L'Italia bocciata in razzismo
Critiche dal Consiglio d'Europa per il linguaggio usato verso rom e sinti
Chi aprisse in questi giorni la pagina web del Commissario
ai diritti umani del Consiglio d’Europa, sarebbe subito colpito dal primo
grande titolo, che dice: «L’Italia deve proteggere meglio i diritti dei rom e
dei migranti». Esso è accompagnato da una fotografia, che riproduce un manifesto,
divenuto ben noto, largamente affisso sui muri di Milano durante la recente
campagna elettorale per l’elezione del sindaco. Vi si legge: «Milano
Zingaropoli con Pisapia» e nel testo si stigmatizza anche il progetto di
costruzione di una moschea. Dunque l’Italia, la cui immagine già per altro
verso non brilla ora in Europa, è nuovamente e negativamente esposta
all’attenzione. E’ possibile che in Italia a pochi interessi cosa dice il
Consiglio d’Europa e che le questioni legate ai diritti fondamentali siano da
molti trattate con sufficienza e fastidio. Ma così non è nell’Europa di cui
l’Italia è parte. E tout se tient quanto ad immagine e a opinione che
gli altri hanno della sua credibilità e affidabilità.
Il documento reso noto dal Commissario ai diritti umani contiene le sue
valutazioni dopo una visita in Italia nello scorso maggio.
Esso riguarda vari aspetti della situazione dei rom e dei sinti e della
condizione degli immigrati nel difficile periodo legato al conflitto in Libia.
Tra le tante di cui il governo e la società civile italiana dovranno tener
conto, merita attenzione quella cui si riferisce il titolo di apertura del sito
del Commissario: la qualità del discorso politico e la frequenza di un tono
razzista con riferimento ai rom e sinti (ma anche ai musulmani).
Sperimentiamo ogni giorno la volgarità del lessico (e dei gesti) di tanti
politici. Essa caratterizza non solo le loro chiacchiere al telefono con amici
e amiche (un aspetto da non trascurare di ciò che emerge dalla pubblicazione
delle intercettazioni telefoniche ordinate dalla magistratura), ma anche i loro
discorsi pubblici. Si tratta di un abbrutimento della dialettica politica, che
naturalmente non resta in patria, ma fa subito il giro del mondo, contribuendo
anch’esso allo svilimento dell’opinione internazionale sull’Italia. Ma non di
questo si occupa il Commissario ai diritti umani. Egli è preoccupato per
l’effetto che certi discorsi, certo linguaggio tenuto da responsabili politici,
hanno sulla formazione dell’opinione pubblica, con il pericolo che essi
stimolino e legittimino atteggiamenti razzisti e discriminatori. Il rapporto
del Commissario cita una dichiarazione del ministro dell’Interno Maroni,
riportata l’anno scorso dal Corriere della Sera nel periodo in cui la Francia espelleva i rom di
nazionalità bulgara e romena. Il ministro esprimeva disappunto poiché molti rom
e sinti sono cittadini italiani «e quindi non ci si può far niente». E’ solo un
esempio, ma noi sappiamo quanto frequente e spesso anche aggressivo sia il linguaggio
denigratorio. Qui è la posizione ufficiale e autorevole del ministro che viene
in considerazione e quanto la frase sottintenda su ciò che bisognerebbe fare,
se solo fosse possibile. E sul disvalore, che non è nemmeno il caso di dire,
delle persone cui si riferisce. La loro dignità (che è un diritto fondamentale,
proclamato dal primo articolo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea) è offesa ed è coltivato il terreno propizio a politiche
discriminatorie e di esclusione sociale.
In un mondo che vede gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle
persone, potrebbe sembrare eccessiva l’attenzione del Commissario al
linguaggio. Ma così non è. Intanto il Commissario ai diritti umani del
Consiglio d’Europa non è isolato in questa sua denunzia. La stessa
preoccupazione e condanna sono già state espresse dal Comitato della
Convenzione europea per la protezione delle minoranze e dal Comitato della
Carta sociale europea. E poi, chi non vede che il disprezzo che cola, esplicito
o implicito, dal linguaggio scelto per esprimersi lascia il segno, offende e
discrimina, suggerisce che si tratta di estranei, di gente di poco o nullo
valore, che non merita la considerazione che meritiamo «noi»? Razzismo dunque,
tanto più condannabile e pericoloso quando si coglie nel discorso politico che
in una democrazia dovrebbe essere degno e rispettoso.
http://www.lastampa.it 9/9/2011

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