Ma i poveri e gli arrabbiati saranno di più
Scenari geosociali da qui al 2050. Il ceto medio apparterrà ai Paesi emergenti
C´è una moschea nel nostro orizzonte futuro. Non significa necessariamente che la vedremo dalla finestra di casa, ma quella è la realtà politica, sociale e culturale con cui dovremo sempre più venire a patti nei prossimi anni. Il rapporto con l´Islam e i musulmani è infatti la sfida più importante che il mondo - e non solo l´Occidente - ha di fronte nei prossimi anni. Perché, dietro l´Islam, c´è la forza dei numeri. Gli ultimi dati dell´Onu sulla popolazione mondiale ci dicono che, da qui al 2050, il numero di abitanti della Terra è destinato ad aumentare massicciamente: da quasi 7 a oltre 9 miliardi di persone. In pratica, dove adesso siamo in due, dovremo imparare a stare in tre. A quel punto, però, la popolazione mondiale dovrebbe stabilizzarsi, smettendo di aumentare. Questa è la buona notizia.
Quella cattiva è che gli altri due che ci stanno di fianco
sul pianeta non sono quelli che, d´impulso, molti di noi sceglierebbero come
compagni di gita: giovani, musulmani, poveri, arrabbiati, nati e cresciuti
nelle sterminate bidonville di megalopoli disperate e puzzolenti.
Il dato globale dell´Onu, infatti, riassume storie molto diverse. La prima è
l´inevitabile declino dell´Occidente. Un secolo fa, un terzo della popolazione
mondiale era in Europa e in Nord America. Nel 2003, la quota si era dimezzata
al 17 per cento. Nel 2050, sarà del 12 per cento. In meno, produrremo di meno:
la quota del prodotto mondiale realizzata in Europa, Usa e Canada sarà meno del
30 per cento. Più bassa di quella che era nel 1820. Del resto, compreremo
sempre meno prodotti occidentali. Già oggi, in questa recessione, il peso di
rimettere in moto la macchina dell´economia mondiale si è provvisoriamente
spostato sulle classi medie dei paesi emergenti, come Cina, India, Brasile.
Perché sono le classi medie quelle che tengono in piedi i consumi che pesano
sull´economia: auto, elettrodomestici, gadget elettronici. E, in questo
momento, loro hanno i soldi che le classi medie occidentali non hanno. In
futuro, questo spostamento sarà la norma. Secondo la Banca Mondiale, nel
2030, le classi medie dei Paesi emergenti conteranno 1,2 miliardi di persone: più
degli abitanti dell´Europa, degli Usa e del Giappone messi insieme. Preparatevi
a comprare auto pensate per il consumatore indiano e fare collezione di foto di
pop star egiziane.
Ma questa è ancora la storia dei ricchi e di quelli che lo stanno diventando.
Ricchi sempre più anziani e bisognosi di cure e assistenza. Anche il miracolo
cinese è destinato a scontrarsi, nel giro di una ventina d´anni, con il
problema dell´invecchiamento della popolazione. Dove saranno i giovani? Nel
1950, Bangladesh, Egitto, Indonesia, Nigeria, Pakistan e Turchia aveva una
popolazione complessiva di 270 milioni di abitanti. Nel 2009, sono arrivati a
886 milioni. Nel 2050 saranno, più o meno, un miliardo e 300 milioni. Dei 48
Paesi con la più veloce crescita della popolazione, oggi, 28 sono a maggioranza
musulmana o hanno una minoranza islamica almeno del 33 per cento. Musulmani e
poveri: oltre il 70 per cento della crescita della popolazione mondiale nei
prossimi 40 anni sarà concentrata in 24 Paesi, tutti classificati dalla Banca
Mondiale come poveri o quasi.
Sono Paesi con tassi di disoccupazione altissimi, scuole precarie, condizioni
sociali durissime. Non pensate a poveri contadini. Quei giovani cresceranno
nelle bidonville di megalopoli come Karachi e Lagos, senza neanche il
salvagente dell´agricoltura di sussistenza. Lo studioso americano Jack
Goldstone osserva che l´urbanizzazione è arrivata nei Paesi in via di sviluppo
prima di quando sia arrivata in Occidente. Gli americani sono arrivati ad avere
due terzi della popolazione che viveva in città nel 1950, quando il reddito pro
capite era di 13 mila dollari l´anno. Nigeria, Filippine e Pakistan stanno
arrivando alla stessa quota con un reddito pro capite di 2-4 mila dollari
l´anno. Goldstone ne ricava che i tassi di immigrazione verso i Paesi ricchi
che vediamo oggi sono minimi, rispetto a quello che vedremo in futuro.
È facile ricavarne l´immagine di un assedio. In realtà, è l´Occidente per primo
che ha bisogno di quei giovani per rimpolpare il declino della propria forza lavoro.
Ma c´è un altro meccanismo in azione: paradossalmente, è proprio l´immigrazione
il più efficace antidoto alla futura immigrazione. Perché il meccanismo più
potente per alleviare la povertà dei Paesi poveri e innescarvi consumi e
sviluppo non sono gli aiuti dei governi occidentali e neanche gli investimenti
dei Paesi ricchi. Le donazioni superano di poco (dati 2006) i 100 miliardi di
dollari, gli investimenti arrivano a 167 miliardi. Il flusso maggiore di fondi
sono le rimesse degli emigrati: oltre 300 miliardi di dollari. Arrivano
direttamente alla popolazione, invece di fermarsi nei corridoi dei burocrati.
Vengono usati per comprare cibo, vestiti e medicine, ma il 10-20 per cento
viene risparmiato e può aprire un futuro diverso.
http://www.repubblica.it 02 - 02 - 2010

Precedente: La Costituzione nelle scuole: così si diventa (insieme) cittadini






