La terribile stagione dei grandi rischi
E’ un’epoca di grandi rischi geologici e sociali ma anche economici.
Il gigantesco cataclisma giapponese ci ricorda che siamo
entrati da oltre vent'anni nell'epoca dei Grandi Rischi. Di ogni genere:
climatici e geologici innanzitutto, l'epoca dello scioglimento dei ghiacciai,
delle grandiose eruzioni vulcaniche, dei terremoti di altissima magnitudine e
dei maremoti, delle onde anomale, degli "tsunami". Lo scontro tra le
piattaforme continentali e le rovine che ne derivano, le vittime, centinaia di
migliaia di senzatetto. Sembra che le forze profonde della terra si siano tutte
insieme risvegliate e stiano mandando all'aria equilibri raggiunti da secoli e
da millenni mettendo in pericolo la sopravvivenza di molte specie vegetali e
animali. Sembra che gli dèi si siano ritirati al di là delle atmosfere che
circondano il pianeta, in lontane galassie oltre lo spazio e oltre il tempo.
La nostra specie soffre di solitudine in un mondo sempre più affollato. Non è
un paradosso: più il mondo delle nostre città è affollato e più siamo e ci
sentiamo soli, anonimi, impauriti, litigiosi. Senza speranze nel futuro, senza
memoria del passato, schiacciati su un presente sempre più precario.
Quest'epoca che vede oscillare tutte le realtà ha messo anche in moto energie
positive: un'inventiva ed una creatività eccezionali, un accrescimento di
ricchezza che non ha eguali, un desiderio di libertà e di diritti che la
tutelino. La rivoluzione africana emersa d'improvviso due mesi fa ha coinvolto
un territorio che va dalla sponda atlantica fino all'oceano Indiano. Gli autori
sono giovani, uomini e donne. Vogliono pane e libertà ma non sono plebi
ignoranti, i loro punti di raccolta e di comunicazione sono i siti "web",
gli strumenti di lotta sono le tecnologie più moderne e più diffuse.
L'ondata sollevata da queste energie positive la chiamiamo "tsunami"
perché la sua forza sociale e politica ha un'intensità analoga al fenomeno
geologico che sconvolge gli oceani. Pane e libertà è un'onda che travolge
tirannie corrotte, tradizioni mummificate, reclama eguaglianza insieme alla
libertà, esonda verso i territori di antica ricchezza.
La globalizzazione e la tecnologia hanno inserito nel sociale la legge fisica
dei vasi comunicanti. L'immigrazione dalle terre povere alle terre ricche è lo
"tsunami" sociale. Pensare di bloccarlo è pura illusione; bisogna
governarlo commisurandolo al possibile, diluendolo nel tempo ma intanto
preparandosi all'inevitabile. Nelle terre dei cataclismi ci si attrezza (o si
dovrebbe) a costruire case ferrovie grattacieli antisismici; nel sociale ci si
attrezza (o si dovrebbe) coltivando la politica dell'accoglienza, una diversa
divisione del lavoro, una diversa concezione della cittadinanza. Chi crede che erigendo
dighe di cartone cementate dall'intransigenza possa arginare quella marea, la
renderà invece ancor più distruttiva.
Grandi rischi geologici e sociali ma anche economici. Sarà un caso ma induce a
riflettere: una delle più grandi crisi che ha sconvolto l'economia mondiale
partendo dai mutui immobiliari americani e propagandosi con incredibile
velocità su tutto il pianeta, coincide con i grandi terremoti, con la crisi
climatica, con le rivoluzioni africane. Gli effetti di queste ultime hanno
scatenato il prezzo del petrolio, così come il sisma giapponese sta mettendo a
rischio le centrali nucleari di quel paese nonostante la modernità tecnologica
che avrebbe dovuto proteggerle da ogni incidente.
