Lavori verdi, ce n'è per le donne?
I "lavori verdi", in qualunque modo vengano definiti, ricalcano luoghi comuni del mercato del lavoro, come la divisione tra occupazioni femminili e occupazioni maschili.
La diffusa consapevolezza che il riscaldamento globale
rappresenti una minaccia reale sia per le popolazioni che per le economie ha
fatto sì che per i governi europei la promozione di una crescita economica
sostenibile (CEC 2010) diventasse una priorità. Molti dei benefici di un
economia più verde ricadrebbero su tutti i cittadini, uomini e donne allo
stesso modo (UNEP 2008:188), ma, in questo quadro, è importante fare in modo
che le politiche sul cambiamento climatico e gli investimenti in “lavori verdi”
non vadano a peggiorare le iniquità del mercato del lavoro.
Una prospettiva di genere e l’uso degli strumenti di gender mainstreaming
sono fondamentali per evitare che le nuove possibilità di impiego abbiano
un effetto impari su uomini e donne e per continuare a promuovere gli obiettivi
europei di uguaglianza e coesione.
Nonostante la rilevanza politica del tema, non c'è una chiara definizione dei "lavori verdi" - il che rappresenta una sfida analitica. Quando applichiamo una prospettiva di genere agli studi disponibili, risulta evidente che le donne sono sottorappresentate nei settori e nei lavori solitamente individuati come “verdi”. I "lavori verdi", in qualunque modo vengano definiti, ricalcano luoghi comuni del mercato del lavoro, come la divisione tra occupazioni femminili e occupazioni maschili. Questa segregazione è una delle principali cause della disuguaglianza di genere ossia: il divario salariale, il diverso accesso a posizioni di potere, la differenza qualitativa del lavoro e l’accesso a misure di conciliazione. La segregazione può anche essere vista come un fattore di rigidità, che limita l'efficiente allocazione delle competenze e dei talenti da parte degli imprenditori, in particolare in un settore in crescita per il quale c'è scarsità di competenze.
Abbiamo analizzato la dimensione di genere in ventisei diversi tipi di occupazione identificate da studi statunitensi come quelle in cui la riconversione ecologica dell’economia genererà maggiore domanda. Utilizzando i dati dei ventisette stati membri europei, basandoci sui codici ISCO che maggiormente si avvicinavano alle definizioni statunitensi, possiamo dimostrare come, di questi ventisei lavori, solo tre siano a predominanza femminile (più del 60% di donne) e solo tre siano misti (40-60% o di uomini o di donne). La grande maggioranza sono lavori in cui la presenza di uomini è dominante (più del 60% di uomini) e, di questi, solo in due casi è in aumento la presenza di donne (si veda la tabella). Queste tendenze dimostrano la crescita stabile della segregazione nella maggior parte di queste occupazioni, crescita che, a livello europeo, riscontriamo in tutte le occupazioni (Bettio and Verashchagina 2008).

Gli effetti dei cambiamenti climatici e di una nuova
economia "verde" influiranno sul mercato del lavoro attraverso varie
strade, così come gli altri cambiamenti “tecnologici” sperimentati da mercati
del lavoro avanzati: la perdita di posti di lavoro colpirà coloro che lavorano
con tecnologie divenute obsolete mentre coloro che lavorano con nuove
tecnologie vedranno valorizzate e sviluppate le proprie competenze (Freeman and
Soete 1997). I potenziali cambiamenti del mercato del lavoro possono condurre a
quattro risultati (ECORYS 2008). In primo luogo, verranno creati nuovi posti di
lavoro: per esempio, nella produzione di sistemi di controllo dell’inquinamento
da aggiungere agli attuali impianti di produzione. In secondo luogo, ci sarà
una sostituzione di impiego: per esempio lo slittamento dai settori legati ai
carburanti fossili all’impiego nel settore delle energie rinnovabili. In terzo
luogo, alcuni lavori verranno eliminati (e non verranno sostituiti): per
esempio la produzione di materiali da imballaggio. Infine ci saranno anche
cambiamenti nella richiesta di competenze per i lavori attuali, per
esempio idraulici, elettricisti, lavoratori del metallo e dell’edilizia
dovranno aggiornare le loro competenze. L’attuale segregazione del lavoro
implica che saranno lavori prettamente maschili sia quelli in perdita che
quelli in crescita – dimostrando come un approccio di genere possa
mettere in evidenza i rischi di iniquità per tutti e non solo per le donne.
I rischi per l’uguaglianza di genere dei lavori verdi
Possiamo definire tre gruppi di rischi potenziali per l’uguaglianza di genere nei cambiamenti del mercato del lavoro associati ai lavori verdi: 1) ci saranno lavori che scompaiono altri che vengono sostituiti: questa transione avrà un impatto maggiore su settori tradizionalmente maschili, come per esempio quello della produzione di energia, ma ci saranno ricadute anche sul settore manufatturiero. 2) ci sarà un impatto sulla qualità del lavoro, visto che la creazione di lavoro polarizzata porta a buoni e cattivi lavori: dovremmo aspettarci che la distribuzione e l’accesso a questi lavori non abbiano conseguenze squilibrate a seconda del genere. 3) La nuova richiesta di “competenze verdi” cambierà le attività che costituiscono il lavoro e bisognerà sviluppare nuove competenze. Sia la distribuzione di queste nuove richieste che la conseguente valutazione e ricompensa saranno probabilmente iniquamente distribuite lungo le direttrici organizzative e gerarchiche e dunque di genere.
I lavori verdi, una nuova opportunità?
Il fatto che il "green new deal" e dunque la creazione di lavori
verdi abbia una centralità nelle politiche europee e nazionali rappresenta
un'occasione, per promuovere insieme eguaglianze di genere e riconversione
ecologica dell'economia. Per poter trarre vantaggio da questa opportunità è
essenziale promuovere i lavori verdi da una prospettiva di genere. In primo
luogo, questo tipo di approccio consente di monitorare i processi di genere del
mercato del lavoro che hanno luogo mentre l’economia fa la sua transizione
verso un’economia più verde, identificando i vincitori e i perdenti nel
passaggio. In secondo luogo può essere mitigato o evitato il rischio di
peggiorare vecchie disuguaglianze e crearne di nuove nei processi di
transizione. In terzo luogo, acquistano visibilità le nuove opportunità sia di
promuovere lavori verdi che di ridurre le disuguaglianze di genere. Oltre alla
commissione europea e agli stati mebri, la società civile e le ong hanno un
ruolo da giocare nell’affrontare i rischi qualitativi dell’espansione dei
lavori verdi e nell’abbattere la segregazione nei settori e lavori
colpiti.
L’azione degli attori sociali a livello europeo, nazionale ed europeo può non solo monitorare ma anche promuovere questo duplice processo. Il ruolo centrale delle politiche pubbliche nella promozione di un'economia sostenibile può far sì che i lavori verdi siano sviluppati in una direzione che riduca il divario di genere, attraendo in questi lavori occupazione femminile e maschile.
Fonti
- CEC
(2008) environment and labour force skills ”Overview of the links between the
skills profile of the labour force and environmental factors”
- CEC (2009) “Adapting to climate change: Towards
a European framework for action, White Paper” COM(2009) 147 final, April 2009
- ECORYS (2008), Environment and labour force skills, a study by ECORYS for DG
Environment,
- Freeman, C. and Soete, L. (1997) The Economics of Industrial Innovation,
London: Pinter
UNEP (2008) “Green Jobs: Towards decent work in a sustainable, low-carbon
world”. Geneva: United Nations Environmental Programme
http://www.ingenere.it 07/10/2010

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