L'Europa ci protegge ma diffida di lui
Il "default" del debito greco cominciò quando il rendimento dei titoli greci raggiunse il 7 per cento. Il nostro è al 6 %
L'ormai famosa lettera di intenti firmata da Berlusconi e
approvata dai 17 Paesi dell'Eurozona e soprattutto dalla Germania,
dalla Francia e dalla Commissione di Bruxelles, fu riscritta e
corretta in una lunga telefonata con Gianni Letta, avvenuta la
mattina e consegnata a Bruxelles nel pomeriggio da Berlusconi. Questa
cronaca è ormai ufficiale. Di fatto la lettera fu scritta dai
destinatari e poi riconsegnata con la loro approvazione al mittente.
In più ci fu la decisione europea di affidare al presidente del
Consiglio europeo e al capo della Commissione un monitoraggio
costante sull'adempimento degli "intenti" indicati in
quella lettera con tanto di cifre e calendario. Ieri, tra l'altro, è
arrivata la proposta dell'Fmi, e accettata dalle autorità europee,
di creare una rete di sicurezza aggiuntiva per Italia e Spagna, il
che conferma che le misure finora prese non sono sufficienti perché
affidate a un governo di dubbia credibilità. Il commissariamento
dell'Europa nei confronti dell'Italia è dunque fuori discussione ed
equivale a quello già in atto nei confronti della Grecia,
dell'Irlanda e del Portogallo. Questa conclusione che emerge dai
fatti significa che quando discutiamo della lettera di Berlusconi non
stiamo esaminando la sua politica economica che non esiste, ma quella
delle autorità europee. Stiamo cioè esaminando il contenuto del
cosiddetto "vincolo esterno" che l'Europa ha costruito per
istigare i Paesi recalcitranti ad accettare la disciplina imposta dai
"Protettori" se accettano d'esser protetti per non far
saltare in aria Eurolandia.
Questa è la realtà, dalla quale
emerge la prima domanda: è necessario per l'Italia avere un vincolo
esterno? La nostra risposta è sì, è necessario. L'hanno ricordato
sia Ciampi sia Prodi, in aperta polemica con Berlusconi che aveva
appena dichiarato quanto l'euro sia dannoso alla vita dell'Europa.
È
opportuno tuttavia ricordare che i governi di Prodi e di Ciampi che
portarono l'Italia nell'euro non erano commissariati dall'Europa.
Avevano accettato le regole europee per rendere possibile la moneta
unica, dopo averle a lungo discusse con gli altri Paesi membri
dell'Eurozona: le regole di stabilità, la supervisione della
Commissione sul loro rispetto e sull'indice che ne era il misuratore,
cioè il rapporto tra Pil e deficit di bilancio con le sanzioni
comminate a chi sforava quei limiti.
L'attacco ai debiti
sovrani e a quello italiano, che non può e non deve diventare
insolvibile perché provocherebbe in quel caso il disfacimento
dell'intero sistema economico occidentale, ha segnato la data di
inizio dello speciale vincolo esterno a noi riservato, l'inizio del
"Protettorato" o commissariamento che dir si voglia. La
data di inizio si colloca alla fine di luglio di quest'anno, il primo
documento dei "Lord protettori" è la lettera firmata da
Trichet e Draghi e diretta al nostro governo (un documento analogo
viene spedito anche al governo spagnolo); l'effetto consiste nella
seconda manovra dello scorso agosto varata da Tremonti, poi corretta
e rinforzata poche settimane dopo da un'altra manovra e infine da
ulteriori correzioni, sicché il nostro Parlamento stava appena
approvando la prima mentre già aveva in lettura la seconda e la
terza.
Adesso c'è stata la lettera d'intenti scritta dai
destinatari e accettata dal mittente, cui si affianca il monitoraggio
dei "Lord protettori" e dei loro delegati.
Se tutto
questo è chiaro, procediamo.
* * *
La lettera di intenti
contiene varie promesse e impegni, alcuni dei quali del tutto
ornamentali rispetto ai veri intenti dei "Protettori".
Esaminiamo dunque qual è l'essenza del documento che disegna una
complessa politica economica: l'eliminazione del deficit entro il
2013, il pareggio del bilancio entro lo stesso anno, la diminuzione
del debito sovrano che dovrebbe scendere al 90 per cento del Pil
entro il 2014 (adesso siamo al 120 con tendenza ad aumentare), la
crescita del Pil che è sostanzialmente ferma da dieci anni, la
diminuzione della disoccupazione e in particolare di quella dei
giovani, l'adeguamento della pensione alle mutate aspettative di vita
e infine la massima equità sociale come indispensabile lubrificante
per una politica che impone scelte severe senza dover mettere a
rischio la coesione sociale.
