L'anno fatale della doppia economia
La matrioska dell’economia occidentale
Se volessimo raffigurare visivamente la crisi che sta
scuotendo dalle fondamenta l'economia dell'Occidente dovremmo servirci di un
oggetto sempre in voga tra i giocattoli russi: la matrioska. La più grande
rappresenta l'economia americana dentro alla quale ce n'è un'altra che
rappresenta l'economia europea, dentro alla quale - per quanto ci riguarda -
c'è quella italiana. I problemi Usa si ripercuotono su quelli europei che vi
aggiungono i propri e si riflettono su di noi che vi aggiungiamo i nostri. Le matrioske
sono graziose da vedere, ma il gioco a incastro che ne deriva può essere
micidiale.
Nel quarto anno di crisi che stiamo ora attraversando il problema che
affligge l'intero Occidente partendo appunto dall'economia americana è la
caduta della domanda: i consumi privati ristagnano, la vendita delle case è
crollata, le imprese hanno ristretto al minimo le riserve di magazzino, la
disoccupazione è in aumento.
I buoni del Tesoro Usa sono invece fortissimi nonostante che l'agenzia di
rating Standard & Poor's li abbia declassati. Errore madornale: i
"Treasury bond" sono solidissimi, il loro rendimento è sceso al 2 per
cento, sono diventati un bene-rifugio come i "Bund" tedeschi, come
l'oro e come - nel suo piccolo - il franco svizzero.
Standard & Poor's dovrebbe fare pubblica ammenda dell'errore commesso che
non è il primo e purtroppo non sarà l'ultimo. La rete dei conflitti di
interesse di queste agenzie è tale da meritare un'indagine giudiziaria approfondita
a tutela della fede pubblica.
I guai dell'economia Usa non vengono dunque dal suo debito sovrano ma dalla
doppia recessione. La prima si scatenò a causa della bolla immobiliare nel 2008
e falciò il reddito di tutto l'Occidente (e non solo) fino al 2009. Poi si
riprese e sembrò che la recessione fosse terminata. L'Europa però non aveva
eliminato i suoi problemi aggiuntivi: la minaccia di insolvenza della Grecia,
la crisi bancaria dell'Irlanda, la diffusione di "titoli derivati e
tossici" nel portafoglio di molti e importanti istituti bancari e assicurativi.
La Germania (e di conseguenza l'Europa con le sue deboli istituzioni)
tergiversò e lesinò gli aiuti, le crisi si aggravarono, il contagio si diffuse,
coinvolse il Portogallo, gettò ombre sulla Spagna e alla fine contaminò anche
il nostro debito sovrano cogliendo di sorpresa il nostro governo. Aveva negato
fino a pochi giorni prima che il nostro debito sovrano potesse mai esser messo
in discussione, non aveva predisposto alcun piano operativo, credeva d'aver
messo i nostri conti in sicurezza. Ma non era vero.
Per mettere in sicurezza i conti d'una nazione afflitta da un debito pubblico
che è il quarto del pianeta è necessario rilanciare in ogni modo possibile la
crescita del Pil, ma il governo sul tema della crescita che langue da anni
insieme alla produttività, non fece e non predispose assolutamente niente.
Ora che la contrazione economica è in corso in tutto l'Occidente minacciando di
trasformarsi in una vera e propria recessione, noi stiamo peggio di tutti: la
recessione del nostro Pil è dietro la porta e il debito sovrano è sotto
costante attacco. Gli interventi della Bce hanno momentaneamente arginato gli
assalti ma non risolvono il problema. Martedì prossimo le Commissioni
parlamentari competenti dovranno esaminare la nuova manovra (la terza della
serie negli ultimi due mesi) raffazzonata in fretta e furia; dovranno emendarla
e approvarla "senza stravolgerla" entro una settimana. Poi si andrà
al voto delle Camere ed entro la metà di settembre tutto dovrà esser concluso.
Il fatto che si tratti della terza manovra in due mesi dice quale sia lo stato
di impreparazione del governo e in particolare del ministro dell'Economia e
spiega anche il perché del commissariamento che Germania, Francia e Bce hanno
imposto al nostro governo. Commissariamento sugli obiettivi ma non sulle
modalità per raggiungerli che spettano al governo e al Parlamento. Si procede
con lo slogan che la manovra potrà essere emendata ma non stravolta. Ma è già
stravolta, è nata senza un volto ed è figlia di nessuno come ha detto Bersani;
più esattamente: è figlia dei contrasti insanabili tra il presidente del
Consiglio e il suo ministro dell'Economia.
