La ribellione che parte dalle donne
Gli italiani, popolo educato alla servitù, alla finzione e alla minorità irresponsabile sotto la guida di una religione maternamente comprensiva e pronta sempre a perdonare.
Se è vero che la legge sul "fine vita" è stata la moneta pagata da
Berlusconi per rinsaldare il rapporto coi vertici vaticani nell´incontro
celebrativo dei Patti Lateranensi, allora ha proprio ragione Ermanno Rea:
ancora una volta la Chiesa
di Roma si è rivelata come "la fabbrica dell´obbedienza". Eppure
quest´ultimo libro di uno scrittore noto e amato (La fabbrica dell´obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani,
ed. Feltrinelli, marzo 2010) non è un libello anticlericale ma piuttosto una
radiografia storica della debolezza morale dell´italiano.
La ricorrenza del 150° anniversario dell´unità politica impone a tutti una
riflessione che vada al di là della cronaca del presente. Dalla ricca e
interessante intervista di Simonetta Fiori a Emilio Gentile (Italiani senza padri, intervista sul
Risorgimento, Edizioni Laterza) abbiamo imparato molto sul tentativo
fallito delle classi dirigenti liberali del secondo ´800 di far nascere una
religione civile. Nelle celebrazioni del 1911 Ernesto Nathan integrò il santino
patriottico della trinità laica Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi, con la
figura di Mazzini come apostolo della religione civile. Ma lo scontro che ne
nacque con la religione della Chiesa dimostrò quanto questa fosse ben più
radicata nella mentalità degli italiani. Rispetto a Gentile, Ermanno Rea si
muove senza impacci su di una pista più lunga. Il suo è un libro-sfogo, nato
dagli appunti di un corso per raccontare l´Italia a degli studenti sotto i
limpidi e freddi cieli del Vermont: l´impresa dovette essere difficile già
quando si svolse, ben prima che a renderla impossibile giungessero gli ultimi
episodi (per ora), non solo delle feste e dei festini del nostro "Cesare"
ma anche e soprattutto della confermata disponibilità ecclesiastica a coprirlo
garantendo così l´indifferenza complice della società e coprendo di sacrale
legittimazione il servile affanno del partito del padrone. Guardarsi nello
specchio degli altri è sempre utile. Si legga il giudizio di Ingrid Thulin:
"Per voi fare all´amore è peccato: da noi i bambini imparano a scuola come
si fa... Voi vi raccomandate a Dio e ai filtri d´amore e vi assolvete
confessandovi, noi paghiamo per i nostri sbagli... Per voi le donne sono come
le lepri e le pernici, selvaggina; per noi sono individui".
Rea ha preso molto sul serio l´accenno alla confessione: è questa, secondo lui,
la macchina inventata dalla Chiesa della Controriforma che ha la responsabilità
originaria di avere creato questa Italia "corrotta e ridanciana,
superstiziosa e corriva, irresponsabile e bigotta". Da allora, la storia
degli italiani è quella di obbedienze servili e di ipocrisia, di lacrime di
delinquenti pentiti accolti a braccia aperte - dall´Innominato manzoniano al
devotissimo Bernardo Provenzano consumatore di feticci devoti in quantità
industriale - e di rarissime, eccezionali ribellioni: quella di Giordano Bruno
spicca su tutte. Ermanno Rea ha stilato un inventario di storie degli italiani
come un popolo educato alla servitù, alla finzione e alla minorità
irresponsabile sotto la guida di una religione maternamente comprensiva e
pronta sempre a perdonare.
Le violenze di poteri vili e feroci si sono esercitate su di una popolazione
che ha cancellato dai propri costumi perfino il principio fondamentale della
"civiltà della vergogna", quella che impone all´eroe omerico Ettore
di fare la sua parte e di non fuggire sotto gli occhi di tutti davanti
all´invincibile Achille. Le agghiaccianti testimonianze dei disertori
processati dopo Caporetto, raccolte anni fa da Enzo Forcella in un´opera
memorabile documentano il fallimento della religione civile liberale e
introducono al progetto fascista di una religione dello Stato con l´avallo e le
benedizioni della Chiesa. Per Rea aveva ragione Curzio Malaparte a parlare del
fascismo come il trionfo dello spirito della Controriforma.
Se oggi, osserva Rea, c´è ancora una metà della popolazione italiana che resta
"fedele al suo ‘eroe´ nonostante i suoi festini, i suoi mercimoni, la sua
rozzezza, il suo cattivo gusto, la sua disarmante comicità" è dunque per
una debolezza morale radicata in profondità. Verrebbe voglia di sperare che non
sia proprio così, di dire che forse qualcosa si muove nello stagnante scenario
di un paese a lungo prigioniero di un grossolano ma efficace incantesimo. Come
valutare ad esempio i segni di ribellione che trapelano dall´interno della
Chiesa italiana? Mentre ai livelli "alti" della Chiesa è in atto
l´arrembaggio a un governo debolissimo che non lesina concessioni fatte
letteralmente sulla pelle degli italiani, ci sono cristiani praticanti che
mandano vibranti lettere di protesta ai loro vescovi. Un gruppo di
"cristiani della Chiesa di Modena" ha inviato al proprio vescovo un
documento di denunzia dello scambio in atto tra "privilegi per la Chiesa e legittimazione per
il governo". I firmatari sono persone che si dicono "sconvolte"
dal "degrado morale" e dall´arroganza della "classe politica che
governa questo paese". E parlano di una crisi che "rischia di
compromettere l´unità stessa della Nazione". Segni isolati, voci flebili:
ma forse il tempo dell´obbedienza passiva sta terminando perfino in Italia. E a
risvegliare la speranza è soprattutto la ribellione che ha assunto per la prima
volta nella storia d´Italia il volto di un popolo di donne.
Repubblica 25.2.11

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