Le Borse di tutto il mondo sono in sofferenza ancora maggiore dopo questi
eventi. Ecco perché occorre esser consapevoli, occorre predisporsi, bisogna
selezionare gli obiettivi e la scala delle priorità. Una nuova scala di
priorità, in mancanza della quale non saremo gli attori ma gli agiti di
quest'epoca mobilissima, le vittime inermi e passive di eventi che ci
sovrastano.
* * *
Per restare nel tema dei Grandi Rischi, sia pure a dimensione domestica, non si
può non segnalare la riforma costituzionale della giustizia, approvata
dall'ultimo Consiglio dei ministri e di imminente presentazione al Parlamento.
Grande Rischio e spiegherò perché.
La riforma non riguarda i processi del presidente del Consiglio. Quindi
possiamo discuterne "come se Berlusconi non esistesse". Non per
questo i rischi sono minori, poiché la riforma non si limita a modificare
l'ordinamento giudiziario ma stravolge l'ordinamento costituzionale.
I cardini della legge Alfano sono i seguenti:
- L'articolo 104 della Costituzione, nella versione attuale,
stabilisce che "la magistratura costituisce un ordine autonomo e
indipendente da ogni altro potere". La legge di riforma abolisce questa
disposizione con la conseguenza che i poteri costituzionali vengono ridotti dai
tre attuali a due soltanto, il legislativo e l'esecutivo.
- L'articolo 104 bis contenuto nella legge di riforma divide in due
il Consiglio superiore della magistratura, uno per i magistrati giudicanti,
l'altro per i pubblici ministeri. I membri "togati" dei due Csm,
attualmente pari a due terzi dei componenti, sono ridotti alla metà e i membri
eletti dal Parlamento costituiscono l'altra metà. I togati sono sorteggiati e
non più eletti. (Mi domando perché non siano sorteggiati anche i membri
parlamentari. Se si vuole assicurare parità occorrerebbe applicare lo stesso
metodo del sondaggio anche agli eletti dal Parlamento).
- Il Presidente della Repubblica resta alla guida di entrambi i
Csm; i vicepresidenti sono eletti tra i membri di provenienza parlamentare. La
conseguenza è che i membri laici dei due Csm sono la metà più uno. (Mi domando
perché questi due collegi continuino a chiamarsi Consiglio superiore della
magistratura, visto che in entrambi i magistrati saranno in minoranza).
- L'articolo 105 bis istituisce una Corte di disciplina togliendo
questa mansione all'attuale Csm. Questa Corte è anch'essa composta per metà dai
togati e per metà dagli eletti dal Parlamento. Il vicepresidente della Corte è
eletto tra i membri del Parlamento. Quindi anche nella Corte di disciplina la
maggioranza è fatta di parlamentari. I membri parlamentari d'altra parte sono
eletti dal Parlamento a maggioranza semplice, quindi non c'è tra loro nessun
rappresentante dell'opposizione.
- Articolo 109: "Il giudice e il pubblico ministero dispongono
della polizia giudiziaria secondo le modalità stabilite dalla legge
(ordinaria)".
- Articolo 111: "Le sentenze di proscioglimento in primo grado
sono appellabili soltanto nei casi previsti dalla legge (ordinaria)".
- Articolo 112: "L'ufficio del Pubblico ministero ha l'obbligo
di esercitare l'azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge
(ordinaria)".
- Articolo 113 bis: "I magistrati sono direttamente
responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri
dipendenti dello Stato".
Questa legge di riforma costituzionale che affida a successive leggi ordinarie
punti importantissimi che cambiano alla radice l'ordinamento giudiziario
evadono in questo modo alla procedura prevista per le modifiche costituzionali.
Si tratta di una furbizia che rimette alla maggioranza semplice questioni che
dovrebbero essere viceversa affidate anch'esse alle maggioranze qualificate e
al referendum confermativo. Ma qui non si tratta soltanto dell'ordinamento
giudiziario. Le modifiche riguardano l'assetto intero della nostra
Costituzione, i principi che la ispirano configurati nella prima parte della
Carta, l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l'equilibrio tra
poteri indipendenti e lo Stato di diritto.
