L'Ungheria, laboratorio politico di Berlusconi?
Un sospettoso parallelismo unisce la politica ungherese con quella italiana.
Viktor Orban, il leader di FIDESZ, partito della destra ungherese, già negli anni 2000 si autodefinì un devoto allievo di Silvio Berlusconi. Benché ultimamente non ami menzionare troppo questo legame a causa degli scandali nostrani, all’inizio della sua carriera cercò perfino copiare, nella denominazione dei suoi circoli di sostegno, il vostro “Forza Italia” sostituendola ovviamente con Forza Ungheria. Non è che abbia funzionato molto, da noi alle partite i tifosi urlano “forza ungheresi”, perciò questa traduzione grossolana risparmiò almeno alla tifoseria di sinistra a dover coniare neologismi improbabili.
Fu primo ministro tra 1998 -2002. In seguito, durante gli 8 anni in cui fu all’opposizione costruì solidi legami con la destra estrema, condividendone gli slogan razzisti, antisemiti, antieuropei. Gli zingari e gli ebrei divennero i nuovi capi espiatori della crisi e apostrofò ogni tentativo del governo di centro sinistra in favore delle classi meno abbienti come tentativo di restaurazione del socialismo. In piena crisi economica, con una disoccupazione crescente promise 1 milione di nuovi posti di lavoro.
Già in queste modalità ritroviamo la modalità demagogica berlusconiana, infatti, i suoi consiglieri sulla comunicazione sono esattamente le stesse persone che utilizza il premier italiano.
Nel 2010 FIDESZ vinse le elezioni con schiacciante maggioranza – dei 386 membri del parlamento, 176 erano eletti tramite il collegio uninominale maggioritario e 152 con il sistema proporzionale – ed assieme a Jobbik (estrema destra) ottenne 262 seggi.
Ed immediatamente iniziò una profonda riforma dello stato.
Vanno attentamente seguite le tappe di questi cambiamenti, perché io sono convinta che si tratta di un esperimento in parte sicuramente manovrato dall’Italia. Non perché l’Italia abbia grandi interessi per la società ungherese, la usa solo come laboratorio politico per tastare il terreno fin dove, con quali mezzi e con quale cronologia si può arrivare per neutralizzare gli organi di controllo di uno stato democratico, trasformandolo in un “latifondo” personale del premier e della sua cricca.
Per evitare di continuare la politica di austerity del governo di centro-sinistra, che aveva del resto lasciato una situazione economica serena, pienamente corrispondente alle aspettative dell’UE, Orban con un colpo mise mano sui fondi pensioni. Non continuò dunque il processo di risanamento, ma semplicemente derubò i futuri pensionasti e solo dio sa cosa succederà nei prossimi anni.
Questo furto gli servì per poter abbassare le tasse ed introdurre una tassazione unica: 16% per tutti. Per i dipendenti e per gli imprenditori. Per i ricchi e per i poveri. Una cosa inaudita per un qualsiasi stato democratico degno di questo nome.
Le reazioni della popolazione a dire il vero furono blande. Un po’ istupiditi da una propaganda capillare, ma anche impauriti da minacce nemmeno velate di licenziamenti, specie in quanto impiegati statali. Nel pubblico impiego fece destituire tutti i dirigenti con persone di orientamento politico filo-governativo, perciò la minaccia di licenziamento in caso di proteste, divenne una realtà.
Infine introdusse la legge bavaglio, che prevedeva gravissime sanzioni a chi “critica o delegittima” il lavoro del governo. La Commissione UE pretese la modifica di questa legge, ma le successive correzioni comunque furono insignificanti. Il governo impose il cambio completo della direzione della tv di stato, licenziando giornalisti validissimi, solo perché osarono fare delle domande – domande non analisi o informazione – scomode ai politici invitati ai talk show.
Attraverso leggi e decreti fece restringere i poteri della corte Costituzionale e le nuove norme sbilanciarono molto il rapporto tra l’esecutivo e la magistratura, ovviamente a scapito di quest’ultima.
Esattamente ciò che Berlusconi tenta di fare in Italia.
Infine, Orban mise mano sulla Costituzione. Nei lavori preliminari – esattamente come nel parlamento – l’opposizione non aveva alcuna voce in capitolo, ogni sua proposta fu ignorata. Perciò per protesta dopo alcune settimane di sterile presenza, l’opposizione abbandonò i lavori della commissione e non partecipò nemmeno al voto in parlamento.
Oggi l’Ungheria non è più una repubblica, ma Magyarorszag , “il paese magiaro” che in ungherese ha una valenza più forte che nella traduzione italiana. Una valenza esclusivista, una valenza etnica. Già nel nome porta una nemmeno tanto velata minaccia verso chi non è etnicamente ungherese…come i rom, estende contempo l’appartenenza nazionale anche verso i quasi 3 milioni di ungheresi che vivono oltreconfine nei paesi limitrofi.
Un altro punto della nuova Costituzione dice: “La vita del feto deve essere protetta dal suo concepimento”. Non ci vuole nessuna preparazione politica per capire che la prossima mossa sarà il divieto dell’aborto.

Precedente: Amore e carriera quanto bruciano le occasioni perdute








