La politica del disgusto
Il voto sull’omofobia ha confermato l´esistenza di un gravissimo problema di rappresentanza.
Dobbiamo purtroppo continuare a subire le prepotenze di una
maggioranza parlamentare lontana dalla percezione stessa di che cosa significhi
rispetto per i diritti civili. È passato appena un giorno dalla severa lezione
impartita dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il divieto
di sposarsi per gli immigrati senza permesso di soggiorno, perché così veniva
negato un diritto fondamentale della persona.Ed ecco
che la Camera
dei deputati ha subito voluto smentire questo segnale di civiltà che, per un
momento, ci aveva fatto sentire vicini ai Paesi che praticano il buon diritto,
quello che ha la sua bussola nel rispetto dell´altro, nell´accettazione della
diversità come fondamento dell´eguaglianza. Nell´aula di Montecitorio si è
bloccata la possibilità di approvare una norma contro l´omofobia, usando
addirittura, in maniera del tutto distorta l´argomento di una sua
incostituzionalità. Il mondo capovolto. È il trionfo degli spiriti beceri,
dell´alata parola dei ministri che indicano al pubblico disprezzo i “culattoni”
e poi trovano alleati in chi continua a praticare un fanatismo ideologico in
nome della morale e della “natura”. Una volta di più, miseramente, la politica
del disgusto ha vinto sulla politica dell´umanità, per usare le parole di
Martha Nussbaum, sui cui scritti mi ero permesso di richiamare l´attenzione
pochissimi giorni fa. Parole al vento.
Conosciamo le ragioni che avevano indotto a proporre una norma contro
l´omofobia. Bisognava reagire a un clima omofobico, non più strisciante, ma
dichiarato, grazie al quale alle parole si sono aggiunte le aggressioni
fisiche. La regressione culturale che ci circonda, il cui linguaggio ci dà
quotidiane testimonianze, è stato l´ottimo terreno di coltura di questi
atteggiamenti. In questi casi la norma giuridica, al di là dei suoi aspetti
punitivi, ha un elevato valore simbolico. È il segno di una società che non dà
cittadinanza a specifici comportamenti, che rifiuta istituzionalmente ogni loro
legittimazione.
Nessuno degli argomenti portati a sostegno della pregiudiziale di
incostituzionalità è convincente. Alcuni, anzi, sono davvero segno di
un´imbarazzante modestia giuridica, per non dire una malafede che si traduce
nel peggior cavillare. Proprio per evitare alcune obiezioni, dopo il voto
contrario del 2009, si era rinunciato ad introdurre un vero e proprio reato di
omofobia, limitandosi a prevedere una semplice aggravante. Neppure questo è
bastato. Si è detto che il riferimento all´”orientamento sessuale” è troppo
generico, sicché la norma mancava della necessaria chiarezza e tassatività,
lasciando troppo spazio alla discrezionalità dei giudici. Ma dell´orientamento
sessuale parlava già il Trattato di Maastricht, su di esso è tornato il
Trattato di Lisbona e la Carta
dei diritti fondamentali dell´Unione europea ne parla all´articolo 21 tra i
casi di illegittima discriminazione (tutti documenti a suo tempo votati dal
Parlamento italiano). Si tratta di un concetto tutt´altro che inafferrabile, i
cui contorni sono stati definiti non solo culturalmente, ma attraverso un´ampia
casistica giurisprudenziale. Nessun rischio di incertezza o di arbitrio,
dunque. Per quanto riguarda, poi, la tesi secondo la quale si tratterebbe di un
trattamento di favore per gli omosessuali che avrebbe creato una disparità di
trattamento in altri casi o per altri soggetti, siamo di fronte ad un´altra
sgrammaticatura giuridica.
Dovremmo sapere che l´eguaglianza consiste certo nel trattare in modo eguale
situazioni simili, ma anche nel trattare in modo differenziato situazioni tra
loro sostanzialmente diverse, come più volte ha detto la Corte costituzionale. E
questo è proprio il caso dei comportamenti omofobici. Questa brutta giornata
parlamentare è stata comunque segnata da qualche divisione all´interno della
maggioranza.
Diciotto deputati del Pdl si sono astenuti (tra questi i ministri Carfagna e
Romani) e uno, Versace, ha votato contro le pregiudiziali di costituzionalità.
Qualcosa comincia a muoversi, e questo induce ad insistere perché si possa
giungere ad una legge civile. Ma questa vergognosa vicenda impone due
considerazioni politiche. Quale ragionevole dialogo sulle riforme in materia di
giustizia e diritti può essere avviato con una maggioranza che al Senato cerca
di imporre l´ennesima legge ad personam ed alla Camera sbarra sempre la via
all´incivilimento del sistema giuridico? Quale alleanza politica è possibile
tra le forze di centrosinistra e una Udc che appoggia la legge contro il
testamento biologico, affossa la norma sull´omofobia, continua ad inveire
contro il risultato dei referendum sull´acqua?
Paola Concia, relatrice alla Camera, ha proposto di avviare l´iter per una
legge di iniziativa popolare. Bisogna farlo subito, utilizzando anche la spinta
civile che viene dai movimenti attivi nella società. Le persone vive contro le
anime morte del Parlamento. Su questo bisognerà tornare, perché la vicenda di
ieri ha confermato l´esistenza di un gravissimo problema di rappresentanza. Le
istituzioni non possono reggere quando ogni giorno i cittadini sono costretti a
registrare incapacità di cogliere le dinamiche sociali, disprezzo per le
minoranze, sacrifici di diritti civili e sociali.
La Repubblica del 27 luglio 2011

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