Neutrini e Relatività Ristretta : contraddizione o integrazione?
Riflessioni sui neutrini “più veloci della luce”
Le recenti misure del gruppo OPERA al CERN sui neutrini “più veloci della luce” sono il risultato raffinato di ricerche
iniziate negli anni '80 con esperimenti russi e giapponesi. 20 nanosec sono un tempo
enorme per le interazioni subnucleari, e bisogna dunque prendere atto delle
velocità iper-c, e cercare di capire se cambia qualcosa nella struttura della fisica
teorica. E già che ci siamo, se ci rivela qualcosa del modo in cui si fanno gli
“spot” ad una ricerca e la si discute sui giornali. Il primo comunicato del
CERN, fortunatamente è molto cauto. Ma questa cautela mostra anche un certo imbarazzo
teorico. Vediamo la cosa più da vicino.
Questi fatti possono sembrare strani a chi ha sentito dire che la relatività
fissa il valore della velocità della luce come limite superiore dei segnali. Il
ché è vero, ma va contestualizzato. Innanzitutto cos’è in generale un
“principio di relatività”? E’ una simmetria che connette le misure di
osservatori inerziali in diversi sistemi di riferimento e riguarda gruppi di
leggi fisiche. La relatività di Galilei (Un osservatore è inerziale quando conserva
l’impulso e l’energia… ricordate la prima legge di Galilei?) definisce la
fisica newtoniana. La relatività di Einstein unifica la meccanica e l’elettromagnetismo.
Questo porta a strani fenomeni “prospettici” legati al moto relativo uniforme
degli osservatori ( la famosa dilatazione dei tempi e contrazione delle
lunghezze) ,ma le equazioni di Maxwell dell’elettromagnetismo sono uguali per
tutti gli osservatori, e tutti concordano sul valore della velocità della luce.
Le regole che fissano il comportamento della materia-energia nella trasmissione
ondulatoria nello spazio-tempo classico della relatività sono quelle del “gruppo
di Lorentz” della relatività, e restano le stesse anche dopo l’esperimento del
CERN. Non dobbiamo
aspettarci necessariamente la stessa cosa su scale cosmiche, dove potrebbe
entrare in gioco una relatività più ampia di quella di Einstein, la relatività
di De Sitter, oppure in ambito quantistico, che è appunto quello dei neutrini.
Il neutrino è tra le particelle la più “sottile”: interagisce debolmente con la
materia, ed ha alcune caratteristiche note fin dal tempo dei lavori di Ettore
Majorana ripresi poi da Bruno Pontecorvo e Bruno Touscheck ( il padre dei
collider) che rendono questo oggetto quello più simile ad una manifestazione
quantistica di nonlocalità “pura” In altre parole, è una situazione simile agli
esperimenti EPR Bell: non violano la relatività perché non trasportano segnali
tra osservatori classici. I fenomeni di non-località ed entanglement non sono infatti
segnali dentro uno spazio-tempo classico, ma riguardano le correlazioni del
tessuto quantistico del mondo. Utilizzando un linguaggio matematico corretto
che risale ai lavori di Ettore Majorana,
ma che è anche abbastanza suggestivo da poter essere forzato in una metafora,
ci si può immaginare il neutrino come un oggetto che oscilla tra un tempo reale
amassa reale (in accordo alla relatività) e poi si immerge nel vuoto, dove ha
massa e tempo immaginari, e “viola” la relatività. Metto il “viola” tra
virgolette perché il termine
immaginario qui si riferisce appunto alle caratteristiche “non-locali”, che
come abbiamo detto “sfuggono” al controllo della relatività. Ma non la invalidano,
perché riguardano il "range", della fisica classica. Infatti , usando
una felice espressione di A. Shimony, relatività e fisica quantistica sono in rapporto
di “coesistenza pacifica”. In sintesi estrema, il neutrino è come Giano
bifronte, per metà relativistico e per metà quantistico.
Dobbiamo infine tenere presente che esiste da un bel pezzo una versione
“estesa” della relatività, costruita da Erasmo Recami, che inserisce nella relatività
stessa fenomeni come le velocità iper- c, introducendo una nuova classe di
particelle: i tachioni. Questa versione “estesa” della relatività concilia
quella di Einstein ed i fenomeni quantistici (a tempo immaginario).
La conclusione (sempre provvisoria in cose di scienza!) è che gli esperimenti del
CERN, se confermati, non intaccano la “classica” relatività ristretta, che
resta sempre uno dei cardini ,fondamentali della nostra conoscenza. La scienza
prosegue più spesso per integrazioni più che per plateali demolizioni. Si
pongono piuttosto questioni nuove su un ambito che è quello delle teorie
unificate e della gravità quantistica, ossia la struttura fine della schiuma quantistica,
il mare dove il neutrino nuota seguendo leggi ancora in parte a noi ignote.

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