La sinistra divisa tra realisti e sognatori
Nel PD sarà difficile trovare un "federatore" che corrisponda all'identikit, ma questa è la scommessa per vincere questo durissimo scontro in difesa della democrazia, della libertà, dell'eguaglianza e della fraternità, offese e ferite.
Prima (ma necessaria) premessa. A me non piace il
politichese. Non mi piace come linguaggio e cerco infatti di tenermene lontano;
ma non mi piace neppure come argomento anche perché - ne sono
certo - non piace neppure ai nostri lettori. Voglio rubare a Franco
Marcoaldi le parole con le quali chiude il suo spettacolo "Sconcerto"
che ha avuto all'Auditorium di Roma tre serate di grande successo: "Le
cose sono quello che sono. Un'arancia è un'arancia. Una casa è una casa. La
pioggia che cade è la pioggia che cade". Ecco. Ai nostri lettori piace
questo linguaggio ed anche a me.
Seconda premessa. La comparsata di Berlusconi alla cena che ha concluso il
vertice di Bruxelles tra i capi di governo dell'Unione europea è stata
semplicemente scandalosa. Si parlava dei "rom", alias zingari.
Sarkozy li sta cacciando dalla Francia ancorché - come lui stesso
ha detto - metà di loro siano cittadini francesi. La Commissione europea è
contraria ad una politica che colpisce un'etnia anziché singoli responsabili di
eventuali reati. Il nostro premier gli ha fatto eco per ingraziarsi la Lega. La Francia, due
secoli e mezzo fa, esportò in Europa e nel mondo lo slogan
"fraternità" insieme a quelli di libertà ed eguaglianza. Sarkozy si è
messo sotto i piedi la fraternità e Berlusconi ha fatto altrettanto e in più si
sta mettendo sotto i piedi anche gli altri due principi che hanno costituito il
fondamento della modernità liberal-democratica. Questo modo di comportarsi di
chi rappresenta il nostro Paese mi fa vergognare d'essere italiano.
Terza premessa. Il governo italiano, il ministro dell'Economia, le principali
agenzie economiche internazionali hanno pochi giorni fa diffuso informazioni
secondo le quali il peggio della crisi economica era ormai alle spalle. La Confindustria ha
fatto eco. I vari indici economici, a cominciare dal Pil dei vari paesi,
sono stati corretti al rialzo. Ma tre giorni fa la Banca d'Italia ci ha
informato che il debito pubblico ha raggiunto nuove vette mentre le entrate
tributarie registrano una netta diminuzione rispetto all'anno precedente. La Confindustria dal
canto suo ha comunicato che la produzione industriale è ai minimi
storici, l'evasione fiscale è salita ai massimi e nei prossimi mesi
saranno distrutti altri trentamila posti di lavoro nell'industria
manifatturiera. Per conseguenza i principali indici economici sono stati
rivisti al ribasso. Questi Soloni dicono a distanza di pochi giorni o di poche
ore una cosa e il suo contrario. Trovo vergognosi questi comportamenti. Lo
ripeto: un'arancia è un'arancia e la pioggia che cade è la pioggia che cade.
Fatte queste premesse, oggi è d'obbligo che mi occupi di quanto sta accadendo
nel Partito democratico e nel vasto arco della pubblica opinione orientata a
sinistra e comunque all'opposizione nei confronti dell'anomalia berlusconiana.
Nel centrodestra è in corso una crisi devastante e tutt'altro che conclusa.
Sono in corso manovre da calcio mercato di deputati e senatori comprati e
venduti, di mini-ribaltoni consumati sotto gli occhi di tutti. Ci potrebbero
persino essere estremi di reato per voto di scambio. Ma la sinistra non trae
finora alcun beneficio dal marasma della maggioranza. Perché? Questo è il mio
tema di oggi. Domenica prossima, se non accadranno sconquassi peggiori, vorrei
esaminare il tema dell'amore e della sua storia. Spero proprio di poterlo fare.
* * *
I sondaggi, per quel che valgono, danno nelle intenzioni di voto il Pdl
leggermente sotto al 30 per cento, la
Lega tra l'11 e il 12, il Pd tra il 25 e il 26, Di
Pietro al 5, Vendola al 5, Casini tra il 5 e il 6, Fini al 7. La platea di chi
non ha ancora deciso al 30 per cento, quelli che comunque non voteranno, al 20.
