Libertà per le donne Se non ora quando
Non ci sarà mai un buon governo finché si calpesteranno o si dimenticheranno i diritti delle donne.
Dove è stato scelto di farne uno degli slogan dell´incontro organizzato per
questo fine settimana dall´ormai celebre movimento "se non ora,
quando?". Sono tante e diverse le donne che non vogliono più essere
ostaggio del potere maschile. Tante e diverse coloro che desiderano battersi
perché gli uomini e le donne siano realmente uguali. Uguali in termini di
diritti e di libertà. Uguali in termini di opportunità lavorative e
intellettuali. Uguali non solo di fronte alla legge, ma anche nella vita di
tutti i giorni. Perché, nonostante tutte le conquiste degli anni Sessanta e
Settanta, la condizione della donna in Italia si è oggi notevolmente degradata
e l´uguaglianza effettiva sembra ormai una mera chimera. Quante donne, pur
lavorando come gli uomini (e talvolta più di loro) sono costrette ad occuparsi
da sole dei figli e della casa? Quante ragazze hanno gli strumenti critici
necessari per decostruire le immagini e i discorsi che arrivano loro attraverso
la televisione e la pubblicità?
La strada per l´emancipazione e l´uguaglianza è ancora lunga. Soprattutto
quando ci si rende conto che, nonostante tutto, il concetto di uguaglianza
viene ancora oggi frainteso. Molti continuano a confonderlo con quello di
identità, come se, per godere degli stessi diritti, gli esseri umani dovessero
per forza essere identici. Come se le donne, per potersi affermare a livello
lavorativo e rompere il famoso "soffitto di cristallo", dovessero
necessariamente rinunciare alla propria femminilità e "diventare
uomini". L´uguaglianza per cui ci si batte oggi, invece, non ha affatto lo
scopo di cancellare ogni differenza tra gli uomini e le donne, di tendere al
"neutro", o di considerare che valore e dignità dell´essere umano
dipendano solo dalla razionalità priva di sesso. L´uguaglianza per la quale
tante donne si mobilitano oggi è un´uguaglianza che valorizza le differenze,
tutte le differenze. Come scriveva negli anni Novanta la femminista americana
Audre Lorde: «Stare insieme alle donne non era abbastanza, eravamo diverse. (…)
Ognuna di noi aveva i suoi propri bisogni ed i suoi obiettivi e tante e diverse
alleanze. C´è voluto un bel po´ di tempo prima che ci rendessimo conto che il
nostro posto era proprio la casa della differenza».
Certo, ci sono sempre quelle che pretendono di aver capito tutto e che
vorrebbero imporre alle altre la propria concezione della femminilità o la
propria visione della sessualità. Ciò che è giusto o sbagliato. Quello che si
deve o meno fare. E che finiscono paradossalmente col proporre una nuova forma
di "paternalismo al femminile", un mondo in cui poche donne avrebbero
il diritto di imporre a tutte le altre il proprio modo di pensare e di agire.
Ma si tratta sempre e solo di una minoranza. Perché la maggior parte delle
donne che si battono oggi per la difesa dell´uguaglianza e della libertà hanno
ormai capito che la donna, per natura o per essenza, non è proprio nulla. Non è
naturalmente gentile, dolce, materna, fedele. Esattamente come non è
naturalmente perfida, libidinosa o pericolosa. Come l´uomo, la donna ha tante qualità
e tanti difetti. Solo che, a differenza dell´uomo, non ha ancora avuto la
possibilità di mostrare al mondo ciò di cui è capace. In quanto donna, non ha
ancora accesso alle stesse opportunità degli uomini e viene spesso penalizzata.
L´unica vera battaglia che vale la pena di combattere oggi perché l´uguaglianza
tra gli uomini e le donne diventi effettiva è quella per la libertà. È solo
quando si è liberi che ci si può assumere la responsabilità delle proprie
scelte, dei propri atti e delle loro conseguenze: la libertà è il cardine
dell´autonomia personale; ciò che permette ad ogni persona di diventare attore
della propria vita. Al tempo stesso, però, perché la libertà non resti un
valore astratto, è necessario organizzare le condizioni adatte al suo esercizio.
Alla libertà come "non interferenza", la famosa libertà da della
tradizione filosofica liberale, si deve aggiungere la libertà come "non
dominazione" della tradizione repubblicana, la libertà di, quella libertà
effettiva che permette ad ognuno di partecipare alla "cosa pubblica"
senza subire le conseguenze di discriminazioni intollerabili sulla base del
sesso, dell´orientamento sessuale, del colore della pelle o della fede
religiosa.
| 10 Luglio 2011

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