Mai più salvataggi
Un pacchetto di salvataggio che impedisca il crollo dell'euro non può prescindere da trasferimenti di solidarietà dai paesi a tripla A verso i paesi con zero A.
PAROLE GIUSTE
Qualsiasi sia il pacchetto di salvataggio sul quale alla
fine si troverà l'accordo per impedire il crollo dell'euro, dovrà
inevitabilmente comportare qualche forma di trasferimento di “solidarietà”
dai paesi a tripla A ai paesi a zero A. Il trasferimento potrà essere nascosto
per compiacere l’opinione pubblica, proprio come i trasferimenti ai lavoratori
agricoli francesi sotto la
Politica comune agricola sono stati a lungo presentati come
generici sussidi all'esportazione e alla protezione dell'ambiente nelle aree
rurali. Ma qualunque sia il nome che gli verrà assegnato, sarà comunque un
trasferimento.
Il passaggio dall'Efsf (European Financial Stability Facility) all'Esm (European
Stability Mechanism) non ha niente a che vedere con la dotazione dei due
fondi. L'Esm mobiliterà al massimo 500 miliardi, 60 miliardi in più del Efsf.
Ma i contributi all'Esm (in aggiunta alla dotazione iniziale di 80 miliardi)
saranno garanzie o capitale esigibile, che formalmente non aumenteranno il debito
pubblico dei diversi paesi. Tuttavia, si tratta pur sempre di passività
contingenti, che diverranno passività effettive se un qualche paese non potrà
pagare i suoi debiti. Chiamiamoli pure trasferimenti contingenti, ma resta una
forma di solidarietà o di solidarietà contingente.
Anche controllo è la parola giusta: ogni trasferimento di una certa
dimensione richiede un cambiamento nell'allocazione dei compiti all'interno
dell'Eurozona, con un ruolo più forte attribuito alle autorità sovranazionali.
Il trasferimento di controllo è in definitiva imposto dagli elettori tedeschi,
che continuano a manifestare un alto consenso verso il modo in cui Merkel
gestisce la crisi dell'Eurozona: coloro che chiedono solidarietà senza
condizioni, chiedono alla cancelliera tedesca di ignorare le opinioni dei suoi
concittadini. Merkel potrebbe certamente cercare di salvare l'euro rinunciando
a salvare la sua posizione, e acconsentire a una solidarietà senza controlli
rinunciando a candidarsi alle elezioni del 2013. Anche ammesso che il sistema
dei pesi e contrappesi del sistema costituzionale tedesco non le
impedisca di agire come una kamikaze, i mercati crederebbero che sia una linea
d'azione sulla quale c'è un impegno futuro della Germania? Chi potrebbe
rassicurare i mercati sul fatto che il nuovo governo non revocherebbe le
decisioni prese da Merkel alla fine del suo mandato?
È vero che Angela Merkel non ha preparato l'opinione pubblica sui vantaggi e
svantaggi impliciti in una strategia di salvataggio dell'euro, ma ora è
troppo tardi per farlo e ottenere il sostegno degli elettori per un cambio di
rotta così radicale.
I TRASFERIMENTI DI SOVRANITÀ NECESSARI
Il problema è individuare quali sono i trasferimenti di sovranità necessari: da
una parte, dovrebbero essere in grado di rassicurare i tedeschi, i
finlandesi e più in generale i contribuenti dei paesi con tripla A e
dall'altra, dovrebbero essere accettabili per i paesi che si trovano
oggi nell'epicentro della crisi, perché non è vero che i paesi che affrontano
una crisi di credibilità non hanno potere contrattuale: si sono di molto
avvicinati a quella soglia oltre la quale è meglio star fuori dall’Euro che
dentro all’unione monetaria.
L'austerità senza che si intravedano progressi nella riduzione degli spread
rende la situazione insostenibile. L'attuale recessione nell'Europa
meridionale è di gran lunga peggiore della grande recessione: deriva
interamente da una caduta della domanda interna, mentre nel 2008-2009 era
dovuta a una caduta delle esportazioni, ed è associata a cali significativi del
reddito disponibile (fatto che non si era verificato tre o quattro anni
fa neanche nei paesi con più forti riduzioni del prodotto interno lordo).
In queste condizioni, uno scenario che preveda l'uscita dall'euro può
raccogliere un consenso maggioritario se la strategia di salvataggio è vista
come troppo costosa in termini di perdita di sovranità: imporre condizioni
troppo rigide può rivelarsi controproducente. Dopotutto, è la lezione lasciata
da un altro trattato, il trattato di Versailles, che né gli elettori francesi
né quelli tedeschi dovrebbero aver dimenticato.
Tuttavia, si vedono in giro troppi tentativi di esercitare una moral suasion
su Angela Merkel, e nessun tentativo invece di convincere François Hollande e
Mariano Rajoy a cedere parte della loro autorità e di preparare la loro
opinione pubblica a questa eventualità. Leader all'inizio del loro mandato
possono modificare le preferenze degli elettori e, anche se non riescono a
farlo, possono essere credibili quando si oppongono a opinioni pur
maggioritarie nel loro elettorato. Avranno tutto il tempo per spiegare perché
si è resa necessaria una scelta impopolare e come sia servita a evitare un
risultato di gran lunga peggiore.