Perciò le intenzioni di voto sopra indicate riguardano la metà del corpo
elettorale. I valori reali di quei numeri vanno dunque ridotti della metà, il
che significa che il partito di Berlusconi rappresenta oggi il 15 per cento del
corpo elettorale e il Partito democratico il 13. Un'arancia è un'arancia.
Finora il Pd non ha tratto alcun beneficio quantitativo dalla crisi del
centrodestra, ma neanche Di Pietro e - a guardar bene -
neanche la Lega. Il
deflusso dal Pdl è andato in buona parte a Fini e in altra parte all'area delle
astensioni e o a quella di chi non ha ancora deciso se votare e per chi. Il Pd
non ha "appeal" (stavo per scrivere "sex appeal") Bersani
da qualche tempo è più incisivo, ma ha ancora un'aria da buon padre di
famiglia, di buonsenso, ma non certo da trascinatore. Bersani non fa sognare.
Non è il suo genere e credo che non gli piaccia. Shakespeare dice nella
"Tempesta" che la nostra vita è fatta della stessa stoffa di cui son
fatti i sogni. Beh, Pierluigi Bersani non è fatto di quella stoffa.
Berlusconi - incredibile a dirsi - invece sì. Solo che,
come capita a tutti i ciarlatani, spesso la stoffa dei suoi sogni si strappa
come il cerone che si mette in faccia e dagli strappi si vedono le vergogne.
Questa comunque è la situazione.
* * *
Quello che con un po' di enfasi possiamo chiamare il popolo di sinistra si
divide in due diverse tipologie: chi vuole sognare e chi vorrebbe progetti
concreti su temi concreti che interessano la vita di tutti.
I temi concreti, più o meno, coincidono con quelli sui quali Berlusconi il
prossimo 28 settembre chiederà la fiducia alla Camera: la riforma fiscale, la
giustizia, il federalismo, il Mezzogiorno, la sicurezza. I finiani li voteranno
perché, allo stato dei fatti, sono soltanto titoli di cinque temi tutti da
svolgere. Lo svolgimento e il consenso sullo svolgimento si vedranno dopo.
Quegli stessi temi interessano anche il popolo di sinistra e i
partiti che in qualche modo vogliono rappresentarlo. Specialmente i riformisti
del Pd. I quali dovrebbero nel frattempo produrre il loro proprio svolgimento
di quei temi. Finora questo svolgimento non c'è stato oppure è stato parziale e
generico.
Ma il popolo di sinistra e i partiti hanno anche altri temi non meno
importanti: l'occupazione, le tasse sul lavoro e sulle imprese, la crescita
dell'economia e dei consumi, la lotta all'evasione, la diminuzione delle
diseguaglianze nella distribuzione del reddito e dei patrimoni. Ed anche il
conflitto di interessi e la legge elettorale per sostituire il vergognoso
"porcellum" escogitato tre anni fa da quel sinistro burlone di
Calderoli.
Come si vede, di carne da mettere al fuoco ce ne sarebbe in abbondanza,
ma finora i cuochi si sono occupati d'altro. Non si sa bene di che cosa. E poi
c'è quella parte di popolo che vuole sognare. Va detto per la precisione che
spesso il desiderio di programmi concreti e di sogni alberga nella stessa
persona. Per soddisfare quest'intreccio che anima l'intero corpo elettorale in
tutti i paesi liberi e democratici ci vogliono leader carismatici. Carismatici
sì, ma anche capaci di governare. Non dico governare nel senso ristretto dei
ministeri, ma governare organizzazioni complesse, grandi enti territoriali,
processi di forze umane in movimento.
Non sempre le persone che hanno carisma hanno familiarità con strutture
complesse da governare e, viceversa, non sempre anzi quasi mai persone capaci
di governare possiedono carisma. Per di più il cosiddetto popolo della sinistra
considera i volti dei leader di partito come nomenklature spremute e non più
utilizzabili. Non tutti ragionano in questo modo, ma molti sì. Il corto
circuito di questo modo di sentire è un'ipotesi e un pericolo che va segnalato
e analizzato con grande attenzione.
* * *
Chi può provocare il corto circuito è Nichi Vendola. In misura molto minore
Grillo. In misura minima, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Sfasciacarrozze
per carattere e/o per convenienza. C'è chi ama gli sfasciacarrozze, ma per
fortuna sono pochi. Il popolo di un paese, anche un po' sballato, è più serio e
più intelligente di quanto si pensi. Se è furbo e un po' malandrino come molti
sono, ha sempre una goccia di saggezza nei momenti di svolta e questo è uno di
quelli.