Con un governo come il nostro è
evidente che un progetto di tali dimensioni sarebbe stato impossibile
da mettere in moto senza quel vincolo esterno di cui si è detto e
senza il diretto intervento dei "Lord protettori". Perciò,
per quanto ci riguarda, fin qui piena lode al vincolo, piena lode al
programma, ai tempi di realizzazione e piena lode al
monitoraggio.
Avanziamo l'ipotesi (ma di pura ipotesi si tratta)
che i "Protettori" avrebbero preferito un governo più
credibile di quello in carica, ma questo è fuori dalle loro
competenze. Da questo punto di vista Scilipoti ha maggior potere di
Barroso, di Sarkozy e perfino di Angela Merkel e la vince anche
- Scilipoti - su Lavitola e perfino su Putin.
Almeno nel breve periodo. Solo Bossi è più forte di lui e infatti
lo dice tutti i giorni. Salvo incidenti di percorso.
* * *
Per
realizzare quegli obiettivi i "Protettori" hanno messo in
pista alcuni strumenti. Una parte di essi rimonta alla manovra di
agosto e sono il taglio (lineare) di risorse ai Ministeri, agli enti
locali, alle protezioni sociali, per accelerare di un anno il
pareggio del bilancio. Fu prevista anche una riforma del mercato del
lavoro che spostasse la contrattazione dal livello nazionale a quello
aziendale. La ciliegina sulla torta doveva infine essere un
"contributo di solidarietà", in pratica una maggiorazione
di imposta che gravava in modo diverso a partire dai redditi di 90
mila euro annui, aumentando dai 110 mila in su.
Il totale
delle risorse in tal modo ottenute avrebbe dovuto essere di 40-50
miliardi nel biennio 2012-13, più altri diecimila da incassare fin
dall'esercizio corrente con accise ed altre furberie dell'Agenzia
delle entrate. Tremonti gioì di questo vincolo esterno, ancorché la
sua manovra precedente di pochi giorni la lettera di Trichet avesse
diluito quelle cifre spostandone il grosso al 2014. Berlusconi non
gioì invece affatto, lui non ama l'austerità e l'ha scritto l'altro
ieri al Foglio. Lui ama improvvisare e la gabbia predisposta dai
"Protettori" gli andava stretta.
Adesso le cose sono
cambiate: la gabbia dei "Protettori" a lui va bene perché
può prolungare la vita del governo; invece non va per niente bene a
Tremonti che infatti la lettera di intese non l'ha neppure firmata. A
chi gli chiedeva se il programma dei "Protettori" gli
andava bene, ha risposto: "Mi va bene, ma il diavolo sta nei
dettagli". È vero, il diavolo sta appunto nei dettagli. Perciò
diamo anche noi un'occhiata a quei dettagli, ma prima diamo
un'occhiata alle più recenti reazioni dei mercati che non sono
affatto un elemento marginale dell'intera vicenda. Anzi.
* *
*
Mercoledì scorso i mercati hanno galleggiato con un po' di
fatica, specie per quanto riguardava il famoso "spread" tra
i titoli italiani e quelli tedeschi. Giovedì sono volati al rialzo
in preda ad una comprensibile euforia dovuta non tanto al caso Italia
ma ai provvedimenti annunciati dall'assemblea plenaria dei 27 Paesi
dell'Unione sul debito greco, sulla ricapitalizzazione delle banche e
sul Fondo "salva Stati". Venerdì Piazza degli Affari è
ripiombata nel buio profondo.
Che cosa era accaduto venerdì?
Era accaduto che all'asta dei Btp il rendimento aveva superato il 6
per cento toccando il massimo storico dal 1997. Ricordiamo che il
"default" del debito greco - che è
infinitamente più piccolo di quello italiano - cominciò
quando il rendimento dei titoli greci raggiunse il 7 per cento. Siamo
cioè a una spanna da quella porta d'inferno.
Si potrebbe
pensare che si tratti di un incidente di percorso. Speriamolo, ma
teniamo presente un altro dato di fatto: nel corso del 2012 andranno
in scadenza 290 miliardi di titoli italiani, una parte cospicua dei
quali con scadenze pluriennali. Nello stesso anno scadranno titoli di
altri Paesi dell'Unione europea per un totale (Italia esclusa) di 500
miliardi. Ci saranno insomma l'anno prossimo 800 miliardi di titoli
europei da rinnovare e sarebbe arduo pensare che i nostri saranno
preferiti agli altri. Sicché quel 6 per cento di venerdì potrebbe
essere largamente superato, specie in presenza d'un governo che fa
ridere i suoi "Protettori". La lettera di intenti non fa
parola di questi dati di fatto sebbene essi siano di pubblico
dominio.