Ecco dunque un criterio per individuare il tipo di controllo che deve andare di
pari passo con la solidarietà: dovrebbe avvenire un passaggio di autorità a
istituzioni sovranazionali che renda possibile in futuro il fallimento
anche di un grande stato senza che questo comporti il crollo dell'Eurozona.
Nella nuova divisione di compiti tra autorità nazionali e sovranazionali deve
essere credibile una clausola che affermi “mai più salvataggi”.
Ciò ridurrebbe l'azzardo morale, rassicurando così i contribuenti sia
del Nord (che non dovrebbero più intervenire per salvare le cicale
spendaccione) sia del Sud (i cui politici sarebbero costretti a comportarsi
come formiche e a risparmiare per il futuro). E questa è la lezione della
storia americana: un salvataggio di stati sovrani (come quello deciso nel 1790
da Alexander Hamilton) deve portare a un cambiamento di regime che impedisca
nuovi salvataggi in futuro (come nel 1840 la decisione del Congresso degli
Stati Uniti di non permettere un nuovo salvataggio federale).
QUALI POTERI VANNO DELEGATI?
Coerente con il concetto di “mai più salvataggi” è senz'altro uno dei principi
sui quali si basa la cosiddetta unione bancaria, secondo il quale la Bce dovrebbe essere pienamente
responsabile della vigilanza su tutte le banche dell'Eurozona (e non solo su
quelle principali). Significa in altre parole che il default di uno stato
dell'Eurozona non deve essere necessariamente seguito da un collasso delle sue
banche.
Un altro cambiamento nella distribuzione dei compiti va più in profondità:
l'Eurozona deve stabilire e finanziare un programma comune di assistenza
sociale di base, un reddito minimo. Significa che anche se uno Stato
appartenente all'area fa bancarotta, resta comunque un qualche trasferimento
che permette di evitare la povertà assoluta, così come negli Stati Uniti, il
fallimento dello stato di New York o della California non impedisce che siano
distribuiti buoni alimentari o sussidi alle fasce di popolazione più bisognose,
ovunque si trovino.
Un'altra delega di autorità coerente con il principio del “mai più salvataggi”
è correlata all'aggiustamento attraverso la migrazione. La rimozione
delle barriere legali alla mobilità delle persone all'interno dell'Eurozona può
richiedere l'adozione di una politica comune dell'immigrazione verso i paesi
terzi, dal momento che un mercato unico del lavoro implica anche confini
davvero comuni. Se la libera circolazione è davvero garantita, uno stato
dell'Eurozona può fallire e nello stesso tempo lasciare aperta ai suoi
cittadini, ai dipendenti pubblici che perdono il lavoro, l'opzione di emigrare
e lavorare altrove all'interno dell'area.
Un altro trasferimento di controllo necessario riguarda l'amministrazione e
l'attuazione comune della imposta sul valore aggiunto. Oltre a ridurre
le frodi transnazionali, questo darebbe alle autorità sovranazionali uno
strumento di penalizzazione politica piuttosto potente contro i governi che non
riducano il debito: questi governi sarebbero costretti a tassare visibilmente
di più i loro consumatori. La penalità politica si accompagnerebbe alla svalutazione
fiscale, che dovrebbe essere efficace anche nel ridurre il divario di
competitività tra gli equivalenti moderni della formica e della della favola di
Esopo.
Ci sono ovviamente altre forme di delega di autorità o perdita di controllo dei
governi nazionali che sono coerenti con il principio del “mai più salvataggi”.
Come è chiaro dagli esempi di cui sopra, non c’è bisogno di creare una
“transfer union”, il mondo è pieno di federazioni che comportano una redistribuzione
tra stati molto modesta: Brasile, India e Stati Uniti, per fare solo
qualche esempio, appartengono tutti a questa categoria.
Quello che è oggi importante è discutere in maniera pragmatica di quale sia
quella nuova divisione dei compiti fra governi nazionali e autorità
sovranazionali europee che, insieme alla solidarietà, possa farci uscire dalla
crisi dell'Eurozona: discutere di unione monetaria e politica senza ridefinire
“chi fa che cosa” è un'assurdità.
Il documento dei quattro presidenti (Herman Van Rompuy, José Manuel Barroso,
Jean-Claude Juncker e Mario Draghi), presentato prima del vertice del 29
giugno, era troppo vago per essere efficace: non sorprende che sia stato
completamente ignorato nella dichiarazione finale dei capi di stato e di
governo dell'Eurozona. Sembra che sarà tema di discussione negli incontri di
autunno: speriamo che i quattro presidenti siano abbastanza onesti da
presentare tutti i vantaggi e svantaggi impliciti in ogni strategia di
salvataggio e che non sia troppo tardi per parlarne.
http://www.lavoce.info 24.07.2012

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