La ripresa non passa (solo) dai tassi Fed
Per contrastare la crisi economica, i governi farebbero meglio a fare affidamento sulle politiche di bilancio.
Valutando il clima economico attuale, alcuni osservatori
negli Stati Uniti sono dell'idea che per la ripresa servirebbe un'azione più
decisa da parte della Federal Reserve.
Se solo fosse così semplice. Sarei ben felice se i funzionari della Fed
s'impegnassero di più per dare una mano a combattere i problemi dell'economia,
ma metterli sotto pressione solo perché spingano fuori il denaro strizzando i
tassi d'interesse non è l'approccio giusto. Anche se lo facessero, non
funzionerebbe. ![]()
Perché? Perché se si vuole che una simile strategia possa avere qualche chance
di successo, la Fed
dovrebbe comprare una quantità stratosferica di asset a lungo termine (stiamo
parlando di svariate migliaia di miliardi di dollari) o impegnare in modo
credibile il proprio braccio esecutivo su un obiettivo d'inflazione più alto. E
con la famigerata (anche se non sempre) volubilità in materia del consiglio dei
governatori della Fed, un simile scenario appare quantomeno inverosimile.
Per comprendere il pericolo con cui devono fare i conti gli Stati Uniti, può
essere utile studiare il "decennio perduto" del Giappone, cioè la
stagnazione economica sperimentata dal paese asiatico durante gli anni 90,
quando la crescita si bloccò. (Forse Ben Bernanke, il presidente della Fed, se
n'è già reso conto: a maggio si è recato a Tokyo per partecipare a una
conferenza sul futuro delle banche centrali).
Adam Posen, membro del comitato esecutivo della Banca d'Inghilterra (e secondo
il mio parere uno dei maggiori esperti di Giappone) ha tracciato un legame fra
i problemi dei due paesi in occasione di un recente discorso alla London School
of Economics, spiegando che gli effetti delle politiche d'espansione
quantitativa adottate dalla Banca del Giappone per contrastare la stagnazione
dell'economia hanno prodotto «apparentemente un effetto nominale limitato», e
aggiungendo: «L'altro insegnamento per me, in quanto banchiere centrale, è che
dobbiamo mostrarci molto più umili riguardo a quello che siamo in grado di fare
attraverso la politica monetaria, specialmente con misure anticonvenzionali».
La politica giapponese, che includeva un'espansione della base monetaria
attuata nella speranza di trainare l'economia, era diversa da quello che oggi
chiamiamo espansione quantitativa (acquisti massicci di attività non
tradizionali).
Questa storia serve a ricordare che non è semplice fare una
politica monetaria efficace nel contesto di una trappola di liquidità, quando
le Banche centrali hanno tagliato i tassi d'interesse fino a livelli prossimi
allo zero e non possono ridurli ulteriormente. I governi farebbero meglio a
fare affidamento sulle politiche di bilancio per contrastare la crisi
economica, perché queste ultime non presentano lo stesso tipo di problemi che
presentano le politiche monetarie. Un forte incremento degli acquisti pubblici
di beni e servizi è più - non meno - efficace se i cittadini sono convinti che
queste iniziative siano soltanto temporanee.
Molti sperano che gli sforzi attuali favoriscano una ripresa, ma sarebbe folle
ignorare i paralleli fra la situazione degli Stati Uniti e quella del Giappone.
Come ha sottolineato Posen, «forse le nostre economie, in Europa e negli Stati
Uniti, non si "giapponesizzeranno" mai, ma alcuni rischi e problemi
che abbiamo oggi sono gli stessi che aveva il Giappone nel 1995 circa».
(Traduzione di Fabio Galimberti)
http://www.ilsole24ore.com 05 giugno 2010

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