Ma Vendola è un'altra cosa e il discorso su di lui va affrontato diversamente.
Ha carisma, non c'è dubbio. Il suo strumento è la parola, l'affabulazione, il
suo racconto della situazione. Vendola racconta benissimo la situazione. Chi
cerca il sogno, nelle sue parole lo trova. Sa governare? Non c'è prova, né pro
né contro. Solo questo: la maggioranza dei pugliesi, anche molti che non amano
la sinistra lo hanno votato. Come amministratore non lo approvano un granché e
la situazione della sanità in Puglia non gioca certo a suo favore.
Ce lo vedo poco un Vendola a Palazzo Chigi alle prese con i capi di governo
stranieri, con le banche, con gli imprenditori, con Marchionne. Comunque non è
questo il punto. Il punto è che Vendola vuole fare a pezzi il Pd e tutti
i partiti e con i frammenti sparsi sul terreno costruire intorno a lui la
sinistra italiana. La sinistra, non il riformismo. Il suo obiettivo non è di
battere Berlusconi. Avere Vendola come avversario per Berlusconi sarebbe una
carta vincente. Lui lo sa ma non è questo che lo interessa. Vuole costruire la
sinistra. Vuole fare le primarie, ma dove e contro chi? Per fare le primarie di
coalizione dovrebbe prima costruire un'alleanza con il Pd, ma non ci pensa
neppure. Le primarie le farà con se stesso o comunque alle sue condizioni.
Esercita notevole attrazione sul popolo di sinistra, stufo delle nomenklature e
qui sta il corto circuito. Vendola può costruire una nuova sinistra intorno a
sé che starà però per vent'anni all'opposizione sfrangiandosi un anno dopo
l'altro. Oppure Vendola dovrebbe fare un programma e una squadra capace di
governare. Ma non pare sia questa la sua strada, ragione per cui il corto
circuito è possibile e sarebbe una iattura. Lo scrivo con molta simpatia per il
governatore della Puglia che in Puglia ha vinto, ricordiamocelo, perché la Poli Bortone ottenne
l'8 per cento dei voti e non li portò a Fitto ma se li tenne ben stretti.
* * *
Ora sulla scena del Partito democratico, già notevolmente affollata, è
ritornato anche Veltroni con un suo documento-proposta che è stato firmato da
75 deputati, circa un quarto dei parlamentari del Pd.
Non è un documento di rottura anche se giornali e televisioni (con l'eccezione
di Mentana e nostra) si sono precipitati a dipingerlo come tale. Per il complesso
del circo mediatico infatti l'equilibrio è fatto non tanto di verità ma di
equidistanza e quindi niente di meglio che affiancare allo sfaldamento del
centrodestra l'analogo sfaldamento del centrosinistra. Questo sfaldamento
minaccia di esserci e ne ho indicato prima alcune ragioni e alcune rilevanti
personalità che puntano in quella direzione, ma non mi pare che il rientro di
Veltroni ne sia la causa.
L'ex segretario e in qualche modo fondatore al Lingotto del Pd è partito dalla
constatazione dello scarso "appeal" del suo partito e dalla necessità
di riportare in linea i tanti che se ne sono allontanati. Le intenzioni sono
buone se contenute in questi limiti. Purtroppo per il Pd, Veltroni non è un
uomo nuovo e soffre quindi del logoramento di tutta la classe politica
italiana. Sarà pure un errore discriminare i politici con questo semplicissimo
criterio del nuovismo, un errore di incultura e di semplicismo, ma è un dato di
fatto come attesta l'area dell'indifferenza e dell'assenteismo che i sondaggi
hanno quantificato. Proprio perché se ne rende conto Veltroni parla di un
"papa straniero" come fu a suo tempo Romano Prodi, che guidi il
riformismo di centrosinistra mettendo insieme il carisma del leader e le
capacità di governo che la politica richiede.
Sarà difficile trovarlo un "federatore" che corrisponda
all'identikit, ma questa è la scommessa per vincere questo durissimo scontro in
difesa della democrazia, della libertà, dell'eguaglianza e della fraternità,
offese e ferite.
http://www.repubblica.it (19 settembre 2010)

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