La libertà della rete e la tutela dei diritti
Le nuove norme dell'AGCOM
La Rete è in
ansia: ne ha motivo. L’Autorità per le garanzie delle comunicazioni ha in
discussione un nuovo regolamento sulla tutela del diritto d’autore. La sostanza,
salvo sorprese dell’ultima ora, è nota: dopo un contraddittorio minimo, un
contenuto internet ritenuto «lesivo del copyright» dovrà essere rimosso entro
cinque giorni. In caso contrario ci penserà la stessa Agcom: d’autorità, in via
amministrativa, senza passare da un tribunale.
Questo meccanismo viene presentato come una risposta alle piattaforme pirata,
quelle, per capirci, che consentono di scaricare film e musica gratuitamente.
Ma spaventa gli utenti dei social network, i siti, i blog e le testate online.
Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità, suggerisce di attendere la norma:
«Si vedrà che molte ombre sono fugate e qualcuno s’è scagliato contro i mulini
a vento» . C’è un problema: le ombre, in Italia, mostrano una consistenza che
altrove non hanno. E i mulini non sono tutti bianchi. È impossibile conciliare
libertà di Internet e protezione del diritto d’autore? La logica e la pratica
internazionale suggeriscono che ci si può provare. Ma la Rete non è una grande
televisione, come lascia intendere il decreto Romani: non si possono utilizzare
gli stessi criteri. L’impressione è che l’industria abbia paura delle nuove
abitudini degli utenti; e gli utenti temano le vecchie abitudini
dell’industria. Paolo Ferrari è il presidente di Confindustria Cultura Italia,
cui aderiscono le associazioni dell’editoria e della stampa (Aie, Anes), della
musica (Afi, Fimi, Pmi, Fem), della produzione televisiva (Apt), del cinema e
dello spettacolo (Agis, Anica, Univideo), dei videogiochi (Aesvi). La proposta
di regolamentazione di Agcom— a suo parere— intende fermare l’illegalità
diffusa e sostenere il mercato legittimo: «Inibire quelle (poche) piattaforme
web palesemente pirata. Non blog, forum, motori di ricerca, siti personali» .
Domanda: siamo sicuri? E già che ci siamo: siamo certi dell’imparzialità di un governo presieduto dal maggiore produttore televisivo, cinematografico ed editoriale del Paese? Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica, non sembra avere queste preoccupazioni. A suo giudizio, occorre guardare oltre: oltralpe, oltreconfine, oltreoceano. «Google, Microsoft e le altre multinazionali non vogliono impicci e fanno lobbying per cancellare il diritto d’autore in rete» .
Non è invece che l’industria cinematografica ha il terrore di veder scomparire il proprio modello economico, come è accaduto a quella musicale? La sensazione è che strumenti nuovi creino nuovi mercati, e le battaglie di retroguardia non paghino (pensate alla rivoluzione introdotta da iTunes). Non c’è dubbio: le opere d’ingegno vanno retribuite, ma sarebbe assurdo se venisse impedito l’uso di qualche nota, di qualche fotogramma o di qualche riga. E potrebbe accadere. Riproduzione riservata, d’accordo. Ma citazione abbondantemente consentita. E qual è il confine? Deve stabilirlo un giudice, non un’autorità amministrativa. L’equilibrio tra libertà della rete e diritto d’autore (diritto patrimoniale, chiamiamo le cose col loro nome) non è la pietra filosofale: si può trovare. Sembra strano — lo scrive un autore— che l’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, praticamente senza contraddittorio, possa rimuovere un contenuto prodotto da un utente. Più che un bavaglio, come si sente e si legge in queste ore, appare uno sgambetto.
La Rete poi potrà strillare: ma sarà a terra. L’onorevole Enzo Savarese— uno dei commissari rimasti nell’Agcom (altri due si sono dimessi polemicamente)— ha risposto così a Guido Scorza, avvocato e blogger, che gli aveva rivolto alcune domande sul nuovo regolamento: «There is not such a thing like a free beer» , ovvero le gratuità da qualche parte devono trovare il giusto corrispettivo. La versione alcolica di un celebre detto americano («There is no such a thing like a free lunch» ) preoccupa. Ci siamo permessi questo riassunto, ieri su Twitter, alla vigilia della manifestazione contro le nuove norme: «Nella Notte della Rete /l’industria ha fame e la gente ha sete /L’impressione chiara e netta /è che arrivi una polpetta» . E’ troppo chiedere che non sia avvelenata?
Corriere della Sera 6.7.11

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