La fatica felice di Sisifo per salvare la democrazia
I guasti della crisi provocata dalla finanza ci fanno dubitare della reale efficacia delle nostre forme di governo.
Albert Camus ha offerto una nuova interpretazione di Sisifo e del suo mito. Già
il fatto che il suo saggio, tanto breve nella lunghezza quanto duraturo per
l´influenza, sia stato pubblicato dalla Librairie Gallimard a Parigi nel 1942,
quando la Francia
oscillava tra la resistenza e la collaborazione, è una prova di ciò che può
aver indotto Camus a dare una vivida forma concettuale all´assurdità degli
eventi: la pietra che non sta mai ferma.
Ma non sarà che al giorno d´oggi molte pietre stiano muovendosi verso di noi?
Considerando l´ultimo semestre, risulta evidente quanti grandi eventi, uno dopo
l´altro, abbiano gonfiato i titoli dei giornali di ogni angolo e di tutte le
province del mondo e si siano a vicenda disputati la precedenza. Sembravano già
finiti, acqua passata, e nondimeno continuavano a condizionare le vicende
politiche ed economiche. (...) In sintesi si può dire che il giornalismo di cui
oggi parliamo e che vuole mettersi in questione, vive alla giornata, si nutre
di sensazioni e non trova tempo o non si prende abbastanza tempo per illuminare
i retroscena di tutto ciò che a intervalli sempre più brevi ci porta a crisi di
lunga durata. Ma il giornalismo o – per porre la questione in termini più
diretti – i giornalisti sono davvero pronti a interrogarsi criticamente?
Nel frattempo, il Parlamento eletto e il governo sono ostaggi, non ultimo, del
lobbismo delle potentissime banche. Le banche giocano il ruolo di un destino
ineluttabile. Conducono una propria vita. Le loro direzioni e i loro grandi
azionisti costituiscono una società parallela. Le conseguenze della loro
economia finanziaria, che punta sul rischio, alla fine vengono pagate dai
cittadini in quanto contribuenti. (...)
Naturalmente, anche i quotidiani e i settimanali, cioè i giornalisti, sono
soggetti a questa onnipotenza. Non c´è più bisogno di nessuna censura ormai
fuori moda; per ricattare i media della carta stampata a rischio di esistenza è
sufficiente la minaccia di non commissionare loro inserzioni pubblicitarie.
Questo però significa che, nonostante le tacite consegne del silenzio, il
giornalismo radicale, ossia il giornalismo che va alle radici, dovrà informare
l´opinione pubblica sull´uso illegittimo del potere della lobby. Esso minaccia
la democrazia ben più dei pericoli istericamente evocati, che diffondono paura
e terrore nello stile di Thilo Sarrazin. Esso rende poco credibili i
parlamentari e il governo e contribuisce alla crescita dell´astensionismo fra
gli elettori. Dal momento che non lo si può eliminare, poiché le rappresentanze
degli interessi sono legittime, occorre imporgli dei limiti rigorosi, anche
nella forma di un´area protetta attorno al Parlamento, in modo che l´esercito
dei lobbisti venga tenuto a debita distanza. Non è nemmeno opportuno che i
politici, e tra loro alcuni di primo piano, subito dopo essersi sbarazzati
della loro carica come di una fastidiosa zavorra vadano ad occupare allettanti
posizioni nelle dirigenze aziendali e nei gruppi di interesse. Per questo
ritengo che occorra una moratoria prescritta per legge, di almeno cinque anni,
anche se in genere la gente e in particolare i giornalisti concordano nel
ritenere che la politica sia e rimanga qualcosa che si può comperare.
È il caso di menzionare altri esempi che chiariscono cosa viene trascurato e
quali compiti rimangono, tra gli altri, ai giornalisti: è necessario mettere il
dito nella ferita, finché è aperta. Mi riferisco alle conseguenze del
precipitoso compimento dell´unità tedesca in base ad interessi e criteri
esclusivamente tedesco-occidentali. Oggi l´Est appartiene all´Ovest. Il
declassamento dei cittadini dell´ex DDR e dei loro figli a tedeschi di seconda
classe è diventato un fatto concreto a tal punto che i giovani perlopiù
lasciano i loro paesi, le loro cittadine e le loro città per trasferirsi
all´Ovest. Qualche regione comincia a spopolarsi. E abbastanza spesso a
rimanere sono gli estremisti di destra, che si annidano come orde e danno
inequivocabilmente il tono alle regioni abbandonate. L´opinione pubblica sa ben
poco di tutto ciò e anche quando ne è al corrente non ne conosce le cause.
(...) Lo so, il flusso continuo delle notizie quotidiane, rafforzato
dall´effluvio di Internet, spossa chiunque desideri essere informato.
Nondimeno, nessuno può fare a meno di preoccuparsi per il futuro della
democrazia regalataci dai vincitori e per i diritti e le libertà ancora
tutelati dalla Costituzione.
Non è necessario e non intendo richiamare, a mo´ di esempio e di monito,
Weimar; gli attuali fenomeni di affaticamento e di declino della struttura del
nostro Stato offrono occasioni a sufficienza per dubitare seriamente che la
nostra Costituzione garantisca ancora ciò che promette. La progressiva
divaricazione di una società di classe tra una maggioranza sempre più povera e
un ceto separato di ricchi privilegiati, la montagna di debiti la cui cima è
ormai stata oscurata da una nuvola di zeri, l´incapacità e la palese impotenza
dei parlamentari liberamente eletti di fronte alla forza concentrata delle
associazioni di interesse e, non ultimo, la stretta alla gola delle banche
rendono a mio avviso urgente la necessità di fare qualcosa di indicibile, ossia
porre la questione del sistema.
Niente paura, non sto evocando la rivoluzione. Si tratta piuttosto di porre
questioni stringenti, che investono l´intera società, come del resto stanno già
facendo molti cittadini: un sistema capitalistico legato quasi forzatamente
alla democrazia, nel quale l´economia finanziaria si è ampiamente staccata
dall´economia reale, ma minaccia ripetutamente quest´ultima con crisi
autoprodotte, è ancora credibile? Gli articoli di fede del mercato, del consumo
e del profitto possono continuare ad essere un idoneo surrogato della
religione? (...) Perciò la domanda successiva è questa: la forma di Stato che
abbiamo scelto, cioè la democrazia parlamentare, ha ancora la volontà e la
forza di evitare questo declino che incombe su di essa?
Una cosa mi pare certa: se le democrazie occidentali si dimostrassero incapaci
di contrastare con riforme radicali i pericoli prevedibili e concreti che le
minacciano, non sarebbero in grado di far fronte a tutto ciò che diventerà
ineluttabile nei prossimi anni: crisi che generano altre crisi, la crescita
sfrenata della popolazione mondiale, i flussi di migranti prodotti dalla
mancanza d´acqua, dalla fame e dalla miseria e il mutamento climatico causato
dagli uomini. Tuttavia, un declino degli ordinamenti democratici creerebbe un
vuoto – ce ne sono esempi a sufficienza – del quale potrebbero approfittare
forze la cui descrizione va al di là delle nostre capacità immaginative,
considerando come siamo stati scottati dalle conseguenze ancora percepibili del
fascismo e dello stalinismo. Ho esagerato? Se sì, non abbastanza.
(Traduzione di Carlo Sandrelli)
Parte del testo di una conferenza che Grass ha tenuto a Lubecca .
Repubblica 4.7.11

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