Più stravolta di così!
* * *
L'anno terribile da tener presente ricordando il passato per meglio comprendere
il futuro fu il 1937. Federico Rampini l'ha ricordato su queste pagine e gli
esperti che stanno esaminando la matrioska americana lo hanno assunto come
punto di riferimento essenziale.
Nel 1937, otto anni dopo l'inizio della crisi del '29, Franklin D. Roosevelt e
i suoi consiglieri pensarono che la recessione fosse stata definitivamente
sconfitta e decisero di cambiare marcia. Abolirono gran parte degli interventi
pubblici che avevano risollevato l'economia, tagliarono i lavori pubblici e una
parte del "welfare" con l'obiettivo di mettere i conti in sicurezza.
Fu l'inizio della seconda recessione che ebbe fine soltanto con lo scoppio
della guerra mondiale del 1939 e il programma di riarmo degli Stati Uniti.
E bene, in Usa si sta profilando una seconda recessione quattro anni dopo la
prima. Obama ha avuto una ben triste sorte: Bush tagliò le tasse sui ceti
ricchi, il Tea Party gli ha impedito di ripristinarli ed ha preteso la limatura
del welfare, Standard & Poor's gli ha declassato il debito che dal giorno
successivo è diventato addirittura un bene-rifugio. Così sta tramontando una
leadership che era sembrata una svolta storica per l'America e per il mondo.
La nostra piccola matrioska italiana subisce i contraccolpi della tempesta
arrivata dagli Stati Uniti, ma qui non c'è nessuna leadership da travolgere: da
tre anni il sogno berlusconiano ha rivelato la sua inconsistenza e da un anno
anche molti dei suoi sostenitori l'hanno capito. Adesso i nodi vengono al
pettine tutti insieme e questo è un grosso guaio.
* * *
La manovra senza volto e figlia di nessuno ha un solo obiettivo che le è stato
dettato da fuori: anticipare di un anno il pareggio del bilancio. Per
realizzarlo deve anticipare tagli alle spese e maggiori entrate con questa
progressione: 6 miliardi nell'esercizio corrente, 27 l'anno prossimo e 12 nel
2013.
Dove li troverà è ancora incerto. Tremonti ne ha finora indicati una trentina
sommando insieme i minori trasferimenti agli enti locali, i tagli ai ministeri,
la sovrattassa sull'energia, le accise, l'aumento dei tabacchi, l'aumento di
giochi, il contributo sull'Irpef oltre i 90 mila e i 150 mila euro, il recupero
sulle pensioni di invalidità e di reversibilità, l'accelerazione dell'età
pensionabile femminile.
Mancano le indicazioni per i rimanenti 15 miliardi ma dovrebbero venire dalle
deleghe sull'assistenza e sul fisco oppure, in caso di tardiva operatività
delle deleghe, da un piano B di tagli automatici per l'assistenza e i
ministeri.
Tuttavia questa bozza senza volto e senza padre non solo non soddisfa l'opposizione
ma neppure le parti sociali nonché una folta dissidenza nel Pdl.
Le proposte di modifica, a saldi invariati, si susseguono: c'è chi vuole
l'aumento dell'Iva, chi l'abolizione del contributo Irpef, chi la modifica
delle pensioni d'anzianità, chi una lotta decisa contro l'evasione, chi una
tassazione patrimoniale straordinaria, chi la vendita dei beni e delle
partecipazioni pubbliche, chi la tassazione dei capitali "scudati",
chi sostegni alle imprese e ai consumi.
Le combinazioni tra queste diverse proposte sono innumerevoli, ma per quanto
riguarda la crescita siamo ancora nella nebbia più fitta sebbene sia quello il
tema fondamentale. Per avere un senso reale e non simbolico, le risorse per
rilanciare la crescita dovrebbero avere una dimensione tra i 15 e i 20
miliardi. Bisognerebbe cioè prevedere una quarta manovra. Affidata a tre zombie
che fanno finta di marciare sottobraccio mentre si scambiano pedate e sgambetti
ad ogni passo.
* * *
Sarebbe ridicolo che fossero i media a indicare i lineamenti correttivi della
manovra il cui iter parlamentare avrà inizio dopodomani e dovrà concludersi
tassativamente tra un mese e mezzo mentre i mercati continuano a picchiare. Ma
alcune cose si possono dire perché sono di palese evidenza. Eccone un elenco.
