Mercati miopi e Governatori senza occhiali
L'era in cui le banche centrali potevano concentrarsi sulla lotta all'inflazione e dare per scontato che tutto quello che succedeva sui mercati finanziari e creditizi non li riguardasse è finito.
Come ha fatto l'economia mondiale a precipitare in un
baratro tanto profondo? Ora si sta riprendendo, ma con gran fatica e dopo una
recessione grave, nonostante misure espansive - monetarie e fiscali - senza
precedenti. E quante probabilità ci sono che da questa alimentazione forzata
emerga un'economia mondiale equilibrata? Il fatto stesso che sia stata
necessaria un'azione tanto drastica mette paura. Il fatto che ci siano pochi
margini per un bis di queste misure mette ancora più paura. E la cosa che mette
più paura di tutte è che non è la prima volta negli ultimi decenni che
l'economia mondiale dev'essere guidata fuori da un tracollo post-bolla.
Nel suo ultimo libro - il seguito di "Valuing Wall Street", che uscì
in tempo per contribuire a mettere in allerta i suoi lettori per scampare al
disastro del 2000 - Andrew Smithers, della londinese Smithers & Co.,
fornisce una guida impareggiabile agli errori di analisi e di provvedimenti
concreti commessi in passato. È una guida straordinaria, e Smithers ha una
conoscenza profonda dell'economia e dell'esperienza di vita dei mercati
finanziari. I suoi lavori contribuiscono a spiegare la bolla azionaria degli
anni 90, gli errori di bilancio di Gordon Brown e i recenti eccessi del
credito.
I punti importanti del libro sono quattro: il primo è che i mercati finanziari
sono solo «imperfettamente efficienti»; il secondo è che è possibile stabilire
il valore dei mercati; il terzo è che le enormi deviazioni dal valore equo - le
bolle - sono economicamente devastanti, specialmente se associate a impennate
del credito e sottovalutazione della liquidità; e il quarto è che le banche centrali
dovrebbero cercare di far sgonfiare queste bolle. «Dobbiamo essere pronti a
prendere in considerazione la possibilità che recessioni blande e periodiche
siano un prezzo necessario da pagare per evitare le recessioni maggiori».
Finora non ero disposto ad accettare questo punto di vista. Non è più così.
La teoria del mercato efficiente, che ha avuto un ruolo dominante nell'economia
finanziaria, sostiene che tutte le informazioni rilevanti sono contenute nel
prezzo. I prezzi, di conseguenza, varieranno solo in reazione alle notizie. Il
movimento del mercato sarà una «marcia casuale». Smithers mostra che questa
conclusione è empiricamente falsa: i mercati azionari manifestano una
«correlazione negativa seriale». Detto in parole più semplici, ci sono maggiori
probabilità che i rendimenti reali del mercato azionario siano più bassi se
recentemente sono stati alti, e viceversa. Il momento giusto per comprare non è
quando i mercati sono andati bene, ma quando sono andati male. «I mercati
ruotano intorno al valore equo». C'è ragione di credere che lo stesso valga
anche per altri mercati di attività reali, case incluse.
Una tipica obiezione è che se i mercati si allontanano dal valore equo offrono
necessariamente buone occasioni per operazioni di arbitraggio. Smithers
dimostra che l'arco di tempo di deviazione dei mercati è talmente lungo
(decenni), e il loro movimento talmente imprevedibile che è impossibile
sfruttare questa opportunità. Un venditore allo scoperto fallirebbe prima che
la nave del valore arrivi in porto. Analogamente, chi prende in prestito soldi
per comprare azioni quando i prezzi sono bassi, ha ottime probabilità di
perdere tutto prima che la scommessa possa dare i suoi frutti. La difficoltà di
sfruttare queste opportunità è grande per i gestori professionisti, che
perderanno clienti. Il cimitero della finanza è popolato da quelli che ci
avevano azzeccato troppo presto.
Smithers propone due sistemi fondamentali per misurare il valore. Il
"Q", o rapporto di valutazione, che mette in relazione il valore di
mercato delle azioni con il patrimonio netto delle aziende, e il rapporto
prezzi/utili corretto in base alla congiuntura, che mette in relazione il
valore di mercato attuale con una media mobile decennale degli utili reali
passati. Queste due misure danno risultati simili. I gestori professionisti
usano molti altri sistema di misura, tutti falsi.
I mercati imperfettamente efficienti ruotano intorno al valore equo. L'effetto
gregge può farli allontanare molto da questo livello. Ma alla fine, forze potenti
li ricondurranno indietro. Gli alberi non crescono fino al cielo e i mercati
non raggiungono valori infiniti. Quando le azioni arrivano a valutazioni
assurde, gli investitori smetteranno di comprare e cominceranno a vendere. Alla
fine, il valore delle azioni tornerà in linea (o al di sotto) con il valore - e
gli utili di fondo - delle aziende. Anche i prezzi delle case, sul lungo
periodo, saranno in relazione con il reddito.
Tutti quelli che hanno in animo di investire hanno da guadagnare nel leggere
questo libro. Potrebbero capire, ad esempio, perché la strategia del «compra e
conserva» raccomandata da molti consulenti pensionistici, perfino nel momento
di massima espansione della bolla azionaria, si sia rivelata una catastrofe. Il
valore conta, come dice Warren Buffett. Ma per chi si interessa di politiche
economiche, gli argomenti di Smithers hanno un'importanza maggiore. Se è
possibile valutare i mercati, è possibile stabilire se stanno o non stanno
entrando in territorio di bolla. Inoltre, sappiamo anche che lo scoppio di
un'enorme bolla può essere economicamente devastante. Ciò vale in modo
particolare se vi è associata un'impennata del credito. Questa è anche la
conclusione di un importante capitolo dell'ultimo World Economic Outlook
dell'Fmi. In circostanze estreme, la politica monetaria perde la propria
efficacia, perché il sistema finanziario è sottocapitalizzato e i prestatori
vanno in bancarotta. È quello che Keynes definiva «pushing on a string», cioè
la missione impossibile di spingere un filo: applicare provvedimenti
inefficaci.
Quali sono gli insegnamenti in termini di misure politiche?
Smithers suggerisce che le autorità dovrebbero tenere sotto controllo i prezzi
delle azioni e delle case e la liquidità. Se uno di questi fattori, e in particolar
modo se tutti e tre lanciano segnali di allarme, le banche centrali dovrebbero
reagire. Smithers raccomanda misure che vadano nel senso di alzare i requisiti
patrimoniali delle banche durante il boom, così come provvedimenti che limitino
in modo diretto la leva finanziaria fra i prestatori quando i prezzi delle
attività, in particolare delle case, salgono alle stelle. L'era in cui le
banche centrali potevano concentrarsi sulla lotta all'inflazione e dare per
scontato che tutto quello che succedeva sui mercati finanziari e creditizi non
li riguardasse è finito. Non solo è possibile valutare i prezzi delle attività:
bisogna farlo. «Andare controvento» è una politica che richiede giudizio e che
non farà mai l'unanimità; un altro problema è che le politiche monetarie e
creditizie perderanno la loro semplicità. Ma è meglio avere ragione in modo
approssimativo che avere torto in modo accurato. La pura e semplice lotta
all'inflazione e la fede nell'efficienza dei mercati si sono rivelate
sbagliate. È ora di abbandonare queste convinzioni.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
© FINANCIAL TIMES Andrew Smithers: Wall Street revalued. Imperfect markets
and inept central bankers - Wiley 2009
www.ilsole24ore.com 28 ottobre 2009

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