Obesità e fame, malati di cibo
Un miliardo di malnutriti, per lo più abitanti nelle aree più povere del mondo. E oltre 300 milioni di adulti obesi e 750 milioni in sovrappeso, per lo più nelle zone ricche. Un terzo dell'umanità malato a causa del cibo. In più o in meno.
Umanità malata di cibo. Dal troppo al troppo poco. Dalla
mancanza per sopravvivere alle malattie da eccesso alimentare e diete
sbagliate. L'ultima aggravante: l'aumento irragionevole dei prezzi al consumo.
Più il cibo costa, più è difficile raggiungere l'obiettivo di dimezzare entro
il 2015 il numero delle persone denutrite nel mondo, arrivato a 925 milioni in
questo fine 2008 (erano 850 milioni un anno fa).
Un miliardo di malnutriti, per lo più abitanti nelle aree più povere del mondo.
E oltre 300 milioni di adulti obesi e 750 milioni in sovrappeso, per lo più
nelle zone ricche. Un terzo dell'umanità malato a causa del cibo. In più o in
meno. E l'obesità è un problema sociale di rilevanza mondiale perché significa
aumento del rischio di malattie croniche come diabete e patologie
cardiovascolari. Non solo: dopo il fumo si attesta come il secondo rischio per
la salute. Una realtà inquietante che accomuna tutti i Paesi occidentali:
compresa l'Italia, patria della dieta mediterranea, dove l'obesità miete 52
mila vittime all'anno e in sovrappeso risultano un maschio adulto su due, una
donna su tre e un bambino su tre. Ma comincia a colpire anche i ricchi dei
Paesi emergenti: Est Europa, Cina, India.
La durata della vita delle popolazioni occidentali con il trascorrere degli
ultimi due secoli è profondamente cambiata, con un incremento di tre mesi ogni
anno negli ultimi 160 anni. La crescita dell'aspettativa di vita cammina di
pari passo con l'aumento dell'altezza delle popolazioni, ad indicare un comune
denominatore tra questi due cambiamenti: la quantità di cibo disponibile nei
Paesi occidentali che è enormemente maggiore rispetto al passato. Infezioni e
carestie hanno lasciato il passo a diabete, obesità e malattie cardiovascolari.
In altre parole, sebbene si tragga vantaggio dall'abbondanza di cibo, non si è
ancora capaci di ottimizzare il potenziale di aspettativa di vita. L'organismo
si è adattato nel corso di milioni di anni a sopravvivere da cacciatore, quindi
in movimento e con poche risorse alimentari. Cosa ben diversa dallo stile di
vita dei Paesi occidentali.
Del resto è stato ampiamente dimostrato che una dieta fortemente ipocalorica
(al di sotto delle 2.000 calorie al giorno) riporta nella norma valori di
pressione arteriosa, colesterolo ecc. Ma si tratta di una dieta troppo rigida,
alla quale i ricchi non sono più abituati.
Per riequilibrare la salute di tutto il pianeta, oltre al diffondere la dieta
mediterranea ovunque, occorre abbattere il consumo di carne: i Paesi
industrializzati ne consumano oltre due etti in media al giorno, ma per stare
bene e vivere a lungo ne basterebbero 80 grammi.
Altro tema incalzante: il cuore. Per proteggerlo, omega 3, dieta ricca in
antiossidanti (cibi rossi, frutta e verdura, aglio e peperoncino) che
proteggono pure dai tumori. Ma anche usare meno sale in cucina: 3 grammi in meno di sale
ogni giorno e si riduce del 20% la probabilità di andare incontro a un ictus e
del 15% la probabilità di infarto (è la campagna dell'associazione lotta alla
trombosi per la Giornata
mondiale del cuore del prossimo 28 settembre).
L'Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 5 grammi di sale al
giorno, che equivale a un cucchiaino da tè, tutto incluso: acqua della pasta,
insalata, salse, sale nei cibi conservati o in scatola. Infarto e ictus insieme
uccidono ogni anno 17 milioni e mezzo di persone nel mondo: «Lo stesso numero
di vittime fatto da Aids, malaria, tubercolosi, diabete, cancro e malattie
respiratorie croniche tutte insieme», avverte Lidia Rota Vender, presidente
Alt.
In Europa 2 milioni di cittadini perdono la vita ogni anno per queste malattie:
non solo è una strage, ma costa all'Unione Europea 192 miliardi di euro l'anno.
Nel 2025 un adulto su tre avrà la pressione del sangue troppo alta: significa
un miliardo e mezzo di persone. Un adulto su due sarà obeso o in sovrappeso. E
all'obesità si associa il diabete. I ministri della sanità dell'Unione europea
puntano sugli stili di vita. «La prevenzione partirà dai giovani», dice il
sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio. Obiettivo: meno malattie, risorse
ridistribuite sul pianeta.
La Commissione Europea sta lavorando da tempo a un libro bianco, documento
strategico sulla nutrizione, il sovrappeso e l'obesità in Europa. Sul tappeto
anche l'inattività fisica sempre più diffusa: società stressate dal lavoro, ma
inattive e malnutrite (o troppo o troppo velocemente). Una delle conseguenze è
la carenza assoluta di vitamine, proteine e grassi. Per fame o, e queste sono
patologie da ricchi, anoressia. O per cattive abitudini alimentari.
L'alimentazione di fine millennio, prevalentemente di tipo industriale, infatti
ha carenza di enzimi e vitamine, la moda americana degli hamburger caldi con
patatine sta impoverendo la dieta dei giovani.
In realtà una corretta alimentazione dovrebbe essere la più varia possibile.
Come affermava Ippocrate, padre della medicina moderna: «Mangiate tutto e un
po' di tutto». Ma soprattutto meno carne. E' una delle proposte degli scienziati
riuniti a Venezia dalle Fondazioni Veronesi, Cini e Tronchetti Provera, che
provano a coniugare, senza disegnare scenari apocalittici, una maggiore
educazione alimentare nei Paesi spreconi con maggiori risorse in quelli poveri.
Due gli obiettivi: ridurre le malattie da errori e da opulenza a tavola, dare
più proteine vegetali ai poveri invece di darle agli allevamenti di animali da
macello.
da Il Corriere della Sera 25 settembre 2008

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