel biennio 2011-12; 10 miliardi e mezzo di tagli a enti
locali e Regioni; 1 miliardo dalle rendite tassate al 20 per cento, un altro
miliardo dal contributo dei redditi oltre i 90mila e i 150mila euro. Il totale
fa 21 miliardi, dei quali 19 da ministeri ed enti locali. Questi ultimi
significano semplicemente altre tasse locali e/o azzeramento dei servizi.
Non parliamo della macelleria sociale, per altro notevole; parliamo del fatto
che, dopo questi 21 miliardi ne restano ancora da reperire 27 per arrivare al
totale dell'operazione. Dove andarli a cercare? La risposta c'è: nella delega
assistenziale, nello sfoltimento delle detrazioni, nelle pensioni di
invalidità, di reversibilità, nei costi della Sanità.
Tutto spremuto e ridotto all'osso si arriva sì e no a 7-8 miliardi. Ne restano
altri 20, sui quali c'è il buio assoluto.
Schifezza perché pagano solo i meno abbienti e i soliti noti. Insufficienza
perché questa schifezza non basta. E infine non c'è assolutamente niente che
finanzi provvedimenti di crescita. Il Tremonti della conferenza stampa
rispondendo alla domanda di un giornalista ha detto: "Io sto alle
previsioni dell'Istat: il Pil crescerà quest'anno dell'1,1 per cento. Le
liberalizzazioni che faremo potranno aumentare questa cifra dello 0,1 nel breve
periodo. E poi la crescita non dipende da noi ma dall'America e
dall'Europa".
Questa è l'analisi della manovra.
* * *
La sorpresa di ieri è il contropiano di Bersani. Fatti salvi i suoi giudizi
politici su un governo irresponsabile, sugli errori macroscopici di previsione,
sul mancato ascolto di quanto da molti mesi propongono le opposizioni e le
parti sociali, giudizi sui quali coincidono quelli dei cattivi commentatori, il
contropiano si articola così:
1) prelievo "una tantum" sui capitali illecitamente esportati e poi
rientrati in Italia con uno scudo fiscale ottenuto pagando soltanto il 5 per
cento dell'ammontare. Negli altri paesi europei che fecero analoghe operazioni
il prelievo fu mediamente del 30 per cento. Il Pd propone ora una tassa del 20
per cento che frutterebbe all'erario 15 miliardi.
2) Una lotta all'evasione seguendo lo schema che fruttò, quando Visco era
ministro delle Finanze, 30 miliardi in un anno, basati sulla tracciabilità dei
pagamenti e sull'elenco dei fornitori.
3) Una descrizione del patrimonio da effettuare ogni anno come allegato alla
dichiarazione dei redditi.
4) Un'imposta ordinaria sui cespiti immobiliari ai valori di mercato, con ampie
esenzioni sociali e inglobando le imposte comunali relative agli immobili.
5) Dimezzamento dei parlamentari dalla prossima legislatura.
Questi sono solo alcuni dei punti ai quali si affiancano liberalizzazioni negli
ordini professionali, della Rc auto, dei mutui e dei conti correnti bancari,
dei servizi pubblici locali (acqua esclusa) nonché la separazione della Rete
gas dalla Snam.
Il pacchetto poggia interamente sul presupposto che debbano esser messi a
contributo i ricchi e gli evasori e non le famiglie, i lavoratori e le imprese
che sono già oberati oltre misura.
* * *
Sarà interessante assistere al confronto tra queste due filosofie. Berlusconi
ha fatto molte aperture all'opposizione. È la prima volta. Se accettasse di
ritassare i "patrimoni-scudati" sarebbe una vera bomba.
L'accetterebbe anche Tremonti? E come l'accoglierebbero i mercati?
Maledetti benedetti mercati. Avete svegliato i dormenti, ridato l'udito ai
sordi e la vista ai ciechi. Ma purtroppo non possedete la magia di evitare la
recessione ed è questa la vera minaccia che grava su tutto l'Occidente e non
solo.
Sta calando la domanda globale e il rigore che i mercati pretendono aggraverà
quel calo. Della crescita questo governo se ne infischia. A noi sanguina il
cuore. A Sacconi no, lui sogna di poter mandare la Camusso in galera e solo
allora si addormenterebbe in pace nella convinzione d'aver operato per il bene
del paese.
http://www.repubblica.it (14 agosto 2011)

Precedente: Nel 92 gli italiani accettarono i sacrifici perché la politica seppe spiegarli