Il solo rimedio per affrontare il 2012 che sarà da
questo punto di vista l'anno terribile è quello di puntare sulla
crescita rapida del Pil, ma qui casca l'asino. Qual è il
provvedimento che potrebbe far crescere il nostro Pil, appiattito da
dieci anni sullo zero? Ce ne sono tre: accrescere il potere
d'acquisto dei ceti medio-bassi e in particolare dei giovani per
stimolare i consumi e di conseguenza gli investimenti; diminuire
imposte e contributi che gravano soprattutto sulle imprese, cioè il
famoso cuneo fiscale; lanciare un programma di lavori pubblici
cantierabili entro i prossimi tre mesi, non può che trattarsi di
opere pubbliche locali delle quali del resto c'è gran bisogno anzi
necessità. Basterebbe provvedere - come è sempre stato
promesso e mai fatto - alle difese degli argini di fiumi
e torrenti (Cinque Terre insegni) alla messa in sicurezza delle
scuole, ai porti, alle strade, alle ferrovie.
Mi rivolgo qui a
Mario Draghi verso il quale ho profonda stima e amicizia: sono questi
i provvedimenti necessari alla crescita da te molto voluta? Nella
lettera di intenti ne ho letti altri che se riusciranno a
implementare la concorrenza daranno qualche effetto a due o tre o
quattro anni da oggi. Ho letto anche che si vuole accrescere la
mobilità del lavoro aumentando la facilità di ingresso e al tempo
stesso la facilità di uscita. Ingresso per i lavoratori precari e
uscita dal lavoro a posto fisso. E tu, caro Mario, pensi veramente
che in questo modo aumenteranno complessivamente i posti di lavoro e
il monte salari e verrà varato quel patto generazionale tra padri e
figli? Licenziate i padri (che stanno mantenendo i figli) e sperate
che al loro posto i figli possono sostituirli?
Nel frattempo
avete dimostrato soddisfazione per la riforma delle pensioni che però
non avete affatto ottenuto. La vera riforma sarebbe stata di passare
tutti i pensionati al regime di contributo ma Bossi ha messo il veto.
I 67 anni di età pensionabile erano previsti da un pezzo ma i
modesti benefici che ne verranno all'Inps e quindi allo Stato negli
anni a venire, come saranno impiegati? Nella vostra lettera di
intenti non c'è scritto nulla in proposito. Non dovrebbero
compensare i figli costruendo un nuovo welfare che copra la
flessibilità del lavoro? Non dovrebbe questo nuovo tipo di
protezione essere approvato prima o almeno contemporaneamente alla
licenziabilità facile e all'allungamento dell'età pensionabile? Se
volete mantenere la coesione sociale, la carota va data insieme al
bastone e soprattutto va contrattata con le parti interessate. Tutte
le parti interessate e non una soltanto.
Concludo: bene il
vincolo esterno, evviva i "Protettori" quando decidono
bene, ma quando decidono male oppure omettono di decidere su
questioni di fondo, allora va malissimo. A me personalmente gli
"omissis" non sono mai piaciuti. Cercate di rimediare se
potete.
Post scriptum. Il Rendiconto generale dello
Stato, bocciato dalla Camera circa un mese fa, è ritornato alla
Camera ed è stato calendarizzato per l'8 novembre prossimo. La
calendarizzazione è stata approvata all'unanimità da tutti i gruppi
parlamentari che in tal modo hanno sospeso l'articolo 72 del loro
regolamento dove c'è il divieto a presentare la stessa legge
bocciata prima che siano trascorsi sei mesi.
Posso ben capire
che i gruppi d'opposizione abbiano deciso, insieme alla maggioranza,
di rimuovere l'ostacolo formale e si accingano perciò ad approvare
all'unanimità il Rendiconto. Se l'ostacolo regolamentare non fosse
stato rimosso non sarebbe possibile approvare né la legge di
bilancio né quella di stabilità finanziaria e si andrebbe
all'esercizio provvisorio con tutte le conseguenze del caso.
Mai
come in questo caso dunque i gruppi d'opposizione hanno fornito una
prova del loro senso di responsabilità. Questo avviene mentre il
presidente del Consiglio continua a trattarli in tutte le sedi come
comunisti, settari, faziosi, inconcludenti e quindi indegni di
proporsi come alternativa.
Mi sarei aspettato che quest'atto
di apprezzabilissima responsabilità fosse pubblicizzato. Mi sarei
aspettato che i gruppi di opposizione ne spiegassero le ragioni e ne
rivendicassero il merito. Invece c'è stato un silenzio tombale,
quasi che si vergognassero d'averlo fatto. Lui continuerà ad
insultarli come prima e peggio di prima e la gente crederà alle
fanfaluche rottamatrici di Renzi e di Beppe Grillo.
No, così
non va bene. Non si acconsente tacendo ma motivando, specie quando
non c'è da vergognarsene ma da rivendicare il proprio senso dello
Stato che in tutti gli altri è spaventosamente assente.
http://www.repubblica.it (30 ottobre 2011)

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