Le analisi mediche e i mercati finanziari
Come sarebbe la nostra vita se dovessimo fare (ed avessimo i risultati di) analisi mediche dettagliatissime tutti i giorni, anzi in tempo reale ?
Come sarebbe la nostra vita se dovessimo fare (ed avessimo i
risultati di) analisi mediche dettagliatissime tutti i giorni, anzi in tempo
reale ? Come tutti sanno nelle analisi c’è sempre qualche piccola irregolarità,
qualche valore fuori dalla norma che poi rientra, oppure qualche valore
alterato che può allo stesso modo essere indicatore di una grave malattia
oppure di una semplice infiammazione. Come sarebbe la nostra vita sottoposta a
questa continua angoscia ? Certo potremmo scoprire malattie importanti al loro
insorgere affrontandole così per tempo, ma la nostra vita sarebbe sconvolta da
continue ansie e preoccupazioni per allarmi esagerati.
E’ esattamente quello che accade con i mercati finanziari oggi con due
aggravanti fondamentali. Primo, i risultati delle analisi mediche possono
generare falsi allarmi ed essere soggette a piccoli errori di laboratorio ma
producono dati oggettivi sul nostro organismo. I dati dei mercati finanziari,
soprattutto nel breve termine, sono tutt’altro che oggettivi perchè influenzati
da rumors, illazioni, bolle speculative, annunci e notizie inquinati da
conflitti d’interesse. Secondo, quello che i mercati indicano non è il grado di
civiltà di un paese ma soltanto il presunto valore delle sue attività
finanziarie per i possessori di azioni ed obbligazioni. E non è che le due cose
coincidano sempre.
Sottoporsi alla tortura degli umori di brevissimo termine dei mercati
finanziari è come decidere di fare analisi mediche in tempo reale. Implica che
abbiamo deciso che l’autorità morale che stabilisce ciò che è bene e ciò che è
male sono i movimenti di capitali a breve sui mercati finanziari.
Quest’autorità decide se una manovra funziona oppure no, se una politica
fiscale è o no abbastanza virtuosa. Se una notizia su presunte turbolenze
politiche è grave oppure no, se la politica di rientro dal debito è sufficiente
o meno, se è giusto o no pagare più o meno tasse, spendere di più o di meno per
scuola e sanità. Si badi bene il problema non è passare all’eccesso opposto e
pensare che sia giusto non ripagare i debiti contratti, creare valore economico
o non sia necessaria la disciplina fiscale. E’ piuttosto incatenarsi ad una
regola che stabilisce che siano gli umori, i nervosismi e le strategie degli
speculatori istante per istante a dare le pagelle e decidere se una manovra di
rientro è soddisfacente o meno.
Qualcuno vuole farci credere che il giudizio espresso dai movimenti a breve dei
mercati di capitali sia un giudizio oggettivo. Ci assomiglia nel medio-lungo
periodo ma non lo è affatto negli isterismi di breve termine che rischiano di
aggravare invece che risolvere le situazioni. I mercati sono miopi, hanno
reazioni esagerate, considerano i debiti di alcuni paesi molto gravi e quelli
maggiori di altri meno, generano enormi bolle che poi si sgonfiano. Sono
orientati da società di rating di cui sono ormai noti i palesi conflitti
d’interesse che sono responsabili della sottovalutazione del problema dei
supbrime ieri e del debito pubblico americano oggi. In altri termini le
oscillazioni momento per momento dei mercati sono tutt’altro che il riflesso dei
presunti valori oggettivi delle grandezze che su di essi vengono scambiate. E’
talmente noto che essi possano essere preda di momenti di irrazionalità ed
isteria che esistono meccanismi ufficiali di blocco degli scambi che
intervengono in momenti particolarmente gravi per raffreddare gli animi e far
riprendere poi le contrattazioni con rinnovata calma.
Qualcuno vuole farci credere che i movimenti a breve sui mercati finanziari
siano democratici e razionali quando sono invece influenzati pesantemente (soprattutto
se guardiamo ai prezzi di alcuni fondamentali strumenti di finanza derivata che
si scambiano su mercati non regolamentati) dalle decisioni di pochi grandi
intermediari che non sanno neanche badare alla loro stessa sopravvivenza in
quanto sono proprio loro che hanno subito le conseguenze più pesanti
(fallimenti, drastici ridimensionamenti in termini di valore) a seguito della
crisi finanziaria globale.
Dopo la crisi finanziaria in Asia molti di quei paesi hanno deciso,
contrariamente all’opinione allora in voga presso i maggiori organismi
internazionali, di smetterla con il dogma dell’intoccabilità dei movimenti a
breve e da allora le loro economie hanno reiniziato a fiorire. Un paese come la Cina li ha da sempre
controllati ed ha costruito in pochi anni il più grande miracolo economico
della storia. Un articolo recente apparso sulla stampa russa si domanda se il
successo della Cina e lo zoppicare della Russia non dipenda dal fatto che
quest’ultima si sia fatta convincere da noi a non regolamentare i flussi in
entrata e in uscita di capitali.
Dobbiamo riflettere come Europa per quanto ancora vogliamo che l’autorità
morale che orienta le nostre scelte e decide ciò che è bene e ciò che è male
siano i movimenti di capitali a breve. Oppure vietare, regolamentare alcuni
mercati over the counter o tassare le transazioni. Un paese come il Brasile,
visto l’enorme flusso di speculazione diretto verso i propri titoli di stato
con l’obiettivo di lucrare sugli elevati rendimenti e sull’apprezzamento del
real ha imposto una forte tassa sugli acquisti dall’estero di tali titoli.
Riuscendo a trasformare la speculazione in uno strumento a proprio vantaggio.
L’Europa sta riflettendo sulla possibilità di imporre una tassa sulle
transazioni finanziarie per frenare i movimenti a brevissimo o trarne vantaggio
in termini di entrate per il bilancio pubblico. E’ meglio che si sbrighi e
decida al più presto, stabilendo anche regole severe per la finanza ombra,
separazione tra trading proprietario delle banche e depositi dei clienti.
Un sistema economico globale dove l’unico criterio che regola tutto il resto è
quello dell’isteria dei mercati finanziari di brevissimo tempo è un sistema
insensato. C’è chi leggerà questo articolo come un attentato al dogma della
libertà assoluta dei mercati. Ma la libertà assoluta dei mercati finanziari a
breve termine non è il fine ultimo ma soltanto un mezzo di cui dobbiamo
pragmaticamente valutare l’utilità ai fini del perseguimento del bene comune,
uno sviluppo equo e sostenibile.
http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it 10/7/2011

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