Le parole per raccontare quel che resta di un´idea
C’è vita a sinistra. Quelle parole che la sinistra deve riscoprire - Carlo Galli
La sconfitta della sinistra comunista, e le trasformazioni
politiche ed economiche che sono seguite – la globalizzazione –, hanno reso il
capitale più aggressivo (perché più esposto alla competizione), e hanno causato
la crisi del compromesso socialdemocratico, cioè delle conquiste della sinistra
riformista: i diritti sociali oggi sono visti come un costo e non come un
valore. Ecco perché ha senso interrogarsi sulle prospettive di un´idea. Oggi il
centro della società è il mercato, l´impresa e le sue esigenze di sviluppo,
l´individualismo aggressivo; la frantumazione del ceto medio creato dalle
passate politiche di welfare è già in atto, e la società si polarizza tra pochi
ricchi e molti poveri; anche le forme giuridiche dell´uguaglianza – la
legalità, i diritti civili – sono minacciate dall´insicurezza e dalla paura, i
nuovi messaggi biopolitici che vengono dallo Stato; la democrazia è sostituita
dal populismo.
La sinistra deve quindi trovare la capacità di criticare il presente, e ne deve
nominare apertamente le contraddizioni; deve essere convinta che a un problema
non c´è solo la soluzione proposta da chi detiene il potere, ma almeno
un´altra, alternativa, che ha come finalità l´emancipazione di chi non ha
potere, e la liberazione delle sue capacità di sviluppo autonomo, di vitale
spontaneità (e pertanto deve essere antiautoritaria e laica). Deve essere riconoscibile,
cioè deve essere coerentemente “parte” – nel momento in cui la società si
frantuma in parti, anche se non coincidenti con le “classi” tradizionali –, e
deve quindi entrare decisamente nei conflitti reali; ma deve anche farsi carico
delle questioni generali di uguaglianza formale e sostanziale – pur mettendo in
conto che i conflitti non potranno mai cessare. Deve produrre una nuova idea di
società, una nuova “egemonia”, da contrapporre all´egemonia della destra. Ciò
significa combattere la paura e la disuguaglianza con la legalità, la giustizia
e la speranza; e lottare per un nuovo compromesso, molto meno squilibrato
dell´attuale, oltre che meno burocratico che nel passato, tra economia e
diritti di libertà, tra mercato e Stato, tra privato e pubblico.
La Repubblica 27 dicembre 2010

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