La sinistra nel XXI secolo
Il collasso finanziario ha segnato la fine dell´utopia liberista Bisogna imparare dagli errori compiuti e riprendere il lavoro critico
Anticipiamo un brano tratto dal nuovo
libro di Zizek "Dalla tragedia alla farsa. Ideologia della crisi e
superamento del capitalismo" edito da Ponte alle Grazie in libreria in
questi giorni
Dodici anni prima dell´11 settembre, il 9 novembre del 1989, è caduto il Muro
di Berlino. Questo evento sembrò annunciare l´inizio dei «felici anni Novanta»,
l´utopia di Francis Fukuyama della «fine della storia», la fede che la
democrazia liberale avesse vinto in linea di principio, che l´avvento di una
comunità liberale globale stesse aspettando appena dietro l´angolo, e che
l´ostacolo a questo lieto fine hollywoodiano fosse meramente empirico e
contingente (sacche locali di resistenza i cui leader non avevano ancora colto
che il loro tempo era finito). L´11 settembre, invece, ha simboleggiato la fine
del periodo clintoniano e avviato un´era in cui nuovi muri sembrano emergere
dappertutto: tra Israele e Cisgiordania, lungo il confine messicano, ma anche
all´interno degli stessi stati-nazione.
In un articolo su Newsweek, Emily Flynn Vencat e Ginanne Brownell riferiscono
come oggi, «il fenomeno del "per soli membri" si sta espandendo fino
a diventare un intero modus vivendi, includendo ogni cosa, dalle condizioni
bancarie private alle cliniche sanitarie solo su invito (...), coloro che hanno
i soldi stanno progressivamente rinchiudendo la loro intera vita dietro portoni
sbarrati. Piuttosto che partecipare a grandi eventi mediatici, organizzano
concerti privati, sfilate di moda ed esposizioni d´arte a casa propria. Vanno a
fare shopping after-hours e la classe e la disponibilità economica dei loro vicini
(e potenziali amici) viene rigorosamente controllata».
Una nuova classe globale sta così emergendo «con, ad esempio, un passaporto
indiano, un castello in Scozia, un pied-à-terre a Manhattan e un´isola privata
ai Caraibi». Il paradosso è che i membri di questa classe globale «cenano in
privato, fanno shopping in privato, fruiscono arte in privato, ogni cosa è
privata, privata, privata». Si stanno creando un ambiente vitale proprio per
risolvere il proprio angoscioso dilemma ermeneutico; come afferma Todd Mullay:
«le famiglie ricche non possono "iniziare a fare inviti alla gente e
aspettarsi che questa capisca cosa voglia dire avere 300 milioni di
dollari"».
Allora quali sono i loro contatti con il mondo esterno? Sono di due tipi:
affari e beneficenza (protezione dell´ambiente, lotta contro le malattie,
mecenatismo ecc.). Questi cittadini globali vivono la loro vita per lo più
nella natura incontaminata - facendo trekking in Patagonia o nuotando
nell´acqua trasparente delle loro isole private. Non si può fare a meno di
notare che una delle caratteristiche di fondo dell´atteggiamento di questi
ultraricchi che vivono nelle loro torri d´avorio è la paura: paura della vita
sociale esterna in sé. Le priorità maggiori degli ultrahigh-net-worth
individuals sono quindi di minimizzare i rischi di sicurezza - malattie,
esposizione alle minacce di crimine violento, e così via.
Nella Cina contemporanea, il nuovo ricco si è costruito delle comunità isolate
modellate sull´immagine idealizzata delle «tipiche» città occidentali; vicino a
Shanghai, ad esempio, esiste una replica «reale» di una piccola cittadina
inglese, compresa una via principale con pub, una chiesa anglicana, un
supermercato Sainsbury ecc.: l´intera area è isolata da ciò che la circonda da
una cupola invisibile, ma non meno reale. Non esiste più una gerarchia tra
gruppi sociali che vivono nella stessa nazione, coloro che risiedono in questa
città vivono in un universo per il quale, all´interno del suo immaginario
ideologico, il mondo circostante di «classe inferiore» semplicemente non
esiste. Questi «cittadini globali» che vivono in aree isolate, non
rappresentano forse il vero polo opposto di coloro che vivono negli slum e
delle altre «macchie bianche» della sfera pubblica? In effetti essi
rappresentano le due facce della stessa medaglia, i due estremi della nuova
divisione di classe.