Viene abolito uno dei poteri fondamentali, viene cancellata la dipendenza della
polizia giudiziaria dalla magistratura, viene abolita l'obbligatorietà
dell'azione penale, presupposto fondamentale dell'indipendenza della
magistratura. Vengono infine aboliti i poteri di autogoverno del Csm,
trasformato in un organo la cui maggioranza è determinata dalla maggioranza
parlamentare. Il tutto in presenza di una legge elettorale in base alla quale
la maggioranza relativa emersa dalle elezioni ottiene il 55 per cento dei
seggi.
Il complesso di queste norme trasforma la democrazia parlamentare in una
democrazia (si fa per dire) dominata dal potere esecutivo, cioè nella dittatura
della maggioranza. Alexis de Tocqueville così spesso citato da Berlusconi
afferma che la dittatura della maggioranza è quanto di peggio possa accadere in
un paese democratico.
Non esistono dunque le basi per discutere anche perché il Pdl e la Lega hanno già preannunciato
che ascolteranno le opposizioni ma non accetteranno che i cardini di questa
riforma siano modificati.
Non resta che votare contro e andare al referendum. Si vedrà allora se le
opposizioni saranno unite o separate. Prima sarà, meglio sarà. Dico anch'io: se
non ora, quando?
Post scriptum. Grandi Rischi era anche il titolo della trasmissione Annozero
condotta giovedì scorso da Michele Santoro. L'ospite d'onore era il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti; gli interlocutori Fausto Bertinotti, Ferruccio
De Bortoli ed io.
Il dibattito ha avuto il pregio di svolgersi senza le urla rissose che troppo
spesso trasformano gli appuntamenti televisivi in arene di scomposte corride.
Gli interlocutori hanno potuto argomentare le proprie posizioni e il confronto
è avvenuto civilmente, non senza qualche asprezza che è servita a sottolineare
le diversità dei pensieri, delle diagnosi e delle terapie proposte.
La posizione del ministro - come da tempo sappiamo - è
allineata con l'obiettivo delle istituzioni europee che raccomandano ed anzi
impongono rigore nei bilanci, diminuzione del deficit e riduzione del debito
pubblico. Quelle stesse istituzioni però raccomandano anche di abbinare il
rigore con la crescita, ma da questo orecchio il nostro ministro dell'Economia
è piuttosto sordo. Si limita a proporre riforme senza spese.
Gli interlocutori hanno constatato che, nonostante il gran parlare che se ne
fa, l'economia italiana continua a registrare da molti anni un encefalogramma
piatto per quanto riguarda la crescita economica. Per di più siamo da poco
entrati in una fase di accentuata inflazione-recessione: l'inflazione è
ridiventata un pericolo attuale e rappresenta una vera e propria imposta
regressiva che colpisce i redditi fissi e i ceti più deboli poiché erode il
potere d'acquisto dei consumatori e scoraggia gli investimenti.
Per scongiurare l'inflazione la
Banca centrale europea ha preannunciato per il prossimo
aprile un aumento del tasso d'interesse che avrà ripercussioni sui tassi di
tutto il sistema bancario europeo. Avremo dunque una nefasta combinazione tra
inflazione e recessione, quanto di peggio possa accadere in un sistema
economico già gravemente debilitato.
Personalmente credo che per abbinare il rigore con la crescita non vi sia altro
modo che procurarsi nuove risorse chiamando a contribuire le fasce più opulente
dei contribuenti e tassando le rendite finanziarie. Se ne ricaverebbero risorse
sufficienti a rilanciare sia i consumi sia gli investimenti. Nel corso del
dibattito Tremonti non ha avuto il tempo (o la voglia?) di rispondere a questa
proposta. Sarei lieto che lo facesse.
http://www.repubblica.it (13 marzo 2011)

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