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L'Italia guidi l'Europa verso un nuovo Rinascimento

L'accademico Fumaroli lancia un'esortazione appassionata alla penisola

 

 

Esistono donne bellissime che per sbocciare davvero e prendere coscienza della propria bellezza – interiore o esteriore non cambia molto – così da farne un dono visibile a tutti hanno bisogno di un aiuto esterno. Qualcuno che sappia porle di fronte alla propria meraviglia con convinzione determinata, uno specchio della loro virtù come moltiplicatore di consapevolezza. Di solito serve l'amore. E forse è banalmente questo ciò di cui ha bisogno l’Italia nella fase attuale della sua vita. Di qualcuno che per amore la metta davanti alla incontrovertibile verità della sua bellezza ingombrante e alla pesante responsabilità di non lasciarla sfiorire. Consapevole delle sue bellezze e sicura delle sue vette artistiche e culturali, l’Italia ha orgogliosamente attraversato i secoli con la fierezza di essere, per quegli ambiti, riferimento imprescindibile. Come una bella signora – la più bella  – che attraversa la sala da ballo e senza il bisogno di voltarsi indietro è certa che gli sguardi di tutti saranno per lei, pronti a fare di ogni suo dettaglio un dettame di stile e di ogni sua irregolarità un vezzo da desiderare.

Ma a un certo punto è come se, d’un tratto, la bella signora avesse perso il suo piglio e si ritrovasse a poco a poco incapace di riconoscere il suo splendore e reiventarsi nella sua bellezza. Così, ripiegata su di sé e accartocciata sui fasti sempre più sbiaditi del passato, è come se l’Italia fosse sempre più estranea a se stessa, mutilata della sua identità più vera. Deve essere scossa. Ed è quello che fa con delicatezza appassionata, come in un estremo grido d’amore, Marc Fumaroli, chiamato oggi a inaugurare il convegno milanese Idee italiane. Un osservatorio sulla cultura del Paese parlando della nostra cultura al di fuori dei confini nazionali. «Considerati il passato e l’immensità del suo patrimonio –  afferma lo storico, critico, accademico di Francia e professore al Collège de France –, sarebbe normale che fosse l’Italia oggi a mostrare al resto d’Europa la via per uscire dalle sabbie mobili della cultura di massa. In fondo l’ha già fatto altre volte in passato: risollevarsi, rinascere dopo i periodi di declino».

Non è una responsabilità da poco quella che Fumaroli addossa alla nostra penisola: deve essere faro d’Europa, promotrice di un nuovo Rinascimento, farsi ancora una volta modello culturale, guida artistica e centro propulsore di humanitas, come lo fu nel Rinascimento del Cinquecento. È la gloriosa storia culturale d’Italia che lo reclama: «Non credo esista un altro Paese che benefici di tanta simpatia nel mondo – insiste il professore –. Immagino dipenda dal fatto che l’Italia è sempre stata produttrice di gioia e bellezza, ha dato all’Europa i suoi splendidi autori, pittori, scultori, architetti, attori, cantanti, musicisti. (...) Da voi, non c’è mai stato disprezzo del mondo, ma un invito a gustarlo ancora, anche quando tutto sembra perduto e desolato».

E anche ora, per Fumaroli, un’altra via non è concessa: solo l’Italia può salvare il mondo dall’appiattimento della globalizzazione, dai tic compulsivi del consumismo para-culturale, dalla dittatura dell’utilitarismo pubblicitario del quotidiano. «Non ho niente contro la moda globale – spiega con enfasi il professore –, ma se solo ci fossero luoghi che si sottraggono alle sue leggi, si vivrebbe più liberi e anche meno infelici». E per il patrimonio artistico italiano rivendica un rango diverso, perché «avrebbe potere di educare, di rendere distaccati dalla cultura pop molti cittadini europei», perché «nel nostro mondo servono dei luoghi dove riposarsi, raccogliersi, volgere lo sguardo verso orizzonti che siano diversi da quelli proposti dal gran commercio culturale e dalla programmazione mediatica». Le carte in regola per vincere l’immane sfida ci sono tutte, ma Fumaroli ricorda che il tempo è poco e non ce n’è da perdere. L’Italia, in testa all’Europa, deve puntare alla cultura e lì coltivare, da subito, l’identità, per creare la grandezza, l’unico modo per stare aperti al mondo. È un s.o.s. d’amore.

http://www.ffwebmagazine.it 15 ottobre 2010

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