La città che incarna meglio questa divisione è San Paolo, nel Brasile di Lula,
che ospita 250 eliporti nell´area del suo centro città. Per isolarsi dal
pericolo di mescolarsi con la gente ordinaria, il ricco di San Paolo preferisce
usare gli elicotteri, sicché, dando uno sguardo all´orizzonte della città, ci
si sente veramente come se ci si trovasse in una megalopoli futurista del
genere descritto in film come Blade Runner o Il quinto elemento, con la gente
comune che sciama per strade pericolose in basso, mentre il ricco volteggia in
giro a un livello più alto, nell´aria.
Sembra così che l´utopia degli anni Novanta di Fukuyama debba morire due volte,
dal momento che il crollo dell´utopia politica liberal-democratica dell´11
settembre non ha colpito l´utopia economica del mercato capitalista globale; se
il collasso finanziario del 2008
ha un significato storico, allora, è come segno della
fine della faccia economica del sogno di Fukuyama. Il che ci riporta alla
parafrasi marxiana di Hegel: bisogna ricordare che, nella sua introduzione a
una nuova edizione del Diciotto Brumaio negli anni Sessanta, Herbert Marcuse
aggiunse un ulteriore giro di vite: a volte, la ripetizione in guisa di farsa
può essere più terrificante della tragedia originale.
In un famoso scontro all´università di Salamanca nel 1936, Miguel de Unamuno
lanciò una frecciata ai franchisti: Venceréis, pero no convenceréis
(«Vincerete, ma non convincerete»). È tutto qui quello che oggi la sinistra può
dire al capitalismo globale trionfante? La sinistra è predestinata a continuare
a giocare il ruolo di coloro che, al contrario, convincono ma nondimeno
continuano a perdere (e sono particolarmente convincenti nello spiegare retroattivamente
le ragioni del proprio fallimento)? Il nostro compito è scoprire come fare un
passo in avanti. La nostra undicesima tesi dovrebbe essere: nelle nostre
società, la sinistra critica finora è riuscita solo a sporcare coloro che
stanno al potere, mentre il punto reale è castrarli...
Ma come possiamo riuscirci? È necessario imparare dai fallimenti della politica
della sinistra nel ventesimo secolo. Il compito non è praticare la castrazione
nell´apice di uno scontro diretto, ma minare coloro che stanno al potere con un
lavoro ideologico-critico paziente, in modo tale che, sebbene siano ancora al
potere, ci si accorga improvvisamente che i potenti si ritrovano a parlare con
voci innaturalmente acute. Negli anni Sessanta, Lacan chiamò il periodico della
sua scuola, che fu pubblicato in maniera irregolare per un breve periodo,
Scilicet. Il messaggio non era il significato oggi predominante della parola
(«cioè», «ossia», «vale a dire»), ma letteralmente: «è permesso sapere».
(Sapere cosa? Ciò che la Scuola
freudiana di Parigi pensa dell´inconscio...) Oggi, il nostro messaggio dovrebbe
essere lo stesso: è permesso sapere e impegnarsi pienamente nel comunismo,
agire nuovamente in piena fedeltà all´idea comunista. La permissività liberale
è dell´ordine del videlicet - è permesso vedere - ma la fascinazione per
l´oscenità che ci è consentito osservare ci impedisce di sapere cos´è ciò che
vediamo.
Morale della storia: il tempo del ricatto moralistico liberal-democratico è
finito. Non dobbiamo più continuare a giustificarci; mentre loro farebbero
meglio a iniziare a farlo presto.
http://www.repubblica.it 25 marzo 2010

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