1) La lotta all'evasione basata su una puntuale tracciabilità, è il fondamento
principale di ogni politica in un Paese dove il sommerso fiscale e
previdenziale rasenta i 200 miliardi.
2) Il passaggio dal sistema pensionistico ancora largamente retributivo a quello
interamente contributivo è una riforma necessaria: può procurare nuove risorse
all'erario ma soprattutto rende possibile un patto generazionale indispensabile
per i giovani.
3) La vendita di immobili pubblici è impraticabile: in un mercato esangue come
quello attuale la loro appetibilità è scarsissima. L'ipotesi di scaricarli su
società pubbliche del tipo Fintecna o di cartolarizzarli ha un solo
significato: farsi anticipare dalle banche il loro valore stimato. Ma le banche
sono già ampiamente penalizzate dall'eccessiva quantità di titoli pubblici che
hanno in portafoglio. Caricarle di quest'altro fardello è un'ipotesi priva di
senso.
4) L'indignazione e il pianto provocati dal contributo di solidarietà sono del
tutto ingiustificati. È vero che la fascia di reddito tra i 90 e 150 mila euro
lordi appartiene al nerbo del ceto medio e sarebbe pericoloso penalizzarla
perché scoraggerebbe i suoi consumi e i suoi risparmi, ma per i redditi oltre i
150 mila questa preoccupazione è ingiustificata. Si tratta di chiedere un
contributo per tre anni, deducibile dalle dichiarazioni di reddito, a persone
con un reddito netto oltre i 75 mila euro annui. Il prelievo (chi scrive lo sa
per diretta esperienza) ammonterebbe a circa 20 mila euro complessivi per i tre
anni. Vi sembra una spoliazione oppure un doveroso contributo in un momento di
gravissima difficoltà per il Paese? Si tratta, è vero, dei soliti noti perché
sono perfettamente rintracciabili e rintracciati, ma questo non esime dal
contribuire al sostegno del Paese.
Semmai rende ancor più doverosa la lotta all'evasione ma non ci esime e sono
molto stupito dei "lai" di Montezemolo e della Marcegaglia.
5) Un'imposta sugli immobili con ampie detrazioni sociali è estremamente
opportuna.
6) Un'imposta patrimoniale sulla ricchezza immobiliare e mobiliare (titoli di
Stato esclusi) è sommamente auspicabile. Non è condivisibile la proposta di
Modiano d'una patrimoniale elevata e straordinaria. Ci vuole piuttosto una
patrimoniale ordinaria con aliquote moderate.
7) I capitali "scudati" non sono facilmente rintracciabili né è
opportuno un nuovo condono sia pure con scudo più elevato: sarebbe un flop e i
mercati lo segnalerebbero immediatamente.
8) La proposta di Veltroni di accettare la discussione sulle modifiche costituzionali
all'articolo 81 a
condizione di dimezzare da subito il numero dei parlamentari sembra molto
opportuna. È utile comunque rafforzare l'articolo 81 ma inchiodarlo al pareggio
del bilancio in tempi di economia globale significa affidare la politica economica
di un Paese non già ad un governo governante ma alla Corte dei Conti e alla
Banca centrale. Esprimo qui un'opinione personale: mi sembra una pura
sciocchezza parlare di queste cose in una fase dove il maggior timore
dell'economia mondiale è la recessione col relativo crollo della domanda e
delle esportazioni.
9) Affamare i Comuni e le Regioni significa aumentare localmente la pressione
fiscale e penalizzare servizi e lavori pubblici locali. Nelle proporzioni
contenute nella manovra quei tagli sono scriteriati.
* * *
Vedremo dopodomani chi si assumerà in Parlamento il compito di dare un senso ad
una bozza raffazzonata con proposte alternative spesso improvvisate e
incoerenti. Scilipoti veglia affinché il volto sia il suo, ma vegliano anche i
tre litiganti che camminano sottobraccio, veglia il Tea Party italiano guidato
dai frondisti di Martino e Stracquadanio e vegliano nella matrioska dove
convivono la Merkel
e Sarkozy, che non si è ancora capito che cosa vogliono e che cosa rifiutano.
Si è invece addormentata l'Intelligenza e i mercati fanno festa.
http://www.repubblica.it (21 agosto 2011)

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